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L’Arabia Saudita ha bloccato l’accesso a un popolare sito arabo-israeliano che ha pubblicato articoli su presunte intenzioni saudite di normalizzare i rapporti con Israele. Il sito Arab48, molto favorevole al partito anti-sionista Balad e aspramente critico verso tutte le politiche israeliane, è stato bloccato in Arabia Saudita a partire dal 6 luglio, secondo il suo caporedattore Rami Mansour, cioè quattro giorni dopo aver pubblicato un articolo intitolato “Israele scommette sull’Arabia Saudita per normalizzare i rapporti con il mondo arabo”. “I sauditi semplicemente isolano i loro cittadini dal mondo esterno” ha commentando Mansour, aggiungendo che questa è la prima volta che qualcuno blocca il sito da quando è stato istituito nel 1999. Il blocco di siti web è frequente in Arabia Saudita, secondo Freedom House, la ong americana che classifica il Regno come “non libero” per libertà di stampa e su internet. L’articolo che avrebbe scatenato il blocco saudita è stato pubblicato il 2 luglio e riprendeva un recente articolo di Smadar Perry su Yediot Ahronoth che partiva dalla notizia che l’ex generale saudita Anwar Eshki un anno fa ha guidato una delegazione di accademici e uomini d’affari in una visita senza precedenti in Israele.

Tre cannoni di bronzo rinvenuti negli anni scorsi di fronte alla costa di Megadim, nel nord dell’Israele, sono stati sottoposti per la prima volta a un’analisi chimica che getta nuova luce sull’innovativa industria veneziana delle armi di cinquecento anni fa. Come riportato nel numero di agosto del Journal of Archaeological Science, i tre cannoni facevano probabilmente parte della dotazione di una nave mercantile affondata poco al largo di Haifa fra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, in un’epoca in cui per i commercianti cristiani europei era sempre incombente la minaccia dei pirati barbareschi (ma anche del famoso corsaro Sinan l’Ebreo) e dell’ostilità dell’impero ottomano. Sin dal 1470 la marina veneziana aveva iniziato a impiegare cannoni a bordo delle navi e i mercanti contribuivano finanziariamente ad una corsa agli armamenti che alimentò continue innovazioni, specialmente negli avanzatissimi cantieri dell’Arsenale di Venezia. I tre cannoni veneziani trovati a Megadim appartenevano probabilmente a una nave privata, secondo il team di ricerca multidisciplinare guidato da Dana Ashkenazi, della Scuola di Ingegneria Meccanica dell’Università di Tel Aviv. L’analisi chimica dei materiali, che rafforza l’idea che la nave abbia avuto origine in un paese dell’Europa meridionale in contatto con Venezia, Napoli e Ragusa (Dubrovnik), servirà da base per indagini future su cannoni simili. Vedi le immagini su Times of Israel

Un terrorista si è scagliato con il suo veicolo, lunedì, contro soldati israeliani in servizio a un incrocio fra Tekoa e Ma’ale Amos, nella regione di Gush Etzion (a sud-ovest di Gerusalemme) ferendo uno dei militari. Poi uscito dall’auto e ha cercato di accoltellare i presenti prima di essere mortalmente ferito dalla reazione dei soldati.

Le autorità israeliane hanno arrestato, lunedì, due tombaroli palestinesi tra Betlemme e Tekoa, in Cisgiordania, mentre cercavano di trafugare su un camion importanti reperti archeologici di epoca bizantina.

