Un copione già visto

I palestinesi non si lasciano sfuggire un’occasione per alimentare le fiamme

di Amos Harel e Avi Issacharoff

image_2773Anche se è stato Israele a innescare l’ultima crisi su Gerusalemme, Israele non è certo l’unico a gettare benzina sul fuoco. Il comportamento dell’amministrazione Obama, con i suoi alti funzionari che fanno a gara per redarguire in pubblico Israele, rievoca la rigida posizione intenzionalmente assunta un anno fa nei confronti del governo Netanyahu. Né i palestinesi si lasciano sfuggire un’occasione per alimentare le fiamme.
Certo, il primo ministro israeliano ha fatto il loro gioco sulla faccenda delle nuove costruzioni nel quartiere Ramat Shlomo, e il sindaco di Gerusalemme continua a farlo. Ma dal canto suo l’Autorità Palestinese sta facendo un gioco molto pericoloso, forse il più pericoloso di tutti, su Gerusalemme e in particolare sul Monte del Tempio.
Mohammed Dahlan, che non è certo famoso per un particolare fervore religioso, Khatem Abdel Kader, che detiene il dicastero su Gerusalemme in Fatah, e altri come loro domenica hanno esortato gli arabi israeliani e gli abitanti di Gerusalemme est ad andare in massa al Monte del Tempio per “proteggere le moschee dagli ebrei”. Un opuscolo fatto circolare domenica con un appello analogo era firmato dalle Forze Nazionali e Islamiche, un’organizzazione che coordinava le attività ai tempi della seconda intifada, e che in pratica oggi non esiste più. L’opuscolo arriva ad affermare che un grande rabbino del XVIII secolo avrebbe profetizzato che l’apertura della sinagoga di Hurva (re-inaugurata in questi giorni, dopo la ricostruzione seguita alla sua distruzione ad opera degli arabi) avrebbe avviato l’apertura del Terzo Tempio, e che dunque per questo bisogna accorrere a difendere la moschea di al-Aqsa.
Difficile credere che Dahlan e Abdel Kader credano veramente che la moschea di al-Aqsa corra questo pericolo. C’è un’altra ragione dietro al loro appello: nelle scorse settimane Fatah ha visto Hamas ribare la scena all’Autorità Palestinese nella gestione della lotta per il Monte del Tempio. Gli attivisti della base del Movimento Islamico in Israele hanno guidato le manifestazioni. Nel frattempo la polizia israeliana ne ha arrestati diversi e Fatah ritiene che questo sia il momento giusto per approfittare del successo: se il governo israeliano è diventato il punching ball della Casa Bianca, un altro round di violenze al Monte del Tempio può solo fare gli interessi dei palestinesi. Fatah vuole cavalcare la tigre e usare i previsti scontri per le sue necessità.
Ecco perché Abdel Kader ha indetto un incontro all’hotel Ambassador di Gerusalemme est con alti esponenti di Fatah della città e rappresentanti delle associazioni sindacali della Città Vecchia. Ed ecco perché si è deciso di indire uno sciopero di due ore alle 11 del mattino, esattamente quando gli studenti escono delle scuole per la preghiera di mezzogiorno: tempismo perfetto per scatenare un’altra pausa pranzo di violenze.
Riunioni di questo genere si sono già tenute in passato all’Ambassador: nel settembre 2000, alla vigilia della visita di Ariel Sharon al Monte del Tempio, è lì che alti esponenti di Fatah della città si riunirono per pianificare le violente proteste che avrebbero portato allo scoppio della seconda intifada.
Questa volta Israele non sembra volersi prendere tali rischi. Il ministro della difesa Ehud Barak ha tenuto conto delle raccomandazioni dei capi della polizia e ha esteso la chiusura della Cisgiordania per impedire che dei palestinesi venissero fatti confluire a Gerusalemme a ingrossare le manifestazioni. E mentre l’Autorità Palestinese si prepara per il prossimo round di dimostrazioni violente (certo meglio spendibili degli attentati suicidi sul mercato della simpatia mondiale), a Ramallah si registra uno sviluppo che ricorda altri tempi: una squadra dell’antiterrorismo ha arrestato Maher Auda, conosciuto come “l’ultimo dei moicani” della rete clandestina di Hamas nella città, considerato responsabile dell’uccisione di una settantina di israeliani. Già braccio destro del capo di Hamas a Ramallah Ibrahim Hamed (arrestato nel 2006), Maher Auda era considerato dai servizi di sicurezza israeliani “persino più pericolo del suo capo”.

(Da: Ha’aretz, 15.3.10)

Nelle foto in alto: La sinagoga di Hurva prima del 1948; la stessa sinagoga distrutta dagli arabi durante l’occupazione giordana di Gerusalemme Vecchia (1948-1967)

Si veda anche:

LA PRIMA VITTIMA DEL MODERNO TERRORISMO IN TERRA D’ISRAELE: nel 1851 il rabbino Tzoref pagò con la vita l’aver avviato la ricostruzione, a Gerusalemme, della sinagoga di Hurva, destinata un secolo dopo ad essere distrutta dalla Legione Araba

http://www.israele.net/sezione,,2562.htm