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Le Forze di Difesa israeliane hanno smentito, giovedì, che i soldati e i veicoli mostrati in un video diffuso da Hezbollah su YouTube siano entrati in territorio libanese, nei pressi della cittadina di Meiss el Jabal, come sostenuto dal gruppo islamista sciita filo-iraniano. Secondo Israele, le truppe sono sempre rimaste a sud della cosiddetta Linea Blu tra i due paesi, e avevano informato per tempo i caschi blu dell’Unifil delle previste manovre (va sottolineato che la pista di pattugliamento lungo il confine corre all’interno del territorio israeliano e non sulla linea di confine). Il confine con il Libano richiede una presenza militare in continua allerta, hanno sottolineato le fonti militari. All’inizio del mese, l’Istituto israeliano per gli studi sulla sicurezza nazionale ha pubblicato il suo rapporto annuale in cui afferma che il significativo rafforzamento di Hezbollah fa del gruppo islamista una delle maggiori minacce per Israele. Parlando alla conferenza diplomatica del Jerusalem Post a fine novembre, il generale Ram Yavne, capo della divisione strategica delle Forze di Difesa israeliane, ha detto che praticamente ogni villaggio sciita nel sud del Libano viene usato da Hezbollah per stoccare armi e munizioni nelle case civili. Vedi il video su Jerusalem Post

Ali Akbar Velayati, alto consigliere della Guida Suprema islamica ayatollah Ali Khamenei, ha detto giovedì detto che l’Iran non si piegherà alle “minacce” degli Stati Uniti, dopo il test di un missile balistico effettuato di recente (in violazione della risoluzione Onu entrata in vigore nel luglio 2015 a seguito dell’accordo sul nucleare di Teheran). “Questa non è la prima volta che una persona inesperta (il presidente Usa Donald Trump) minaccia l’Iran – ha detto Velayati, citato dall’agenzia di stampa iraniana Fars – Il governo americano capirà che minacciare l’Iran è inutile. L’Iran non deve chiedere permessi a nessuno”.

Le forze di sicurezza israeliane hanno arrestato, mercoledì notte in Cisgiordania e nella valle del Giordano, una ventina di ricercati per coinvolgimento in attività terroristiche, di cui almeno tre direttamente collegati a Hamas.

Nel mese di dicembre 2016 il tasso di disoccupazione in Israele è sceso al 4,3%, contro il 4,5% del mese precedente, secondo i dati diffusi dall’Ufficio Centrale di Statistica israeliano. Su base annua, il tasso di disoccupazione è sceso dal 5,3% del 2015 al 4,8% del 2016.

I residenti sgomberati dall’avamposto di Amona hanno detto che accetteranno di stabilirsi in un altro sito, visto che l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha bloccato il sito alternativo inizialmente previsto nell’accordo col governo, raggiunto il mese scorso, che prevedeva lo spostamento delle famiglie in un appezzamento su una collina vicina (anch’essa disabitata). La Corte ha accolto la petizione di alcuni palestinesi del villaggio di Silwad che hanno rivendicato diritti di proprietà su una parte del secondo appezzamento. “In assenza di ogni altra opzione, accetteremo l’offerta di stabilirci da un’altra parte”, ha detto mercoledì Ofer Inbar, portavoce degli abitanti di Amona, citato da Times of Israel. In serata il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato d’aver disposto l’istituzione di un gruppo di lavoro col compito di studiare la creazione di un nuovo insediamento per i residenti sgomberati dall’avamposto di Amona. Si tratterebbe del primo insediamento creato da circa 25 anni. Infatti, dopo la firma degli Accordi di Oslo (1993), Israele ha solo ampliato insediamenti già esistenti, impegnandosi a sgomberare (anche ripetutamente) i nuovi avamposti illegalmente costituiti da gruppi di attivisti.

In esecuzione della sentenza dell’Alta Corte di Giustizia, con un ampio schieramento di forze la polizia israeliana ha iniziato mercoledì l’operazione di sgombero delle 40 famiglie dell’avamposto di Amona, in Cisgiordania, risultato costruito su terreni di proprietà privata palestinese. Scontri e tafferugli si sono verificati per tutta la giornata tra le forze dell’ordine e alcune centinaia di attivisti giunti da altre località con l’intento di ostacolare l’operazione, alcuni con forme di resistenza passiva, altri scagliando sassi e incendiando copertoni. Una ventina gli agenti rimasti feriti o contusi, 15 gli attivisti arrestati mentre molti altri sono stati semplicemente allontanati dal sito. Vedi le immagini su Jerusalem Post e su YnetNews

Un alto ufficiale delle Forze di Difesa israeliane ha detto mercoledì alla tv Canale Due che Hamas ha pienamente ripristinato la dotazione di armi che aveva perso nella guerra di Gaza dell’estate 2014.

Su forte sollecitazione di parlamentari sia dell’estrema destra che della Lista Araba Comune, la Commissione etica della Knesset ha deciso martedì di consentire nuovamente ai parlamentari israeliani di accedere alla spianata sul Monte del Tempio, a Gerusalemme, ponendo tuttavia alcune restrizioni tra cui il divieto di copertura televisiva e l’obbligo di coordinare in anticipo le visite con la polizia, per evitare il ripetersi di provocazioni che potrebbero portare a una ripresa dei disordini di due anni fa, che il bando alle visite dei parlamentari ha contributo a calmare.

Parlando mercoledì a una conferenza ad Abu Dhabi, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha detto che l’invito al primo ministro israeliani Benjamin Netanyahu e al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) per un incontro a Mosca resta valido, e che la Russia è grata che le due parti lo abbiano accettato “in linea di principio”. Lavrov non ha tuttavia indicato nessuna possibile data per l’incontro, annunciato sin allo scorso settembre. Da tempo Abu Mazen si rifiuta di incontrare Netanyahu senza porre precondizioni.

Il sottosegretario agli esteri turco Umit Yalcin e il suo omologo israeliano Yuval Rotem si sono incontrati mercoledì ad Ankara nel primo incontro a questo livello in quasi sette anni fra le diplomazie dei due paesi.