18 gennaio 2022

I diplomatici europei hanno “l’istinto pavloviano di attaccare Israele automaticamente senza conoscere i fatti”. Lo ha detto lunedì un funzionario del Ministero degli esteri a seguito delle critiche per la decisione di demolire un’azienda araba costruita abusivamente su proprietà pubblica a Gerusalemme. “Gli ambasciatori che oggi hanno attaccato Israele si sono confusi – ha detto il funzionario – Invece di prendere le difese dei residenti (arabi), hanno preso le difese dei fuorilegge”. Le accuse europee sono puntualmente arrivate quando alcuni membri della famiglia Salhia di Gerusalemme est hanno teatralmente minacciato di darsi fuoco sul tetto dell’edificio, mentre la polizia procedeva alla demolizione di un asilo e due magazzini di cui rivendicano la proprietà, lasciando peraltro intatte le due abitazioni temporanee altrettanto abusive. L’evacuazione dell’area è stata autorizzata dal tribunale distrettuale di Gerusalemme. La Municipalità intende costruire sul terreno demaniale un complesso educativo destinato ai residenti arabi della città, che includerebbe una scuola per bambini con bisogni speciali, sei classi pre-scolari, sale per attività e campi sportivi. “L’Europa chiede sempre a Israele di costruire strutture per gli arabi di Gerusalemme est e poi attacca Israele quando lo fa” ha protestato il funzionario, dicendo che il Ministero degli esteri “vede queste reazioni come scollegate dalla realtà”. La Municipalità di Gerusalemme ha respinto le affermazioni degli accusatori. “Contrariamente a quanto affermato dalla famiglia Salhia – afferma il Comune – non è vero che quegli edifici si trovano sul terreno da decenni: sono stati costruiti illegalmente negli ultimi anni e l’acquisizione abusiva di proprietà pubbliche da parte della famiglia impedisce a centinaia di bambini della zona con bisogni speciali di godere dei servizi educativi basilari che il Comune intende fornire. L’affermazione secondo cui il terreno verrebbe ‘espropriato’ per essere trasferito a residenti ebrei è totalmente infondata”.