Una vittoria d’Israele

Un intero paese pronto a qualunque rischio e sacrificio pur di salvare la vita di un solo soldato.

Di Miki Goldwasser

image_3259Ora vedremo palchi decorati a festa, bandiere al vento e masse giubilanti per le vie di Gaza. Vedremo braccia levate al cielo con le dita a V in segno di vittoria. Gaza festeggerà e, con mio grande rammarico, Israele sarà colpito da queste immagini.
Cari concittadini, rifletteteci: le famiglie dei terroristi scarcerati sono felici come lo siamo noi per il ritorno a casa di Gilad Shalit. Ma la loro non è affatto una vittoria, e lo sanno. Sono mortificati per il fatto che così tanti terroristi palestinesi sono stati scarcerati in cambio di un solo soldato israeliano. Statene certi: loro se ne rendono conto e sentono questa umiliazione. Si rendono conto che non devono valere molto, se sono disposti a scambiare più di mille dei loro per un solo soldato israeliano. Credete davvero che gli abitanti di Gaza non siano invidiosi, di noi israeliani, che siamo così uniti e solidali attorno a un solo soldato? È impossibile non invidiarci. Guardate le reazioni nel mondo: sono tutti sbalorditi.
In Israele i sentimenti della gente tendono a oscillare da un estremo all’altro: questa volta, diamo ascolto alla ragione e non lasciamoci ingannare dalle immagini che arrivano da Gaza. Le scene di giubilo sono insincere. A parte i famigliari degli scarcerati, non credo proprio che la maggior parte degli abitanti di Gaza siano granché felici di veder tornare in circolazione dei teppisti violenti e criminali che hanno assassinato senza pietà anche palestinesi e loro figli. I detenuti scarcerati sono per lo più dei gangster che si sono presi la libertà di derubare e uccidere anche la loro stessa gente. Vi ricordate le immagini di quella cerimonia di nozze, a Gaza, dove i famigliari in festa venivano aggrediti e ammazzati da una banda di Hamas per il solo fatto che avevano osato festeggiare in modo inappropriato? Sono sicura che gli abitanti di Gaza sono molto preoccupati per quel che li aspetta.
Oggi è il giorno della nostra vittoria. Il giorno in cui abbiamo deciso che i nostri valori e la fiducia nella rettitudine del nostro modo di vivere continueranno a guidarci. Finché non ci sarà la pace – e quanto speriamo che arrivi presto – i nostri figli continueranno a servire il paese in divisa con la massima fiducia, e le madri potranno continuare ad affidare i loro figli a comandanti degni di quella fiducia. Quando i ragazzi chiederanno al ministro della difesa, al capo di stato maggiore e anche a se stessi “Se cadrò nelle mani del nemico, il mio paese farà di tutto per salvarmi?”, la risposta è: “Sì”. È l’impegno che lo stato si assume verso i propri ragazzi sotto le armi.

(Da: YnetNews, 18.10.11)

Miki Goldwasser, autrice di questo articolo, è la madre del riservista israeliano Ehud Goldwasser, sequestrato e ucciso da Hezbollah, in Libano, nel 2006

Nella foto in alto: L’abbraccio fra Gilad Shalit e il padre Noam, martedì, in Israele

Si veda anche:

“Non mi vedrete piangere, qui”
Due donne eccezionali, ai funerali di Ehud Goldwasser

http://www.israele.net/articolo,2194.htm