27 settembre 2021

Circa 300 leader locali iracheni hanno chiesto venerdì di normalizzare i legami con Israele e abrogare la legge che proibisce rapporti tra civili iracheni e israeliani. Intervenendo a una conferenza a Erbil, capitale della regione parzialmente autonoma del Kurdistan iracheno, personalità di spicco sia sunnite che sciite hanno chiesto che l’Iraq diventi il prossimo paese a maggioranza musulmana ad aderire agli Accordi di Abramo e a stabilire relazioni diplomatiche con Israele. “Dal giorno in cui questo governo è entrato in carica – ha commentato il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid – il nostro obiettivo è stato quello di ampliare gli Accordi di Abramo. Questo evento in Iraq ispira speranza circa luoghi a cui prima non avevamo pensato. Noi e l’Iraq condividiamo una storia e radici comuni e ogni volta che qualcuno si apre a noi, facciamo di tutto per rispondere”. Sabato il primo ministro Naftali Bennett ha detto che Israele tende la mano in pace. “Questo è un appello che viene dal popolo e non dal governo – ha detto Bennett – ed è importante per il suo riconoscimento dei torti perpetrati contro gli ebrei iracheni e lo stato di Israele”. L’Iraq è ufficialmente in stato di guerra contro Israele sin da quando lo stato ebraico venne fondato nel 1948. Soldati iracheni hanno preso parte a tre guerre arabe contro Israele. Il programma segreto di armi nucleari di Saddam Hussein venne fermato da Israele con il bombardamento del reattore di Osirak nel 1981. Nel 1991 il dittatore iracheno lanciò decine di missili Scud sulle città israeliane nel tentativo di trascinare Israele nella Guerra del Golfo fra Iraq e coalizione internazionale. Ancora oggi, la legge irachena prevede il carcere fino all’ergastolo per i cittadini che intrattengano contatti con israeliani. Domenica le autorità irachene hanno annunciato d’aver emesso mandati di arresto a carico di due iracheni che hanno partecipato alla conferenza: Sahar al-Ta’i, alta funzionaria del Ministero della Cultura iracheno, e il leader tribale Wisam al-Hardan, che ha invocato la riconciliazione con Israele in un editoriale di venerdì sul Wall Street Journal nel quale faceva anche riferimento all'”esodo di massa e all’espropriazione a metà del XX secolo della maggior parte della popolazione ebraica irachena, una comunità con 2.600 anni di storia”. “Le cosiddette leggi anti-normalizzazione – aveva detto al-Hardan alla conferenza – sono moralmente ripugnanti e sono state ripetutamente denunciate dalla comunità internazionale come un attacco ai diritti umani e alla libertà di espressione”. Secondo sito di news iracheno Shafaq, al-Hardan ha successivamente ritrattato le sue dichiarazioni pro-normalizzazione. Le autorità irachene hanno detto che tutti i 300 partecipanti saranno arrestati “non appena le loro identità saranno individuate”.“Erbil deve impedire queste riunioni terroriste sioniste – ha dichiarato l’alto esponente religioso sciita iracheno Muqtada al-Sadr – Il governo deve arrestare tutti i partecipanti”.

L’intervento di Sahr al-Ta’i alla conferenza di Erbil venerdì scorso (clicca per ingrandire)