Una guerra morale

L’unico esercito al mondo che avverte gli abitanti prima di attaccare un edificio usato dai terroristi

Da un editoriale del Jerusalem Post

image_2365Per i pacifisti che credono che ogni guerra sia immorale in quanto tale, da qualunque parte la si combatta, le operazioni difensive israeliane contro Hamas nella striscia di Gaza sono necessariamente sbagliate. A costoro ci limiteremo a citare il filosofo settecentesco Edmund Burke: “Tutto ciò che occorre affinché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla”. Minacciato da un movimento che fonde fra loro fascismo, fanatismo religioso e progetti genocidi, l’imperativo morale esige, invece, un’attiva auto-difesa ebraica.
Ma in realtà, poche delle voci che accusano Israele di condurre una guerra “immorale” provengono da questo genere di pacifisti. Si prenda ad esempio Riyad Mansour, il rappresentante all’Onu di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che l’altro giorno ha sostenuto davanti al Consiglio di Sicurezza che a Gaza “sono stati uccisi o feriti tremila palestinesi”, per poi denunciare come un “crimine immorale e contro l’umanità” il fatto che Israele “spara su un milione e mezzo di palestinesi”. Nel momento stesso in cui Mansour pontificava a New York, a Gaza i terroristi di Hamas sparavano alle ginocchia degli uomini di Fatah come semplice misura preventiva, tanto per assicurarsi che non venga loro in mente di approfittare dell’incerta situazione. Nel frattempo, in Cisgiordania, le milizie Fatah di Mansour lanciavano una caccia spietata agli uomini di Hamas per impedire agli estremisti islamisti di prendere il potere alla scadenza del mandato del presidente Abu Mazen.
Nel momento in cui Mansour parlava di tremila vittime, secondo fonti palestinesi e delle Nazioni Unite dall’interno della striscia di Gaza, citate dalla Associated Press, i morti palestinesi erano circa 500, di cui almeno 400 terroristi armati. Le fonti israeliane riferivano di 50 vittime autenticamente civili.
Puntualizzare questi dati non toglie nulla alla tragedia della perdita di vite palestinesi innocenti nella prima settimana di combattimenti. Dimostra, tuttavia, che le Forze di Difesa israeliane continuano a fare tutto il possibile per evitare i cosiddetti “danni collaterali”. Ma il loro primo compito è e resta quello di proteggere la popolazione civile israeliana, cercando di subire il minor numero possibile di perdite fra i nostri cittadini in uniforme.
Nei giorni scorsi personalità del bel mondo come Annie Lennox e Bianca Jagger si sono unite alle decine di migliaia, per lo più musulmani, che hanno manifestato in giro per il mondo contro il “genocidio” israeliano.
Dal canto nostro, saremmo lieti che ci venisse citato un qualunque altro esercito impegnato sul campo di battaglia che si comporta in modo più responsabile di quello israeliano nel cercare di evitare vittime civili. Prima di attaccare postazioni di Hamas, l’esercito israeliano è l’unico al mondo, e probabilmente nella storia, che – se appena possibile – con volantini, annunci telefonici e messaggi SMS avverte dell’imminente attacco coloro che abitano nell’edificio usato per nascondere o lanciare missili diretti contro i nostri civili. Per contro, è legittimo domandarsi che razza di movimento di “resistenza” sia quello che usa deliberatamente luoghi di culto, scuole e abitazioni civili come arsenali e basi di lancio. La risposta è semplice: quello che usa anche ed esplicitamente donne e bambini del proprio popolo come scudi umani.

(Da: Jerusalem Post, 5.1.09)

Un filmato delle Forze di Difesa israeliane mostra terroristi palestinesi della striscia di Gaza che sparano granate di mortaio da una scuola elementare Onu

Un filmato che documenta in modo grafico l’indottrinamento e l’abuso dei bambini palestinesi operato dai terroristi

http://it.youtube.com/watch?v=eTGbP55HGi8

“15 secondi” ovvero: il tempo che hanno gli abitanti di Sderot per mettersi in salvo tra il suono dell’allarme e la caduta del missile Qassam lanciato dalla striscia di Gaza.

http://www.sderotmedia.com/bin/videos.cgi?q=watch&id=1686