Sezione: News

Il ministro dei trasporti israeliano Israel Katz ha presentato mercoledì un ambizioso piano volto a dare a Giordania, Arabia Saudita e persino all’Iraq un accesso al Mediterraneo attraverso i porti d’Israele di Haifa e Ashdod. Secondo il piano, la linea ferroviaria Haifa-Beit She’an verrebbe estesa a est fino al valico di frontiera con la Giordania e a sud nella zona di Jenin, dove vi si collegherebbero i palestinesi. Una linea ferroviaria verrebbe poi posata in Giordania fino a Irbid per collegarsi con altre linee, esistenti o progettate, verso sud attraverso la Giordania fino all’Arabia Saudita e verso est fino al Golfo Persico. L’idea di trasformare Israele in una sorta di ponte, ha spiegato Katz, nasce dalla sua posizione geografica all’incrocio di tre continenti. Sul piano della sicurezza, il piano offrirebbe una risposta alle ricorrenti minacce iraniane di chiudere ai traffici lo strategico stretto di Hormuz. Già oggi la Turchia sbarca ogni anno nel porto di Haifa 5.000 camion che proseguono via terra verso Giordania, Arabia Saudita e Golfo Persico. Con il nuovo piano, anche la Giordania diventerebbe un hub del trasporto regionale con accesso al Mediterraneo, mentre i palestinesi riceverebbero una spinta economica dal collegamento via Jenin. “Tutto ciò consoliderà il campo pragmatico nella regione”, ha concluso Katz.

Non ci sarà ripresa dei negoziati di pace se prima Israele non bloccherà tutte le attività edilizie in Cisgiordania e Gerusalemme est e non rilascerà altri detenuti palestinesi. Le pre-condizioni sono state ribadite da Nabil Shaath, consigliere del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen per gli affari internazionali, in un’intervista pubblicata mercoledì dal quotidiano panarabo al-Quds al-Arabi. E’ dalla fine dell’ultimo round di negoziati, nel maggio 2014, che la dirigenza palestinese pone pre-condizioni per la ripersa dei colloqui.

Nel quadro dei lavori per creare una barriera sotterranea che impedisca alle organizzazioni terroristiche di scavare tunnel per infiltrare terroristi in Israele, le Forze di Difesa israeliane hanno installato una fabbrica di cemento a pochi metri dal confine con la parte nord della striscia di Gaza. Vedi le foto su YnetNews

L’Autorità Palestinese ha annunciato che taglierà del 30% gli stipendi dei suoi 50.000 dipendenti  che stanno nella striscia di Gaza di fatto senza lavorare da quando Hamas ha preso il controllo del territorio dieci anni fa. Nel 2007 l’Autorità Palestinese aveva ordinato i suoi dipendenti di dimettersi, ma successivamente ha continuato a pagare gli stipendi di ex poliziotti, insegnanti e funzionari pubblici di fatto inattivi, utilizzando gli aiuti internazionali.

Il Ministero degli esteri israeliano ha convocato lunedì il vice capo della missione UE Mark Gallagher per chiedere che l’Unione Europea cessi di fornire alloggi prefabbricati ai villaggi di pastori palestinesi e beduini nell’Area C (sotto giurisdizione israeliana in base agli Accodi di pace del 1995) classificandoli come “ aiuti umanitari” per aggirare l’obbligo di coordinarsi con le autorità israeliane. Il Ministero degli esteri ha detto a Gallagher che Israele è uno stato di diritto e che l’Unione Europea deve rispettarne le leggi. “Gli abbiamo chiesto di smetterla con la loro ossessione per l’Area C – ha detto martedì il portavoce del ministero degli esteri, Emmanuel Nachshon – quando nel mondo ci sono almeno 32 crisi umanitarie vere: basta guardare quello che succede in Siria”. La questione è tornata d’attualità per l’ordine di demolizione di 42 strutture abusive nel villaggio beduino di Khan al-Ahmar, poco a est di Gerusalemme, dove paesi membri dell’UE come Belgio e Italia hanno finanziato fra l’altro un edificio scolastico costruito senza permessi: un caso attualmente all’esame della Corte Suprema.

E’ stato arrestato dai servizi di sicurezza israeliani, al suo ritorno in Cisgiordania, un palestinese accusato d’essersi addestrati in Siria a compiere attentati terroristici in Israele per conto di Hamas. Ne hanno dato notizia mercoledì le autorità di sicurezza spiegando che l’accusato, originario di Qalqilya (Cisgiordania), si era unito al gruppo terroristico nell’agosto 2015 mentre viveva in Giordania, dopo aver vissuto diversi anni nella parte turca di Cipro. Dal gennaio 2016 era stato inviato in un campo d’addestramento paramilitare in Siria.

Secondo un gruppo di monitoraggio siriano, è salito ad almeno 72 il bilancio delle vittime dell’attacco con armi chimiche nella provincia di Idlib (più di 100, secondo il presidente turco Tayyip Erdogan).

Le “agghiaccianti immagini che ci giungono da Idlib devono scuotere ogni essere umano”, ha detto martedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu condannando con forza l’ennesimo utilizzo di armi chimiche nella guerra civile siriana. “Israele condanna fermamente l’uso di armi chimiche in ogni caso, specialmente contro civili innocenti – ha detto Netanyahu – Israele chiede alla comunità internazionale di mantenere la promessa fatta nel 2013 di rimuovere tutte le armi chimiche presenti in Siria. Se non viene fatto, allora impegni e trattati internazionali non hanno alcun valore. La feroce guerra che infuria presso i nostri confini va avanti da sei anni. Le atrocità in quella guerra – ha concluso Netanyahu – sottolineano l’importanza di quello che è il nostro imperativo: essere sempre in grado di difenderci contro ogni nemico e ogni minaccia”. Il ministro Naftali Bennett ha chiesto la convocazione del gabinetto di sicurezza per discutere l’aspetto umanitario, le implicazioni dell’uso di armi chimiche, l’impatto sulla sicurezza della regione e il sistematico sterminio in corso in Siria.

Un nuovo attacco con armi chimiche nella provincia di Idlib (Siria nord-ovest) ha causato la morte di almeno 58 persone (ma potrebbero essere 100), compresa una dozzina di bambini, e ferito altre 200 o 400. Lo hanno denunciato martedì diversi gruppi umanitari e dell’opposizione siriana descrivendo l’attacco, condotto forse con gas nervino, come uno dei peggiori da quando sei anni fa è scoppiata la guerra civile del paese. Secondo fonti citate dalla AFP, sarebbe stato anche bombardato un ospedale a Khan Sheikhoun dove venivano curati i feriti nell’attacco chimico.

Il capitello di una colonna in stile dorico (75 cm circonferenza, 12,5 m di altezza) che verosimilmente faceva parte della sezione orientale del doppio colonnato (dettagliatamente descritto da Giuseppe Flavio e citato nel Nuovo Testamento) che nel I sec. e.v. circondava la spianata del Secondo Tempio Ebraico a Gerusalemme, è stato rinvenuto dagli archeologi del Temple Mount Sifting Project, il programma in corso da più di dieci anni per setacciare le macerie rimosse e gettate in discarica dal Waqf islamico durante lavori di scavo compiuti nel 1999 senza alcuna supervisione archeologica. Vedi la foto su Israel HaYom Lunedì scorso il Temple Mount Sifting Project ha lanciato una campagna per la raccolta dei fondi necessari per portare avanti il lavoro. Vedi sul sito Giveback