Stati arabi preoccupati quanto Israele per un cattivo accordo sul nucleare iraniano

Netanyahu “stupefatto” che le trattative proseguano anche dopo le accuse all'Iran ribadite nell’ultimo rapporto AIEA

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Il presidente Usa Barack Obama e il nuovo re saudita Salman, a Riyad, lo scorso 27 gennaio

Come Israele, anche i paesi arabi esprimono preoccupazione per i dettagli dell’accordo che potrebbe essere accettato dalle potenze mondiali guidate dagli Stati Uniti, circa il controverso programma nucleare iraniano, anche se lo fanno quasi soltanto nei loro colloqui privati con i rappresentanti degli Stati Uniti. Lo ha scritto sabato il Wall Street Journal.

Sebbene gli esponenti arabi stiano bene attenti a non schierarsi a fianco di Israele nelle loro dichiarazioni pubbliche, la loro preoccupazione rispetto all’eventualità di un Iran dotato di armi nucleari sono in effetti del tutto simili a quelle che Gerusalemme espone da tempo pubblicamente, e il loro atteggiamento verso l’attuale stato dei negoziati sul nucleare fra Teheran e potenze occidentali è altrettanto pessimista, stando al reportage del Wall Street Journal.

I leader di stati sunniti come l’Egitto, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita temono che un cattivo accordo con Teheran permetta all’Iran, con la rimozione delle sanzioni, di diventare uno stato “sulla soglia dell’atomica”. Temono, inoltre, che ciò possa scatenare una corsa agli armamenti nucleari in tutta la regione. “In questa fase – ha ammesso il rappresentate di uno stato arabo citato dal Wall Street Journal – preferiremmo il crollo del processo diplomatico anziché un accordo negativo”.

Rappresentanti arabi hanno anche riferito d’aver intrattenuto colloqui con gli Stati Uniti sull’eventualità che Washington possa mettere i loro paesi sotto il suo “ombrello nucleare”: vale a dire sotto la garanzia di ricorrere alle armi, anche nucleari, per proteggere uno stato alleato in determinate circostanze.

(Da: Times of Israel, 21.2.15)

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha criticato domenica la comunità internazionale che prosegue i colloqui con l’Iran senza farsi turbare dal sostegno che quel regime garantisce al terrorismo globale. Introducendo la riunione settimanale del governo una settimana prima del suo controverso intervento davanti al Congresso di Washington, Netanyahu ha sottolineato come il fatto che l’Iran “continui la sua attività terroristica omicida in tutta la regione non sembra purtroppo turbare la comunità internazionale, che continua a trattare con l’Iran su un accordo nucleare che gli permetterà di dotarsi della capacità di sviluppare armi nucleari”. Netanyahu ha definito “stupefacente” il fatto che i colloqui proseguano come niente fosse dopo che la stessa Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha pubblicato un rapporto, la scorsa settimana, in cui accusa l’Iran di continuare a nascondere gli aspetti militari del suo programma nucleare. “L’accordo che sta venendo fuori tra Iran e potenze mondiali – ha aggiunto Netanyahu – è un pericolo per Israele, per la regione e per il mondo intero, e perciò andrò negli Stati Uniti a spiegarlo al Congresso, un organismo che può influenzare le sorti dell’accordo”. Netanyahu ha anche sottolineato i tentativi dell’Iran di rafforzare la propria presenza ai confini di Israele, non solo per mezzo di Hezbollah a nord (Libano) e di Hamas a sud (striscia di Gaza), ma anche su un terzo fronte sotto il suo diretto comando, nelle alture del Golan (in Siria).

(Da: Jerusalem Post, 22.2.15)