Un giusto verdetto

Se c'è un colpevole per la morte accidentale di Rachel Corrie, è l’International Solidarity Movement.

Alcuni commenti dalla stampa israeliana

image_3528Scrive l’editoriale del Jerusalem Post: «La morte dell’americana 23enne “attivista per i diritti umani” Rachel Corrie fu un “increscioso incidente”, non un crimine di guerra intenzionale. Lo ha stabilito martedì il giudice Oded Gershon del tribunale distrettuale di Haifa. Il verdetto non costituisce certo una sorpresa per chiunque abbia seguito il processo in modo imparziale, scevro dell’eterna volontà di addossare ogni colpa a Israele. Il giorno dopo la morte di Corrie, l’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon promise al presidente Usa George W. Bush che Israele avrebbe condotto un’inchiesta “esauriente, affidabile e trasparente”. Ed è esattamente quello che è stato fatto. Da un’indagine interna delle Forze di Difesa israeliane, guidata dal capo di stato maggiore, sulle circostanze della morte di Corrie, emerse che la colpa non poteva essere attribuita ai militari israeliani. Corrie era entrata consapevolmente in una zona militare off-limits e si era posizionata di proposito in un angolo cieco da dove non poteva essere vista dal manovratore del bulldozer. Rimase uccisa non dal bulldozer stesso, ma dallo smottamento di un ammasso di detriti. Fino a poco prima i soldati, con candelotti lacrimogeni e altri mezzi anti-sommossa, avevano ripetutamente cercato di far allontanare dalla zona delle operazioni lei e altri attivisti anti-israeliani, ma Corrie era sfuggita ai soldati nascondendosi dietro al cumulo di detriti. […] Il verdetto del giudice Gershon sostanzialmente conferma le indagini e sentenze precedenti. Rafah, l’area della striscia di Gaza a ridosso del confine col Sinai egiziano dove Corrie era entrata, era zona di guerra. Dallo scoppio della seconda intifada, nel settembre 2000, fino al giorno della morte di Corrie, le Forze di Difesa israeliane avevano registrato in quell’area 6.000 lanci di granate, circa 1.400 attacchi con armi automatiche, l’esplosione di 150 ordigni, 200 lanci di razzi anti-carro e una quarantina di colpi di mortaio. I soldati israeliani operavano a Rafah per difendere i cittadini israeliani da questa offensiva del terrorismo palestinese. Il verdetto dice che “negligente” è stata Corrie, non le Forze di Difesa israeliane. La morte di Corrie, dice il giudice Gershon, “è stata frutto di un incidente che ella ha causato a se stessa.” […] Come è stato sottolineato da “NGO Monitor”, se c’è qualcuno responsabile, oltre alla stessa Rachel Corrie, per quanto accadde quell’infausto giorno, questi è l’International Solidarity Movement, l’organizzazione furiosamente anti-sionista che aveva indottrinato e addestrato Rachel Corrie per poi mandarla allo sbaraglio a Rafah. Le circostanze della sua tragica morte dovrebbero suonare come un campanello d’allarme per l’International Solidarity Movement e le altre organizzazioni e testate giornalistiche consacrate a dare addosso a Israele sempre e comunque, senza mai affrontare i veri violatori dei diritti umani, che pure non mancano in Medio Oriente.»
(Da: Jerusalem Post, 29.8.12)

