Sono gli insediamenti il vero problema?

L’esperienza dice che lo sgombero non ha portato finora alcun miglioramento

di Hanoch Daum

image_2501Com’è come non è, gli insediamenti sono tonati ad essere la questione più scottante e problematica in Medio Oriente. L’incontro Netanyahu-Obama ha risollevato la questione: come se quaggiù questo fosse l’unico vero problema; come se tutti i problemi scaturissero da quello degli insediamenti; come se tutto ciò che occorre fosse rimuovere Migron e Kalgaron per veder trionfare la calma: se solo sgomberassimo qualche altro insediamento unilateralmente, ecco che tutto il Medio Oriente cambierebbe per il meglio.
E che dire, dunque, se invece la storia dimostra il contrario? Che dire se il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza ha portato a maggiori spargimenti di sangue, permettendo ormai a Hamas di tenere a suo piacimento decine migliaia di israeliani sotto la minaccia dei razzi Qassam?
Personalmente non faccio parte del campo che sostiene l’integralità della “Grande Israele”. Presumo, con qualche dispiacere, che prima o poi dovremo rinunciare a quella visione, confidando che i blocchi di insediamenti che resteranno sotto Israele possano comprendere il maggior numero possibile di ebrei. Ma tutto indica che il giorno in cui arriveremo a un accordo con qualcuno dall’altra parte è così lontano che non è affatto chiaro perché questo argomento sia diventato ora così urgente.
Dopo tutto si è già visto che, anche quando Israele sgombera degli insediamenti, non succede nulla di buono; e si è già visto che, quando un primo ministro israeliano offre ai palestinesi un ritiro dal 98% dei territori compresa Gerusalemme est, dall’altra parte non c’è nessuno disposto a firmare un tale accordo. E a tutti noi è ormai ben chiaro che, quand’anche qualcuno di là decidesse di firmare, Hamas non si sentirebbe in alcun modo vincolata da un tale accordo e continuerebbe a combatterci, per di più da posizioni più convenienti.
Da tempo desidero costruire una casa nella mia comunità, che si trova a Gush Etzion. Non è un insediamento isolato o una comunità controversa. Anche secondo i principali esponenti della sinistra, quello in cui vivo è un blocco di insediamenti destinato in futuro ad essere annesso a Gerusalemme. Persino nel quadro del cosiddetto Accordo di Ginevra, l’unico firmato da Yossi Beilin, la mia comunità è destinata a restare sul versante israeliano. Eppure, nonostante tutto questo, non c’è quasi attività edilizia nella mia comunità. C’è un sacco di spazio di proprietà israeliana, ma non ci sono i permessi di costruire. Ogni appartamento che diventa disponibile, qui, calamita decine di potenziali compratori: i prezzi salgono e le case nuove stanno diventando qualcosa che solo le persone con parecchio denaro possono permettersi.
È importante sottolineare che molte persone desiderano acquistare casa a Gush Etzion per ragioni che non hanno nulla a che fare con motivazioni ideologiche. Per una famiglia religiosa, c’è qui uno stile di vite assai consono: una comunità religiosa con sinagoghe ed istruzione religiosa, compagnia appropriata, grande vicinanza a Gerusalemme. Non che ci sai nulla di male ad avere motivi ideologici: semplicemente non è questa la ragione per cui così tanti desiderano costruirsi casa qui.
Si tratta della cosa più lontana possibile dal costruire un nuovo insediamento. Stiamo parlando di figli che si sposano e vogliono vivere vicino ai loro genitori. Non manca lo spazio per nuove case. L’unica cosa che manca è la firma del ministero della difesa.

(Da: YnetNews, 23.05.09)

Nella foto in alto: una postazione difensiva a Gush Etzion nel 1948, l’anno in cui la comunità, dopo un assedio di cinque mesi, venne conquistata e massacrata da forze arabe. Rimasta sotto controllo della Giordania fino al 1967, successivamente la località venne di nuovo abitata da ebrei

Vedi anche:

Insediamenti

http://www.israele.net/sezione,,896.htm