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Il Servizio di Intelligence Generale dell’Autorità Palestinese ha arrestato domenica Mohammed Jaber, residente a Hebron, dopo che, lo scorso 3 settembre, ha ospitato il parlamentare israeliano Yehuda Glick a casa sua per celebrare la festività musulmana Eid al-Adha. Nelle immagini postate da Glick su Facebook, Jaber e il parlamentare compaiono seduti attorno a una tavola di dolci e frutta insieme ad altri membri della famiglia di Jaber. “Felice Eid al-Adha al mio amico Muhammed Jaber, a Hebron, voglia il Signore che tutti noi si viva qui in pace” aveva scritto Glick, un personaggio osteggiato dall’Autorità Palestinese che lo accusa d’aver fatto visite “provocatorie” alla spianata sul Monte del Tempio. Glick sostiene che ebrei e musulmani dovrebbero poter accedere e pregare liberamente sul Monte del Tempio (cosa attualmente proibita agli ebrei dalle norme dello status quo). “Conosco Muhammed Jaber da quando sono parlamentare – ha detto Glick – È veramente un uomo di pace e di convivenza. Il suo arresto dimostra che l’Autorità Palestinese non è interessata al dialogo e alla normalizzazione dei rapporti”. A luglio, Jaber aveva detto alla tv Canale 2 che un tempo esortava alla violenza contro gli ebrei, ma oggi vuole convivere in pace con loro. Vedi le foto sul Jerusalem Post

Ha suscitato vivaci polemiche, in Israele, la dichiarazione della ministra della cultura Miri Regev dopo il conferimento del Gran Premio della Giuria del Festival di Venezia al film Foxtrot, del regista Samuel Maoz, una storia sul dolore di genitori in lutto strutturata, secondo l’autore, come una tragedia greca, con qualche colpo di scena e alcuni elementi di satira. “Quando un film israeliano vince un premio internazionale il cuore mi si riempie di orgoglio – ha scritto Regev – ad eccezione di quando l’encomio internazionale è il risultato di una forma di auto-flagellazione che compiace la narrazione anti-israeliana”. Regev ha preso di mira in particolare una scena, verso la fine del film, nella quale dei soldati commettono un crimine di guerra. “Le Forze di Difesa israeliane in cui ho servito per più di 25 anni non hanno scene come questa, che è pura e semplice calunnia” ha dichiarato Regev, pur ammettendo di non aver ancora visto il film. Riferendo della polemica, la tv Canale Due ha affermato domenica che la scena è “surreale e non realistica”, mentre Vanity Fair ha parlato di un film “allegorico il cui contenuto, sebbene molto israeliano, potrebbe riguardare qualsiasi nazione e il suo esercito”. Maoz, carrista nella guerra in Libano del 1982 dove ha sofferto di psicosi traumatica da combattimento, è diventato famoso con il film Libano, uscito nel 2009, respinto nei Festival di Berlino e di Cannes, ma premiato con il Leone d’Oro a Venezia. Interpellato, il presidente d’Israele Reuven Rivlin ha detto che non vede l’ora di guardare il film. “Non so se mi piacerà, ma lo vedrò senz’altro – ha detto – come cerco di vedere ogni film israeliano. In generale, sono un grande fan del cinema israeliano, simbolo della libertà di espressione e della forza della democrazia di questo paese”.

Secondo una notizia ripresa da mass-media arabi e israeliani, il principe della corona saudita Mohammed bin Salman avrebbe fatto una visita segreta in Israele benché l’Arabia Saudita non intrattenga rapporti diplomatici con lo stato ebraico. Voci circa una visita importante, non confermate da Israele, hanno iniziato a circolare quando il corrispondente di Radio Israel per gli affari arabi, Simon Aran, ha scritto su Twitter che un’alta personalità araba della regione del Golfo era stata in visita a Tel Aviv la scorsa settimana. La trasmissione in arabo di Radio Israel ha parlato di un “principe saudita”, aggiungendo che primo ministro e ministero degli esteri israeliani si erano rifiutati di commentare la notizia. Una testata araba ha poi fatto il nome di Mohammed bin Salman. I mass-media del Qatar e altri affini, come il quotidiano Al-Araby Al-Jadeed edito a Londra, hanno rilanciato il nome, attaccando la famiglia reale saudita, impegnata in controversi interventi militari nello Yemen, in Siria e in altre località. Anche il giornale libanese Al-Akhbar, pro Siria e Hezbollah, e il quotidiano edito a Londra Al-Quds Al-Arabi hanno rilanciato il reportage di Radio Israel. Poco dopo, il sito web saudita Elaph ha scritto che la personalità araba recatasi in segreto a Tel Aviv non era un principe saudita, bensì un funzionario del Qatar. Questa versione, che le fonti ufficiali israeliane hanno ugualmente rifiutato di commentare, è stata ripresa da altre testate in Egitto, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.

