8 ottobre 2021

Varie fazioni palestinesi hanno espresso indignazione e minacciato un’escalation di violenze, giovedì, dopo la sentenza di un tribunale che ha affermato per la prima volta il diritto dei fedeli ebrei di pregare “in silenzio” sulla spianata del Monte del Tempio di Gerusalemme (il luogo più santo dell’ebraismo, dove sorgono anche la moschea di al-Aqsa e la Cupola della Roccia). La Corte ha accolto l’appello di Aryeh Lipo, un visitatore ebreo che era stato allontanato e bandito dal complesso per 15 giorni dopo che un agente di polizia gli aveva ordinato di smettere di pregare durante una visita a Yom Kippur. Secondo la giudice Bilha Yahalom, un video mostra che il comportamento del ricorrente non ha violato la legge o le norme di pubblica sicurezza sul Monte del Tempio poiché pregava da solo e in silenzio in modo non esteriore né visibile. La Corte ha affermato che pregare in questo modo non costituisce un “atto criminale”. Haitham Abu Alfoul, portavoce del ministero degli esteri giordano, ha definito la decisione una “flagrante violazione della legittimità internazionale” e dello “status quo della moschea di al-Aqsa”, affermando che il Waqf giordano è l’unico organismo responsabile della gestione del sito. Hamas ha definito la sentenza una “chiara dichiarazione di guerra” e una “palese aggressione contro la benedetta moschea di al-Aqsa”, esortando palestinesi e arabi israeliani a “fare da baluardo contro l’occupazione”. Hamas ha anche esortato i paesi arabi e musulmani ad “assumere il loro ruolo nella difesa della moschea”, aggiungendo che la moschea e tutta la spianata “aspettano le masse di conquistatori liberati”. La Jihad Islamica palestinese ha espresso indignazione, definendo la sentenza “un attacco alla santità della moschea di al-Aqsa e al puro diritto dei musulmani ad essa”, e ha minacciato conseguenze sottolineando che i palestinesi “affronteranno qualsiasi tentativo di colpire la al-Aqsa con tutta la loro forza, fermezza e la determinazione implacabile”. Il governatore di Gerusalemme per l’Autorità Palestinese, Adnan Ghaith, ha detto che consentire preghiere silenziose costituisce un pericoloso precedente, sostenendo che tale decisione fa parte di un tentativo di dividere il complesso per aprire la strada “alla costruzione del Terzo Tempio”.