Un problema lessicale per i critici di Israele

Se l’occupazione in Cisgiordania è scioccante, che parole restano per i massacri in Siria?

Di Carlo Strenger

image_3364Per anni mi sono opposto all’occupazione israeliana in Cisgiordania e personalmente continuo ad essere scioccato dalla persistente crescita degli insediamenti israeliani. Ma ora sono incappato in un problema lessicale: se uso il termine “scioccato” per il comportamento di Israele verso i palestinesi, che termine mi rimane per il macello che Assad sta imponendo al suo stesso popolo, da quasi un anno?
Sarebbe molto importante che i più unilaterali critici d’Israele riconoscessero, una volta ogni tanto, che effettivamente Israele si trova in una regione decisamente spietata. I cittadini d’Israele si sentirebbero un tantino più compresi, se questi critici esprimessero qualche volta un minimo di simpatia per il loro sforzo autentico, sebbene imperfetto, di preservare una democrazia liberale nel mezzo di regimi che commettono con disinvoltura atroci crimini contro l’umanità. A volte si sentono critiche verso Israele che fanno pensare che Israele sia una sorta di Belgio che, per incomprensibili ragioni, continua ad attaccare un povero e indifeso Lussemburgo. Proprio perché la precaria condizione di Israele viene raramente riconosciuta, molti israeliani finiscono col votare personaggi rozzi come Lieberman, il cui atteggiamento ricorda quello di Putin: per costoro, i patemi d’animo del Mondo Libero sono solo un inganno: un’ipocrisia sottilmente mascherata da indignazione morale quando si tratta di Israele; una totale acquiescenza all’inevitabile quando si tratta dei paesi islamici circostanti. Il mondo, osservano costoro, ha fatto un gran polverone quando Israele fermò la Mavi Marmara, un’operazione nel corso della quale rimasero sfortunatamente uccisi nove attivisti anti-israeliani che erano a bordo della nave che portava solidarietà a Hamas nella striscia di Gaza; ma preferì ignorare completamente il fatto che, nello stesso momento, l’esercito turco uccideva centinaia di curdi.
Si sa qual è la risposta automatica di molti critici d’Israele, sia negli Stati Uniti che in Europa: forse che il massacro dei siriani da parte di Assad giustifica l’occupazione israeliana? La mia risposta è: no, non la giustifica. Ma per amore di correttezza e onestà intellettuale, i critici di Israele farebbero bene a riconoscere che è piuttosto spaventoso vivere in una regione in cui i dittatori massacrano la gente su scala industriale come fa la famiglia Assad. Giacché gli israeliani si domandano: cosa succederebbe se un giorno questa gente vincesse contro di noi? Cosa faranno di preciso alle donne e ai bambini, se già fanno scempio delle loro donne e dei loro bambini? Non basta. Parecchi critici di Israele convenientemente dimenticano che Hamas, che non molti anni fa vinse le elezioni palestinesi, è stata un protetto di Assad finché non ha deciso, solo di recente, che era più saggio non essere considerata un suo sostenitore.
Suppongo che alcuni miei lettori potranno sorprendersi nel leggere questo mio intervento e si chiederanno: è diventato tutto ad un tratto un falco? La risposta è: no. Le mie posizioni sono rimaste sostanzialmente le stesse: penso che la politica di Israele post-’67 sia stata sbagliata e penso che avesse ragione Ben-Gurion quando prevedeva che tenere i territori avrebbe messo a repentaglio il futuro del paese. Ma data la situazione che si è creata dalla “seconda intifada”, insisto a pensare che le paure dell’israeliano medio siano del tutto comprensibili.
La maggior parte degli israeliani non è ideologicamente falco o intransigente. Ad oggi due terzi dei cittadini ebrei d’Israele sono convinti che la soluzione a due stati offra l’unica possibilità di pace. Ma hanno paura di procedere in quel senso: cosa accadrà se procediamo con la soluzione a due stati e Hamas, giurando di volere la distruzione di Israele, prenderà di nuovo il potere? Gli israeliani vogliono garanzie che uno scenario come quello del continuo bombardamento del sud del paese dalla striscia di Gaza non abbia a ripetersi nel cuore stesso di Israele, e nessuno può dare queste garanzie finché Hamas non ripudia esplicitamente la “lotta armata” contro Israele e non riconosce la legittimità dell’esistenza di Israele.
Personalmente giudico Israele in base agli standard del Mondo Libero e non voglio che gli vengano applicati standard diversi. Sono felice che Israele sia considerato parte del Mondo Libero e non venga paragonato a paesi che massacrano i propri stessi cittadini senza complimenti. Ma contemplando il totale orrore dell’eccidio di Assad, si può capire come mai tanti israeliani hanno la sensazione che in effetti il mondo applichi due pesi e due misure, e che non vi sia alcuna proporzione fra la condanna di Israele e le condanne dei paesi attorno a Israele. […]

(Da: Ha’aretz, 8.2.12)

Nella foto in alto: Carlo Strenger, autore di questo articolo

Si veda anche:

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http://www.israele.net/articolo,3353.htm