Un eroe palestinese

Ha’aretz rivela la storia di un vero partigiano contro le stragi disumane e autodistruttive

di Avi Issacharoff

image_2757Il figlio di un esponente di primo piano di Hamas, Mosab Hassan Yousef, noto per essersi convertito alcuni fa al cristianesimo, è stato per più di dieci anni una delle fonti d’informazione più preziose dei servizi di sicurezza israeliani (Shin Bet) all’interno delle dirigenza dell’organizzazione terroristica islamista palestinese.
Mosab Hassan Yousef è figlio dello sceicco Hassan Yousef, uno dei fondatori di Hamas e tuttora uno dei suoi capi in Cisgiordania. Le informazioni di intelligence da lui fornite hanno permesso a Israele di scoprire un certo numero di cellule terroristiche e di prevenire decine di attentati esplosivi suicidi e tentativi di assassinare personalità israeliane.
Il servizio su questa vicenda comparirà in esclusiva sul numero di venerdì prossimo del quotidiano israeliano Ha’aretz, mentre le memorie di Yousef intitolate “Figlio di Hamas” (scritte con Ron Brackin) usciranno la prossima settimana negli Stati Uniti.
Yousef, 32 anni, divenne un devoto cristiano dieci anni fa ed ora vive in California, dopo che nel 2007 ha reso pubblica la sua conversione ed è fuggito dalla Cisgiordania.
Yousef era considerato dai servizi israeliani la fonte più attendibile all’interno della dirigenza di Hamas, guadagnandosi il soprannome di “Principe Verde”, con riferimento al colore della bandiera del gruppo islamista e alla sua condizione famigliare di figlio di uno dei fondatori del movimento.
Durante gli anni della seconda intifada (l’intifada delle stragi), le informazioni fornite da Yousef portarono all’arresto di un certo numero di personaggi d’alto rango responsabili della pianificazione di sanguinosi attentati suicidi. Tra questi, Ibrahim Hamid (un comandante militare di Hamas in Cisgiordania), Marwan Barghouti (fondatore delle milizie Tanzim legate a Fatah) e Abdullah Barghouti (un fabbricatore di bombe di Hamas senza legami di stretta parentela col precedente). Yousef sarebbe stato anche all’origine dell’annullamento di un piano israeliano volto all’uccisione di suo padre.
“Vorrei potere essere ora a Gaza – dice Yousef, parlando al telefono dalla California – Mi metterei una uniforme dell’esercito e mi unirei alle forze speciali israeliane per liberare [l’ostaggio] Gilad Shalit. Se fossi lì, potrei dare una mano. Abbiamo speso così tanti anni a indagare per arrestare proprio i terroristi che adesso vogliono scarcerare in cambio di Shalit. È una cosa che non si deve fare”.
La storia della conversione spirituale di Yousef venne raccontata sul magazine di Ha’aretz nell’agosto 2008. Solo ora, però, Yousef rivela ciò che ha tenuto segreto sin dal 1996, quando venne fermato per la prima volta da agenti dei servizi israeliani che cercarono di cooptarlo perché come infiltrato nelle massime sfere di Hamas. Il loro tentativo ebbe successo e nel 1997 Yousef venne rilasciato di prigione. Il suo ex contatto, che oggi non lavora più nei servizi di sicurezza, dice che Yousef cooperava con Israele perché voleva salvare vite umane. “C’è un sacco di gente che gli deve la vita e nemmeno la sa – dice il contatto, indicato nel libro di Yousef come “Capitano Loai” – Gente che ha fatto molto meno ha ricevuto il Premio Israele per la Sicurezza. Lui sì che lo meriterebbe”. Loai non nasconde la propria ammirazione per la sua ex fonte. “La cosa stupefacente – dice – è che nessuna delle sue azioni è stata fatta per denaro. Lo ha fatto perché ci credeva: voleva salvare vite umane. La sua comprnsione delle questioni di intelligence era buona almeno quanto la nostra: le idee, l’intuito. Una sua intuizione valeva mille ore di riflessioni dei massimi esperti”.
Loai ricorda quella volta che i servizi israeliani ricevettero l’informazione che un attentatore suicida stava per essere preso a bordo in piazza Manara, a Ramallah, da chi gli avrebbero consegnato la cintura esplosiva. “Non sapevamo il suo nome né che aspetto avesse: solo che era sulla ventina e avrebbe indossato una camicia rossa. Mandammo Principe Verde nella piazza e lui, con la sua acuta sensibilità, individuò l’obiettivo nel giro di pochi minuti. Vide chi lo prendeva a bordo, seguì il veicolo e ci mise in condizione di arrestare in tempo sia l’attentatore suicida, sia l’uomo che avrebbe dovuto dargli la cintura. Così venne sventata un’altra strage, anche se nessuno ne ha mai saputo nulla, nessuno ha stappato bottiglie di spumante né si è messo a cantare a ballare. Era una cosa quasi quotidiana, per il Principe. Era coraggioso, aveva antenne sensibilissime e grande capacità di far fronte al pericolo. Sapevamo che era uno di quelli che in qualunque condizione, pioggia, neve, canicola estiva, danno tutti se stessi”.
Con le sue memorie, Yousef spera di mandare un messaggio di pace agli israeliani. Tuttavia ammette di essere pessimista sulle prospettive della firma di un accordo di pace con l’Autorità Palestinese guidata da Fatah, per non dire con Hamas. “Hamas non può fare la pace con gli israeliani – dice – è contro ciò che gli dice il suo Dio. È impossibile fare la pace con gli infedeli, si possono fare solo dei cessate il fuoco; e nessuno lo sa meglio di me. La dirigenza di Hamas è responsabile dell’uccisione anche di palestinesi, non solo di israeliani. Di palestinesi! Non esitano a massacrare la gente in una moschea o a gettare la gente dal 15esimo o dal 17esimo piano di un edificio, come hanno fatto durante il loro golpe a Gaza. Gli israeliani non farebbero mai niente del genere. Lo dico con convinzione: gli israeliani si preoccupano dei palestinesi molto più di quanto non facciano i capi di Hamas o di Fatah”.

(Da: Ha’aretz, 24.1.10)

Nella foto in alto: Mosab Hassan Yousef

Si veda anche:

O la strada di Balawi o quella di Zeid

http://www.israele.net/articolo,2715.htm