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E’ salito a 14 il bilancio dei morti per l’attentato di lunedì nella metropolitana di San Pietroburgo.

Colpi di arma da fuoco sono stati esplosi lunedì sera contro la recinzione attorno alla comunità ebraica di Shvei Shomron, in Cisgiordania. Si registrano danni, ma nessuna vittima. Le Forze di Difesa israeliane hanno avviato la ricerca dei responsabili.

Israele, Italia, Grecia e Cipro si sono impegnati a portare avanti congiuntamente, con il sostegno dell’Unione Europea, un progetto per la realizzazione del gasdotto sottomarino più lungo e profondo del mondo che andrà dal Mediterraneo orientale all’Europa meridionale. L’opera da 2.200 km e da 6-7 miliardi di euro porterà verso l’Europa il gas naturale recentemente scoperto nei giacimenti off-shore ciprioti e israeliani, contribuendo a ridurre la dipendenza del continente dall’energia russa. In una conferenza stampa congiunta, lunedì a Tel Aviv, i ministri dell’energia dei quattro paesi (tra cui l’israeliano Yuval Steinitz e l’italiano Carlo Calenda), insieme al Commissario UE per energia e clima Miguel Arias Canete, hanno garantito il loro impegno per la realizzazione del progetto spiegando che, benché gli studi di fattibilità siano stati completati, i lavori potranno cominciare solo fra alcuni anni, con l’obiettivo di portarli a termine entro il 2025. Calenda ha detto che il piano verrà presentato a maggio al vertice G7 in Sicilia come un chiaro esempio di come si può diversificare l’offerta energetica in Europa e in Italia. Steinitz ha parlato di un partenariato euro-mediterraneo che sarà “magnifico e molto vantaggioso”. Vedi il video su Jerusalem Post

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha invia lunedì le condoglianze di Israele alle vittime dell’attentato nella metropolitana San Pietroburgo (11 morti, una cinquantina di feriti). “I cittadini d’Israele sono a fianco del popolo russo in questo giorno difficile”, ha aggiunto Netanyahu.

La Commissione economica e sociale delle Nazioni Unite per l’Asia occidentale (ESCWA) intenderebbe pubblicare un rapporto che paragona “l’occupazione israeliana” alla schiavitù dei neri in America. Due settimane fa lo stesso Comitato, che è dominato dai paesi arabi, aveva pubblicato un rapporto in cui accusava Israele di imporre un regime di “apartheid” contro il popolo palestinese, sconfessato dallo stesso Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres tanto da portare alle dimissioni dell’autrice, la sottosegretaria generale dell’Onu Rima Khalaf.

L’ex ministro israeliano Gideon Sa’ar, considerato uno dei potenziali contendenti della leadership di Benjamin Netanyahu all’interno del Likud, ha annunciato lunedì il suo ritorno alla politica dopo che nell’ottobre 2014 si era dimesso dalla Knesset dicendo di voler dedicare più tempo alla famiglia.

I servizi di sicurezza israeliani hanno rivelato che si trattava di un atto di matrice terroristica l’accoltellamento avvenuto una settimana fa, nella città di Lod (Israele centrale), ad opera di un 19enne palestinese che ha ferito un’israeliana aggredendola in un parcheggio. L’aggressore si è dato alla fuga, ma è stato arrestato il giorno successivo presso la sua città di Halhul (in Cisgiordania) e ha affermato che, “stanco di vivere”, aveva deciso di morire da “martire” facendosi uccidere dalla polizia israeliana.

Le autorità di frontiera israeliane hanno bloccato un tentativo di contrabbandare nella striscia di Gaza mute da sub destinate ai commando di Hamas. Ne ha dato notizia il Ministero della difesa dicendo che 30 mute di tipo professionale erano state nascoste all’interno di un carico di abbigliamento sportivo senza essere state debitamente dichiarate.

Una bozza di documento pubblicata domenica dal sito di notizie libanese Al Mayadeen ha rivelato l’intenzione di Hamas di modificare la sua Carta di fondazione del 1988 con l’affermazione che riconoscere uno stato palestinese sui “confini del ‘67” non significherebbe riconoscere Israele. Nel documento, che dovrebbe essere ufficialmente reso pubblico nei prossimi giorni dal capo del politburo di Hamas, Khaled Mashaal, si legge che “è possibile concordare uno stato entro i confini del 1967 senza che ciò implichi necessariamente il riconoscimento di Israele né abbandonare la Palestina storica. La liberazione della Palestina storica – prosegue il testo – è il dovere del popolo palestinese, la resistenza all’occupazione è un diritto legittimo e la lotta armata è una scelta strategica”. “Hamas – chiarisce il documento – non rinuncerà a qualsiasi parte della terra di Palestina indipendentemente da motivi, circostanze o pressioni e da quanto tempo duri l’occupazione. Hamas rifiuta qualsiasi alternativa alla liberazione completa della Palestina dal fiume al mare”. Per la prima volta nella storia di Hamas, il documento tenta di fare una distinzione tra Israele e sionismo, da una parte, e popolo ebraico dall’altra, affermando di non essere “in conflitto con gli ebrei per la loro religione”. Nel documento, Hamas riconosce l’Olp (di cui non è membro) come struttura nazionale palestinese, ma rinnova i suoi attacchi all’Autorità Palestinese.

Un palestinese si è avvicinato, domenica, a una postazione delle Forze di Difesa israeliane presso Zufim brandendo un cacciavite, ma si è arreso senza opporre resistenza quando i militari hanno intimato l’alt puntando le armi.