Il disastroso fallimento della dittatura militarista di Hamas

Il fiume di aiuti internazionali – 42mila dollari all’anno per ogni famiglia – avrebbero potuto fare di Gaza la Singapore del Medio Oriente

Di Anna Mahjar-Barducci

Anna Mahjar-Barducci, giornalista e scrittrice italiana di origine marocchina da parte di madre, autrice di questo articolo

Migliaia di palestinesi si sono presentati alle Camere di commercio di Gaza per ottenere il permesso di lavoro in Israele. Questo mese, le autorità israeliane hanno infatti aumentato a 7mila il numero di permessi per gli abitanti della striscia (2mila in più rispetto ad agosto). Le immagini che arrivano da Gaza mostrano calche di palestinesi disperati che si spingono l’uno con l’altro per potere accedere agli uffici e ricevere la tanto desiderata documentazione per attraversare il valico di Erez ed entrare finalmente in Israele.

Le lunghe file di palestinesi fuori dalle Camere di commercio sembrano però surreali. Solo pochi mesi fa, Hamas aveva lanciato da Gaza migliaia di missili sullo stato ebraico per undici giorni consecutivi, mostrando video della popolazione festante ogniqualvolta un target veniva colpito a Tel Aviv o nel sud del Paese. Nonostante la propaganda sponsorizzata da Hamas, il popolo sembra volere semplicemente arrivare in pace a fine mese. La realtà infatti è che la maggior parte dei palestinesi lascerebbero molto volentieri la Gaza governata dal movimento islamista per la possibilità di poter vivere in Israele, dove ci sono libertà di parola, opportunità di impiego, diritti lavorativi, stipendi più alti e previdenza sociale.

Le foto delle decine di migliaia di palestinesi accalcati per andare in Israele mostra chiaramente come Hamas a Gaza abbia fallito. Negli ultimi sei anni, il Qatar ha destinato solo a Gaza più di 1,4 miliardi di dollari, mentre dal 2008 al 2016 Ue, Usaid, Nazioni Unite e altri enti internazionali hanno dato 20,3 miliardi di dollari per Gaza e la Cisgiordania. Se consideriamo soltanto i finanziamenti dati dall’emirato qatarino, otteniamo un aiuto di circa 234 milioni di dollari all’anno per una popolazione di circa 2 milioni di persone (molto meno di Roma città), con un numero di famiglie calcolato intorno a 5.600. Se questi aiuti qatarini fossero dati per famiglia, ciascuna otterrebbe un budget di circa 42mila dollari all’anno.

Palestinesi del campo di Jabalia, striscia di Gaza settentrionale, in coda per richiedere permessi di lavoro in Israele

Gli aiuti però sembrano avere arricchito soltanto i leader di Hamas. Secondo il sito israeliano Globes, nel 2016 l’ex capo del movimento Khaled Mashaal avrebbe accumulato dai 2 ai 5 miliardi di dollari. Inoltre, il quotidiano saudita Asharq AI-Awsat ha riportato che a Gaza ci sarebbero 600 milionari in dollari, molto probabilmente legati a Hamas. Nel 2018, Avigdor Lieberman, allora ministro della difesa di Israele, aveva detto che Gaza avrebbe «il potenziale per diventare la Singapore del Medio Oriente» se gli investimenti e gli aiuti economici fossero destinati a migliorare la condizione dei residenti dell’enclave palestinese «invece di promuovere il terrorismo». Si calcola infatti che, solo per costruire la rete di tunnel utilizzati per spostare armi e miliziani, Hamas abbia speso più di 90 milioni di dollari.

Per molti palestinesi di Gaza il permesso per entrare in Israele rappresenta pertanto quell’opportunità di avere accesso a un lavoro dignitoso che fino a ora è stata negata loro da Hamas.

(Da: La Ragione, informazionecorretta.com, 15.10.21)