“Un insulto all’intelligenza”

E' quello che pensano i reporter britannici in Israele del boicottaggio decretato dal loro sindacato

image_1665Viene ignorata dai reporter del Regno Unito che si trovano in Israele la mozione per il boicottaggio dei prodotti israeliani approvata venerdì scorso dal sindacato nazionale dei giornalisti britannici (National Union of Journalists).
Per la maggior parte i corrispondenti britannici che operano in Israele e Autorità Palestinese non sono affiliati alla National Union of Journalists. Uno che invece lo è, Donald Macintyre dell’Independent, dice che non sapeva nulla dell’iniziativa del suo sindacato finché non ne ha letto sui giornali israeliani. “Il compito della National Union of Journalists è quello di proteggere i giornalisti – dice Macintyre – e non di adottare posizioni politiche, di destra o di sinistra. Questo non influenzerà in alcun modo il mio lavoro e la mia prospettiva professionale. Noi siamo qui per riferire su Israele così come sui palestinesi. Se la National Union vuole occuparsi di questioni mediorientali, farebbe bene ad aderire alla coraggiosa campagna dei coraggiosi giornalisti palestinesi a favore della liberazione di Alan Johnston”, aggiunge Macintyre facendo riferimento al reporter della BBC sequestrato nella striscia di Gaza da più di un mese.
Secondo il capo dell’ufficio di Gerusalemme della BBC, Simon Wilson, la situazione di Johnston è molto più importante e urgente che non l’appello al boicottaggio. “Un mio giornalista è scomparso nella striscia di Gaza – dice Wilson – Non ho tempo da perdere con queste cose. E poi, il boicottaggio non è una cosa su cui intendiamo esprimerci”.
“Posso parlare a nome di tutti coloro che lavorano qui da noi – afferma il capo dell’ufficio di Gerusalemme della tv britannica Sky News, Yael Lavie – e nessuno di noi farà nessun boicottaggio, né ora né nel prossimo futuro”.
Il boicottaggio, approvato con 66 voti a favore e 54 contro nella riunione annuale dei delegati della National Union of Journalists (che rappresenta gli interessi sindacali di 40mila giornalisti del Regno Unito), afferma di essere rivolto contro le “avventure militari” di Israele nella striscia di Gaza e la sua “crudele e pianificata aggressione contro il Libano” della scorsa estate. Stando al testo approvato, sembrerebbe che tutti i giornalisti membri del sindacato britannico di stanza in Israele dovrebbero limitarsi ai territori dell’Autorità Palestinese per non contribuire in alcun modo all’economia israeliana. “Se è così, questo boicottaggio è totalmente ridicolo – dice un loro giornalista che fa base a Gerusalemme – Ma non so nemmeno se è questo che intendono chiedere, perché non mi è stato nemmeno inviato il testo della mozione”.
La mozione è stata risolutamente difesa dal direttore delle public relations della National Union of Journalists, Tim Gopsill. “Chi può condannare il nostro boicottaggio quando Unione Europea e Stati Uniti stanno boicottando i palestinesi, rendendo sempre peggiore la situazione nei territori?” ha detto Gopsill, facendo presumibilmente riferimento al blocco degli aiuti occidentali diretti, non alla società palestinese (che sono aumentati), bensì al governo guidato da Hamas che si rifiuta di riconoscere Israele e gli accordi già firmati e di ripudiare la violenza. “Le simpatie dei nostri membri vanno ai palestinesi”, ha aggiunto Gopsill, senza molta considerazione per i principi basilari della deontologia professionale dei suoi iscritti. Anche il rapimento di Alan Johnston, secondo Gopsill, si spiegherebbe con la situazione in cui versa l’economia dei palestinesi e con il loro “disperato bisogno di attirare l’attenzione sui loro problemi”.
Toby Harnden, membro della National Union, ex corrispondente da Gerusalemme per il Daily Telegraph, ha definito il boicottaggio “un insulto all’intelligenza”, e ha aggiunto: “Questo è il genere di cose che dà ai sindacati britannici il loro marchio stupidamente sinistrorso”.
Tom Gross, ex corrispondente da Gerusalemme per il Sunday Telegraph, dice che negli ultimi anni i sindacati britannici hanno assunto contro Israele delle posizioni “alla moda”, scimmiottando quelle della “sinistra internazionale”. “Dal momento che in Inghilterra fanno base alcuni dei mass-media più influenti al mondo come la BBC, il Financial Times e l’Economist – dice Gross – le bugie dei mass-media britannici su Israele hanno conseguenze che vanno ben oltre la Gran Bretagna. Se i giornalisti britannici volessero veramente boicottare i prodotti israeliani, dovrebbero rinunciare ai loro computer portatili e palmari e ai loro telefoni cellulari, giacché tutti questi prodotti contengono componenti sviluppate e prodotte in Israele”.

(Da: Jerusalem Post, 18.04.07)

Nella foto in alto: Reporter internazionali al lavoro. Spiegazione della foto a:

http://www.israele.net/prec_website/analisi/12024pzz.html