Una definizione operativa di antisemitismo non dovrebbe dare fastidio a nessuno, tranne agli antisemiti

Eppure alcuni anni fa la definizione venne inopinatamente rimossa dal sito web dell’ente di vigilanza dell'Unione Europea

Di Dina Porat

Dina Porat, autrice di questo articolo

Dina Porat, autrice di questo articolo

Giorni fa il primo ministro britannico Theresa May ha annunciato l’intenzione di adottare la “definizione operativa di antisemitismo”, spiegando la sua decisione con l’aumento del numero di incidenti antisemiti e con il fatto che la lotta contro il pregiudizio anti-ebraico costituisce una parte importante dei suoi sforzi per costruire una società più giusta. La scorsa settimana quella stessa definizione è stata discussa in una conferenza dell’Unesco a Parigi e, successivamente, in un convegno dell’OCSE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). In entrambe le occasioni è stata citata l’adozione (per la prima volta) di quella definizione da parte dell’International Holocaust Remembrance Alliance, lo scorso maggio in Romania. Ognuna di queste organizzazioni conta decine di stati membri.

Alla conferenza dell’Unesco il direttore generale Irina Bokova e il presidente dell’International Holocaust Remembrance Alliance, Mihnea Constantinescu, hanno raccomandato l’adozione della definizione e si sono detti contrari, seppure in modo indiretto, alla risoluzione approvata dal plenum dell’Unesco (e dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite) che di Gerusalemme riconosce esclusivamente la storia e la realtà musulmana. La storia, hanno detto, non deve essere distorta: bisogna diffondere informazioni sulla realtà dei fatti e preservare il retaggio di Gerusalemme come città sacra a tutte e tre le religioni monoteiste.

Negare la Shoà per accusare Israele di genocidio non è solo un’offesa alla memoria delle vittime e alla verità storica: è anche la riproposizione del tema antisemita degli ebrei come subdoli mentitori

Una clausola della definizione operativa di antisemitismo che si occupa della negazione del diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione ha offerto l’occasione per ricordare, nel corso della conferenza, che autodeterminazione significa identità, storia e radici la cui negazione, in riferimento all’antico popolo ebraico, costituisce una forma di discriminazione, se non già di per sé una forma di antisemitismo.

Ora gli Stati Uniti hanno avviato un’iniziativa di legge che richiede la consapevolezza dell’antisemitismo – l’Anti-Semitism Awareness Act – e sull’argomento è scoppiata un’accesa discussione, dal momento che fino ad oggi l’adozione della definizione non era considerata legalmente vincolante. Durante la discussione è stata ricordata un’altra adozione, più di un anno fa, di una definizione di antisemitismo da parte del Dipartimento di Stato americano.

L’Unione Europea, dal canto suo, ha nominato un coordinatore per la lotta all’antisemitismo, Katharina von Schnurbein, che sta cercando di promuovere l’uso della definizione, mentre in Austria il ministro della giustizia ha recentemente annunciato che la definizione entrerà a far parte della formazione dei nuovi giudici e pubblici ministeri del suo paese.

Come è accaduto che una definizione di antisemitismo che quasi nessuno conosceva sia diventata una questione internazionale altamente controversa?

Il testo della definizione è frutto del lavoro congiunto di organizzazioni, studiosi e attivisti, sia ebrei che non ebrei. Si tratta di una definizione pratica – non più lunga di una pagina – che non si occupa dell’identità e delle motivazioni degli antisemiti, né di descrivere l’immagine che essi hanno degli ebrei. Essa si limita a stabilire, in una frase, che “l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni retoriche e fisiche dell’antisemitismo sono dirette verso individui ebrei e non ebrei e/o i loro beni, verso istituzioni comunitarie e altre strutture religiose ebraiche”. Fa seguito una serie di esempi: istigazione a colpire gli ebrei, miti circa il loro immaginario potere, negazione della Shoà, accuse di doppiezza e doppia fedeltà.

“Non sono antisemiti, sono antisionisti” – “Allora perché prendono di mira sinagoghe ebraiche?” – beep beep – “Questa domanda ha fatto scattare l’allarme islamofobia!” – “Chiedo scusa”

Alla fine vi sono alcuni esempi di dichiarazioni contro lo stato di Israele definibili come antisemitismo: “negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, applicare una doppia morale pretendendo da Israele un comportamento non atteso né richiesto da qualsiasi altra nazione democratica, utilizzare simboli e immagini associate all’antisemitismo classico per caratterizzare Israele e gli israeliani, tracciare paragoni tra la politica israeliana contemporanea a quella dei nazisti”.

Alcuni anni fa, questa definizione venne inopinatamente rimossa dal sito web dell’ente di vigilanza dell’Unione Europea, forse per ragioni tecniche, come sostengono i suoi dirigenti. Da allora, importanti personalità e organizzazioni, ebraiche e non, hanno incessantemente cercato di reintrodurla e, come si è detto, ultimamente qualche risultato si è visto grazie agli sforzi costanti e forse anche al fatto che in Europa, dove fiorirono i regimi fascisti e totalitari, c’è una maggiore disponibilità verso una definizione di antisemitismo che funga da base per identificare il fenomeno ed eventualmente varare leggi che lo contrastino. L’esperienza insegna che l’intolleranza inizia con gli ebrei, ma raramente si limita ad essi. Infine, la necessità di uno strumento operativo può anche darsi che sia dettata dalla crescente consapevolezza dell’uso che alcune posizioni anti-sioniste hanno fatto di tematiche tipicamente antisemite.

In fondo, come ha detto lo studioso David Hirsh, una definizione operativa di antisemitismo non rappresenta una minaccia per nessuno, tranne che per gli antisemiti.

(Da: Ha’aretz, 20.12.16)

Sulla definizione di antisemitismo cancellata dalla pagina web dell’agenzia dell’Unione Europea, si veda in calce a: Quell’impalpabile confine fra critica e istigazione all’odio, sicuramente scavalcato dalle menzogne