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Il vice capo del Consiglio Supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Abu al-Fadl Hassan al-Baiji, citato dalla tv satellitare Al-Manar di Hezbollah, ha sostenuto giovedì che “Teheran non ha nulla a che fare con i missili lanciati mercoledì sera dalla Siria contro Israele” (che hanno innescato la reazione israeliana contro basi militari in Siria).

Le scuole israeliane sulle alture del Golan sono state aperte normalmente, giovedì mattina, e non sono state disposte restrizioni agli agricoltori nel nord di Israele, nonostante l’attacco missilistico dalla Siria di mercoledì sera e la reazione dell’aviazione israeliana nella notte. Nella notte i residenti del Golan israeliano hanno trascorso diverse ore nei rifugi. Il cessato allarme è stato dato alle 2.00 del mattino, ma agli abitanti è stato detto di rimanere nei pressi delle alle aree fortificate fino a nuovo avviso. Svariate città del nord di Israele, come Kiryat Shmona e Tiberiade, hanno deciso di riaprire i rifugi, anche se l’esercito non ha chiesto loro di farlo.

Il lancio di razzi iraniani dalla Siria verso Israele mercoledì notte e il contrattacco israeliano costituiscono il più grande scontro diretto tra eserciti iraniano e israeliano, e potrebbe essere il più grande scontro che abbia coinvolto Israele in Siria dopo la guerra del Kippur dell’ottobre 1973.

Le Forze di Difesa israeliane hanno detto giovedì mattina che hanno fatto arretrare di “molti mesi” le capacità militari iraniane in Siria, con i raid nella notte su “decine” di obiettivi affiliati alla Forza al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie in risposta al tentativo di queste di effettuare mercoledì sera un attacco missilistico su vasta scala contro il territorio israeliano. I jet d’Israele hanno compiuto decine di incursioni contro i centri di intelligence delle Forza al-Quds, depositi di armi e munizioni, posti di osservazione, centri logistici e rampe di lancio. “E’ stata la più grande operazione di questo genere contro obiettivi iraniani”, ha detto il portavoce delle Forze di Difesa israeliane Jonathan Conricus, confermando che l’azione è stata coordinata in anticipo con le forze russe presenti in Siria. “Tutti gli obiettivi che abbiamo preso di mira sono stati praticamente distrutti causando danni significativi agli iraniani” ha aggiunto Conricus, ribadendo che Israele non cerca lo scontro ma risponderà con determinazione a qualsiasi tentativo di sfidare la sua sovranità.

Il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, Jonathan Conricus, ha detto che nessuno dei circa 20 razzi Grad e Fajr-5 lanciati mercoledì sera dalla Siria si è abbattuto in territorio israeliano: quattro razzi sono stati intercettati dal sistema di difesa anti-missilistica “Cupola di ferro”, gli altri sono ricaduti all’interno della Siria.

Le Forze di Difesa israeliane hanno dichiarato che la raffica di missili lanciata mercoledì sera dalla Siria verso Israele è stata effettuata dalla Forza al-Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Questa sembra essere la prima volta che Israele attribuisce un attacco direttamente all’Iran, un paese che generalmente opera indirettamente attraverso succedanei.

“La politica che adottiamo è molto semplice: se qualcuno sta per lanciare missili contro di noi, noi cerchiamo di colpirli”. Lo ha detto mercoledì, in un’intervista alla tv Hadashot, il ministro della difesa israeliano Avigdor Liberman. “Stiamo facendo di tutto per prevenire l’escalation – ha aggiunto Liberman – ma siamo pronti per qualsiasi sviluppo. Questo messaggio raggiungerà chi lo deve sentire: non provatevi a lanciare missili contro Israele”.

Aquiloni con appesi contenitori di combustibile in fiamme, lanciati da palestinesi della striscia di Gaza al di là del confine verso il territorio israeliano, hanno appiccato un incendio mercoledì nei campi presso il kibbutz Kissufim.

“È incredibile che, a 73 anni dalla Shoà, ci sia un paese del Medio Oriente, l’Iran, che vuole l’annichilimento di altri sei milioni di ebrei”. Lo ha detto mercoledì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, parlando con il presidente russo Vladimir Putin dopo aver presenziato alla parata commemorativa dell’anniversario della vittoria sulla Germania nazista nella seconda guerra mondiale. “La differenza – ha continuato Netanyahu, rivolgendosi a Putin – è che oggi abbiamo uno stato. Apprezzo molto l’opportunità di parlare con lei dei problemi della regione e dei tentativi, come lei dice, di risolvere i problemi e contrastare le minacce in modo intelligente e responsabile. Noi in Israele non dimentichiamo nemmeno per un momento il grande sacrificio fatto dal popolo russo e i sacrifici fatti dall’Armata Rossa per sconfiggere la mostruosità nazista. E non dimentichiamo mai la grande lezione sulla necessità di opporsi in tempo a un’ideologia omicida”. Dopo la cerimonia, Netanyahu ha detto ai giornalisti: “Ho detto al presidente Putin che è nostro diritto e dovere prendere tutte le misure necessarie per salvaguardare la nostra sicurezza”. Netanyahu ha aggiunto che Israele si riserverà sempre il diritto di intraprendere le azioni necessarie per difendersi, pur sottolineando che colloqui onesti e diretti sono il modo migliore per garantire la sicurezza.

Il governo israeliano stanzierà 60 milioni di shekel (16,5 milioni di dollari) per scavi archeologici adiacenti alla Città di David, a Gerusalemme. Lo ha annunciato martedì la ministra della cultura Miri Regev. Gli scavi saranno condotti dalla ong Ir David Foundation, sotto l’egida della Israel Antiquities Authority. Regev ha sottolineato che raramente il governo stanzia fondi di questa consistenza per attività archeologiche. L’area da esplorare si trova fuori dalle mura della Città Vecchia, tra la Città di David e il Monte Sion. Secondo la proposta, i fondi serviranno per scavare le fortificazioni alla Fonte di Gihon, la Via delle Scale e per collegare i tunnel utilizzati per rendere possibile la visita a una grande struttura in pietra nota come “Palazzo dei Re di Giudea”, nonché un canale di drenaggio risalente all’era del Secondo Tempio. Il piano comprende anche il completamento dello scavo dei tunnel del Muro Occidentale sotto il cosiddetto Arco di Robinson, allo scopo di rendere il sito sicuro e accessibile.