Ben-Dror Yemini, su Ma’ariv, cita l’opinione del giudice Oded Gershon circa l’International Solidarity Movement, a cui era affiliata Rachel Corrie: «Questa organizzazione sfrutta il discorso su moralità e diritti umani per coprire la gravità delle sue azioni che si esprimono, di fatto, attraverso la violenza. Corrie divenne vittima della propaganda e dell’istigazione che la portarono a covare un odio profondo. Parliamoci chiaro: Rachel Corrie non era solo ossessivamente anti-israeliana, era anche anti-americana. Aveva totalmente abbracciato i principi dell’estremismo jihadista. […] Il padre ha detto che sua figlia stava cercando di impedire la demolizione di una casa. Evidentemente non vuole arrendersi ai fatti. Come ha specificato il giudice, scopo dell’operazione delle Forze di Difesa israeliane che Corrie cercava di bloccare, e durante la quale trovò la morte, era quello di sgomberare il terreno da strutture continuamente usate dai terroristi per fare fuoco sugli israeliani. […] Si tratta di un verdetto importante perché la principale accusa, nel quadro della guerra per la demonizzazione, è che Israele colpisca intenzionalmente gli innocenti. Fu così con la vicenda del piccolo Muhammad Al-Dura, fu così per il principale capo d’accusa del rapporto Goldstone, che continua a riecheggiare anche dopo che l’autore stesso ha ritenuto di doverla ritrattare. Ed è stato così per la campagna attono alla morte di Rachel Corrie, che il giudice Oded Gershon ha saggiamente confutato. Certo non finisce qui. Le calunnie contro Israele tendono a superare agilmente ostacoli trascurabili come la realtà, le prove concrete, i dati di fatto. Nondimeno, per coloro che perseguono la verità, il verdetto di martedì scorso è una notizia positiva. Dopo tante bugie, la verità ha avuto finalmente il suo momento.»
(Da: Ma’ariv, 29.8.12)

Nelle foto in alto: Rachel Corrie quando, per conto dell’International Solidarity Movement, incitava i bambini della striscia di Gaza a bruciare bandiere israeliane

Si veda anche:

Secondo voi, cosa significa “morte a Israele”?

http://www.israele.net/articolo,3278.htm

«Intollerabili quei manifestanti non-palestinesi contro l’Autorità Palestinese». Se improvvisamente danno molto fastidio i “pacifisti” occidentali (votati all’anti-israelismo viscerale)

http://www.israele.net/articolo,3482.htm

Pro-palestinesi? No, anti-israeliani (viscerali). Quando l’intransigenza degli estremisti si ritorce contro di loro

http://www.israele.net/articolo,3431.htm

Il razzismo degli attivisti ben poco “filo-arabi” (e molto anti-israeliani). Per loro, i paesi arabi appartengono a un universo culturale dove i codici morali non si applicano

http://www.israele.net/articolo,3412.htm

Donne oppresse a Gaza, e donne che sostengono i loro oppressori. Che razza di “Gaza libera” vogliono le donne di “Free Gaza”, che appoggiano il regime di Hamas?

http://www.israele.net/articolo,2879.htm

Quegli intellettuali un po’ stolti, e molto ipocriti. Sono i rampolli spirituali di quelli che si entusiasmavano per Stalin

http://www.israele.net/articolo,2766.htm

Quando un Nobel per la pace è in malafede. Aiutare Hamas non significa esprimere un’opinione pacifista, ma armare chi uccide civili israeliani

http://www.israele.net/articolo,2952.htm

Il circo umanitario. Probabilmente Turchia, Libano e Iran avrebbero più bisogno di Gaza di flottiglie umanitarie

http://www.israele.net/articolo,2893.htm

“Diciamolo, la cosa che li eccita davvero è Israele”. Apertamente ammesso il pregiudizio anti-Israele di enti come Human Rights Watch

http://www.israele.net/articolo,2830.htm

“Pacifisti” con un’unica ossessione. Quando un Nobel per la pace si riduce a una macchietta senza dignità

http://www.israele.net/articolo,2545.htm

Goldstone sconfessa il suo stesso rapporto anti-israeliano: Hamas, non Israele, mira ai civili e si rifiuta di indagare sui propri misfatti; ma ormai il danno è fatto

http://www.israele.net/articolo,3104.htm

L’eloquente differenza fra crimini ed errori: Goldstone si è ricreduto; Sergio Romano no, e sbaglia

http://www.israele.net/sezione,,3123.htm