Terroristi affiliati all’ISIS hanno teso un’imboscata a un convoglio della polizia egiziana, nella penisola del Sinai, causando 18 morti e 7 feriti in uno degli attacchi più sanguinosi nella regione confinante con Israele e striscia di Gaza.

Israele sostiene l’indipendenza curda “almeno nella sua parte irachena”. Lo ha confermato la ministra israeliana della giustizia, Ayelet Shaked, intervenendo lunedì alla Conferenza internazionale anti-terrorismo di Herzliya. Il governo regionale del Kurdistan, l’amministrazione semi-autonoma della regione curda nel nord dell’Iraq, intende organizzare un referendum per l’indipendenza il prossimo 25 settembre. “E’ nell’interesse di Israele e dei paesi occidentali la creazione dello stato del Kurdistan – ha detto Shaked – Penso che sia giunto il momento per gli Stati Uniti di sostenere il processo”. Washington, insieme a Russia Turchia Iran Iraq e Siria, è contraria al referendum per paura di destabilizzare la regione. Già tre anni fa, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva annunciato pubblicamente il suo sostegno a un Kurdistan indipendente nel nord dell’Iraq in un discorso presso l’Institute for National Security Studies dell’Università di Tel Aviv. I curdi, che vivono fra Siria Iraq Turchia Iran e Giordania, sono una delle più grandi minoranze etnico-linguistiche prive di indipendenza.

“Su richiesta del presidente del Togo Faure Essozimna Gnassingbe, e dopo consultazioni con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, si è deciso di rinviare la convocazione del vertice Israele-Africa, originariamente previsto per la fine di ottobre a Lomé”. Lo ha comunicato lunedì il Ministero degli esteri israeliano dicendo che il vertice, a cui dovevano partecipare 54 paesi, è rinviato a una data che verrà decisa congiuntamente dai due paesi. La decisione, a quanto è dato sapere, deriva dalle forti pressioni arabe e palestinesi esercitate sui paesi africani che intendevano partecipare al vertice. “Israele resta pienamente impegnato a continuare gli sforzi per la cooperazione con il continente africano”, ha affermato il Ministero degli esteri. Nel 2016 Netanyahu ha visitato Rawanda, Kenya, Uganda ed Etiopia. Nel giugno di quest’anno è stato ospite d’onore al vertice ECOWAS (Economic Community of West African States) in Liberia. “Israele – continua il comunicato di Gerusalemme – ritiene che i paesi africani e Israele possano trarre vantaggio dalla continuazione della cooperazione pratica tra le parti in settori importanti come acqua, agricoltura, salute e tecnologia”.

Il regista franco-libanese Ziad Doueiri è stato fermato e interrogato da una corte militare, al suo arrivo all’aeroporto di Beirut, per rispondere di accuse relative a un suo film del 2012 in parte girato in Israele. Doueiri, 54 anni, è accusato di “rapporti col nemico”. Alcune parti del suo film The Attack vennero girate in Israele, dove egli rimase per 11 mesi. In base alla legge libanese, per il fatto di essere stato in Israele e aver lavorato con attori israeliani Doueiri deve rispondere di “collaborazione con istituzioni o azioni israeliane, dentro o fuori Israele”. Nato nel 1963, Doueiri è conosciuto in particolare per il suo film West Beirut. Ha lasciato il Libano durante la guerra civile e ha studiato negli Usa. Adesso lavora principalmente in Europa.

Squadre di soccorso israeliane sono partite sabato sera alla volta di Miami, in Florida, per aiutare le popolazioni colpite all’uragano Irma.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che è anche ministro degli esteri, è partito domenica sera per una visita di quattro giorni in Argentina, Colombia e Messico, dove arriverà mercoledì. E’ la prima volta che un primo ministro israeliano in carica si reca in America Latina. Successivamente Netanyahu andrà a New York per intervenire all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Decine di civili siriani, vittime della guerra civile nel loro paese, hanno scritto lettere di riconoscenza a Israele per essere stati assistiti e curati, in particolare nell’ospedale da campo appositamente allestito dalle Forze di Difesa israeliane al confine settentrionale. “Pensavamo che Israele fosse il nostro nemico, ma ci siamo resi conto che è buono con noi – ha scritto per esempio una 27enne che ha portato al confine con Israele il figlio ferito nei combattimenti – Voglio ringraziare gli ospedali in Israele e l’esercito israeliano per tutto il suo aiuto ai bambini siriani”. “Dopo aver pensato per anni che Israele era il nemico di cui bisognava sbarazzarsi e che dovevano riconquistare il Golan – ha scritto un 30enne spostato con figli – Sono grato per le vostre cure, e soprattutto ringrazio l’esercito israeliano per la sua umanità”. Ne ha riferito domenica YnetNews