Con una cerimonia definita “storica”, lunedì nei pressi di Jenin, la Israel Electric Corporation ha consegnato all’Autorità Palestinese la prima di quattro stazioni elettriche in Cisgiordania e ha firmato con la controparte palestinese un nuovo accordo che fissa i parametri per la fornitura di energia elettrica da Israele all’Autorità Palestinese allo scopo di mettere fine a un contenzioso che dura da anni e che vedeva la parte palestinese fortemente in debito per forniture non pagate. La cerimonia si è tenuta alla presenza del primo ministro palestinese Rami Hamdallah e del ministro israeliano per infrastrutture, energia e acqua Yuval Steinitz. La stazione fornirà elettricità supplementare alla zona di Jenin e sarà gestita direttamente da squadre della Palestinian Electric Company addestrate da personale israeliano. Questo progetto, ha detto Steinitz, dimostra che “se ci parliamo e lavoriamo insieme, possiamo fare grandi progressi concreti”. Steinitz ha anche detto che l’accordo farà da “modello” per la collaborazione israelo-palestinese su approvvigionamento idrico e trattamento delle acque reflue. Altre tre stazioni elettriche sono previste nella regione di Hebron (a sud), nella regione di Ramallah (al centro) e in quella di Nablus (a nord) e costituiscono solo la prima fase di un piano volto a rendere i palestinesi energeticamente più indipendenti. La stazione presso Jenin, costruita in tre anni, è stata parzialmente sovvenzionata da Italia, Norvegia, Unione Europea, USAID e Banca europea per gli investimenti. Vedi le foto su YnetNews

Il Maccabi Tel Aviv, la più famosa squadra di basket d’Israele, ha firmato domenica un contratto di due anni, più un’opzione per un’ulteriore stagione, con il giocatore arabo israeliano Karam Mashour, nativo di Nazareth (26 anni, 1.98 di altezza).

Reut Retig Weiss è diventata, domenica, la prima comandante donna dell’unità droni del Corpo Artiglieri delle Forze di Difesa israeliane. “Sette anni fa – ha detto Retig Weiss a YnetNews – ero presente alla cerimonia di fondazione dell’unità e mai avrei pensato che un giorno ne sarei diventata la comandante”. L’unità gestisce il modello più piccolo di UAV tattico israeliano, destinato ad assistere una varietà di comandanti, da quelli in servizio sul campo fino ai massimi comandi delle forze israeliane.

L’Autorità Palestinese ha tagliato lo stipendio a 37 “parlamentari” di Hamas, nel quadro delle misure volte a ottenere che l’organizzazione islamista ceda il controllo sulla striscia di Gaza che detiene dal sanguinoso golpe di dieci anni fa. Il ministro delle finanze dell’Autorità Palestinese ha informato i membri del Consiglio Legislativo palestinese affiliati al blocco di Hamas “Cambiamento e Riforma” che vivono in Cisgiordania che non avrebbero più ricevuto lo stipendio, stando a quanto riferito dal vice presidente al parlamento palestinese, Ahmed Bahar, al sito di notizie Safa.

Oltre all’Autorità Palestinese, anche il gruppo terroristico palestinese Hamas ha acclamato la risoluzione Unesco su Hebron definita dal portavoce di Hamas, Hazim Qassim, “un’affermazione dei nostri pieni diritti su Hebron e su tutta la terra palestinese”.

Secondo quanto riferito domenica dalla rivista francese Intelligence Online, che cita un sito dell’opposizione siriana e l’agenzia di stampa iraniana Fars, la fabbrica di armi che l’Iran sta costruendo per Hezbollah in Libano sarebbe costituita da due impianti a 50 metri sotto terra, difesi da più strati di fortificazioni anti-raid aerei. Un impianto sarà nella zona di Hermel, nella parte orientale della valle di Beqaa, e sarebbe destinato alla fabbricazione di missili terra-terra Fateh-110 con una gittata fino a 300 km e testate fino a 400 kg. Il secondo impianto sarà situato sulla costa libanese, tra le città di Tiro e Sidone, e produrrà diverse parti del missile che verranno successivamente assemblate in varie fabbriche. Lo scorso marzo un esponente della Guardia Rivoluzionaria iraniana, che finanzia la fabbrica di armi, aveva dichiarato che i lavori di costruzione erano già iniziati.