Un gesto senza senso

Nelle attuali circostanze, gesti di buona volontà verso i palestinesi non servono a nulla.

Di Yoaz Hendel

image_3176La controversa decisione di consegnare salme di terroristi all’Autorità Palestinese deve essere vagliata in relazione ai presunti benefici di tale mossa.
Nonostante la sanguinosa storia e il dolore che hanno lasciato inciso nella nostra memoria, l’identità dei singoli terroristi in questione non è la cosa più importante. Le salme sono salme, e quando non c’è niente che si debba fare con esse, in quanto Stato dotato di senso morale dovremmo permettere che vadano a marcire nel cortile di casa della gente che ce li ha mandati contro. Anche l’ipotesi che le sepolture dei terroristi possano essere trasformate in luoghi di pellegrinaggio non è in sé rilevante: l’Autorità Palestinese produce in continuazione propaganda di odio e istigazione contro Israele e gli ebrei indipendentemente dalla presenza o meno delle tombe dei “martiri”. L’unica vera ragione per cui non dovremmo trasferire ai palestinesi le salme dei terroristi è che la cosa è priva di senso, e lo è principalmente per il fatto che i gesti di buona volontà verso palestinesi non sortiscono alcun beneficio di sorta.
Si è soliti affermare che, nei rapporti fra popoli, non c’è spazio per i sentimenti, ma solo per gli interessi. Può essere sgradevole, ma è la realtà. Gli Stati si detestano e si piacciono in base alle esigenze del momento. Nessuno lo sa meglio di noi. Pertanto, quando lo Stato d’Israele fa un gesto, dobbiamo domandarci qual è il nostro interesse. Alcuni diranno subito, come per una sorta di riflesso pavloviano, che per l’ennesima volta dobbiamo “rafforzare l’Autorità Palestinese” e “dare una possibilità alla pace”. Ma la verità è assai diversa. Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è forte ed è esattamente per questo motivo che ha deciso di imboccare una strada diversa.
Sarà utile un brevissimo riepilogo: negli ultimi anni abbiamo scarcerato detenuti palestinesi, consegnato armi ai palestinesi, garantito concessioni ai leader dell’Autorità Palestinese. Perché l’abbiamo fatto? Perché era nell’interesse di Israele: Abu Mazen manteneva tranquilla l’area (non per ragioni sioniste, naturalmente, ma per il suo desiderio di sopravvivere) e lo Stato d’Israele traeva vantaggio dal rafforzarsi della sua posizione. Ma come ogni processo in Medio Oriente, anche questo sviluppo ottimistico è rapidamente giunto al termine. Ehud Olmert ha avanzato offerte che erano troppo generose, i palestinesi come al solito le hanno rifiutate ed è stata ufficialmente lanciata una guerra contro la legittimità di Israele. Dal progetto di dichiarare a settembre l’indipendenza unilaterale (cioè, senza accordo con Israele), al sostegno per le “flottiglie del ritorno”, i dirigenti dell’Autorità Palestinese continuano ad adoperarsi affinché lo scontro con Israele sia sempre vivo e vegeto. Chi vuole fare i conti concretamente con questa realtà di fatto farebbe bene ad astenersi da inutili “gesti di buona volontà”, anche se si tratta soltanto di salme di terroristi.

(Da: YnetNwes, 5.7.11)

Nella foto in alto: Yoaz Hendel, autore di questo articolo

Si veda anche:

“Fra pace con Israele e Hamas, scegliamo Hamas”

http://www.israele.net/articolo,3122.htm

Un’altra occasione storica mancata?

http://www.israele.net/articolo,3106.htm

L’indottrinamento da cui nascono carnefici come quelli all’opera a Itamar

http://www.israele.net/articolo,3083.htm