Un convegno sugli unici profughi al mondo per diritto ereditario

Il vero ostacolo alla pace è il numero gonfiato di palestinesi che pretendono di stabilirsi in Israele.

image_3679In un convegno che si è tenuto giovedì scorso all’Harvard Club di Manhattan, un gruppo di personalità ed esperti tra i quali l’ambasciatore d’Israele all’Onu, Ron Prosor, ha affrontato il tema della definizione di “profugo palestinese” data dalle Nazioni Unite individuandolo come il principale ostacolo che blocca un accordo di pace fra Israele e Olp.
Il convegno costituisce l’apertura di una campagna volta ad ottenere negli Stati Uniti una legislazione che ponga fine alla trasmissione automatica dello status di profugo ai discendenti dei palestinesi, una pratica unica al mondo in vigore sin dal 1948. L’evento si è tenuto nel momento il cui Filippo Grandi, commissario generale dell’Unrwa (l’agenzia Onu per i profughi palestinesi) si apprestava ad indire una conferenza stampa sui rifugiati palestinesi che sarebbero diventati una “popolazione dimenticata” nella sempre più turbolenta regione mediorientale.
Daniel Pipes, uno dei massimi esperti di Medio Oriente e presidente del Middle East Forum che ha organizzato il convegno dal titolo “Cambiare la politica Usa verso Unrwa e profughi palestinesi”, ha aperto i lavori dichiarando che la situazione dei rifugiati palestinesi è guasta, malsana, e dannosa per tutti i soggetti coinvolti. L’attuale approccio dall’Unrwa, ha aggiunto Pipes, “crea una narrativa improntata al vittimismo e che conduce all’estremismo”.
“Nessuno lo ammetterà mai – ha detto l’ambasciatore Prosor – ma il vero ostacolo a una soluzione a due Stati e il cosiddetto diritto al ritorno di milioni di profughi palestinesi. Il problema di questi ‘profughi’, e non gli insediamenti, è il principale ostacolo alla pace. Il ‘ritorno’ dei profughi significherebbe la distruzione di Israele”.
Nel 1950 i profughi palestinesi registrati dall’Unrwa erano poco più di 700.000. Oggi, grazie fra l’altro alle politiche dell’Unrwa, anziché diminuire come tutte le altre popolazioni di profughi, il loro numero si è enormemente gonfiato superando i 5 milioni, anche se le cifre variamo a seconda di chi fa il conto. A questo proposito molti partecipanti all’evento hanno sottolineato lo standard del tutto unico che viene applicato ai profughi palestinesi, in netto contrasto con la regola generale. Secondo Prosor, il fatto che l’Unrwa permetta ai palestinesi di “trasferire a figli e nipoti la condizione di profugo e le relative rivendicazioni, a differenza di quanto avviene per tutti gli altri profughi del mondo, è una politica profondamente sbagliata”, che moltiplica all’infinito il numero di “profughi” e accresce il problema anziché ridimensionarlo. “Israele – ha detto – si oppone fermamente a questa politica dell’Unrwa, pur sostenendo la sua agenda umanitaria”. A questo proposito, l’ambasciatore israeliano ha aggiunto che “nessun paese arabo, anche quelli traboccanti petro-dollari, compare nella lista dei primi dieci paesi che sostengono l’Unrwa”, i cui fondi derivano principalmente dai paesi occidentali.
Indicativo del doppio standard, secondo Prosor, è anche il fatto che nell’Unrwa si conta un membro dello staff (pagato) per ogni 172 profughi assistiti, mentre l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di tutte le altre popolazioni di profughi nel mondo, conta un membro dello staff per ogni 4.400 profughi assistiti.
L’ex parlamentare laburista e di Ha’atzmaut Einat Wilf ha detto che bisogna sfatare l’immagine assai diffusa dei profughi palestinesi come “ammucchiati sotto le tende”. L’Unione Europea, ha detto Wilf, sa bene che i discendenti dei profughi palestinesi non ‘torneranno’ dentro Israele”, ed ha esortato l’Unione Europea a iniziare a dirlo esplicitamente anche ai diretti interessati.
Jonathan Schanzer, vice presidente per la ricerca presso la Fondazione per la Difesa delle Democrazie, con sede a Washington, ha discusso la “crisi dei profughi fabbricata ” fra i palestinesi, sollevando la questione se l’Unrwa si possa definire un’agenzia “a vantaggio dei palestinesi” dal momento che tale organismo si adopera per respingere, a Washington, le riforme che andrebbero a favore di integrazione, riabilitazione e sviluppo dei profughi e discendenti di profughi palestinesi.

(Da: Jerusalem Post, 10.3.13)

Nella foto in alto: la rivendicazione del “ritorno” dei profughi palestinesi e dei loro discendenti (simboleggiato dalla chiave) si identifica in tutta l’iconografia palestinese con la cancellazione dello stato di Israele (che infatti scompare dalla mappa geografica)

Questa la definizione ufficiale UNRWA di “profugo palestinese” (in inglese):
«Under UNRWA’s operational definition, Palestine refugees are people whose normal place of residence was Palestine between June 1946 and May 1948, who lost both their homes and means of livelihood as a result of the 1948 Arab-Israeli conflict. […] The descendants of the original Palestine refugees are also eligible for registration.»

http://www.unrwa.org/etemplate.php?id=86

Si veda inoltre:

È tempo di rottamare l’Unrwa. Gonfia il problema dei profughi, dilapida gli aiuti internazionali, impedisce la soluzione a due stati

http://www.israele.net/articolo,3363.htm

L’Unrwa? Un ostacolo alla pace. Coi soldi dei contribuenti occidentali infonde bellicose illusioni nei discendenti dei profughi palestinesi

http://www.israele.net/articolo,3246.htm

Sono un profugo (ebreo). Discendo da una famiglia cacciata dall’Algeria – ma il mondo non sa, o non vuole saperne nulla

http://www.israele.net/articolo,2930.htm

Profughi di Serie A e profughi di Serie B. Su YouTube, un video esplicativo del vice ministro degli esteri israeliano

http://www.israele.net/sezione,,3339.htm

Diritto al ritorno: ricetta per la conflittualità infinita. Abu Mazen: L’Olp si batterà per i profughi anche dopo il riconoscimento dello stato palestinese

http://www.israele.net/articolo,3217.htm