A Gerusalemme ci sono già molte rappresentanze diplomatiche… per il palestinesi

Evidentemente tanti stati del mondo portano più rispetto per i sentimenti nazionali palestinesi che per quelli degli ebrei

Di Baruch Stein

Baruch Stein, autore di questo articolo

Quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò l’intenzione di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme era chiaro che quel gesto simbolico, che personalmente non ritenevo necessario, avrebbe causato un’ondata di polemiche diplomatiche. E’ anche chiaro, tuttavia, che era necessario un cambiamento di politica, sebbene non fosse strettamente necessario traslocare l’ambasciata.

In precedenza sembrava universalmente pattuito che un riconoscimento internazionale dello status di Gerusalemme sarebbe arrivato solo nel quadro di un accordo finale fra israeliani e palestinesi. In linea con tale posizione, la risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite proibisce di collocare missioni diplomatiche nella città. Ma questa posizione, che sembra cristallina, solleva un problema non da poco. Se è vero che l’ambasciata americana a Tel Aviv era la sede della missione diplomatica statunitense in Israele, essa tuttavia non era l’unica sede diplomatica americana nella zona. Gli Stati Uniti hanno anche una delegazione separata che gestisce le relazioni con l’Autorità Palestinese, e questa delegazione americana presso l’Autorità Palestinese ha sede da molto tempo a Gerusalemme, e così pure quelle analoghe di molti altri paesi.

È difficile considerare equilibrato questo stato di cose, specialmente nel caso di paesi che si sono scagliati con forza contro lo spostamento dell’ambasciata americana. Il primo ministro britannico Theresa May ha ripetutamente espresso tale opposizione. A dicembre ha diffuso una dichiarazione in cui dice: “Non siamo d’accordo con la decisione degli Stati Uniti di trasferire la loro ambasciata a Gerusalemme e di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele prima di un accordo sullo status finale. Riteniamo che ciò non sia di aiuto alle prospettive di pace nella regione. L’ambasciata britannica in Israele ha sede a Tel Aviv e non abbiamo intenzione di spostarla. Gerusalemme dovrebbe essere la capitale condivisa dei due stati, israeliano e palestinese”.

La rappresentanza diplomatica britannica a Gerusalemme, che fra l’altro cura i rapporti con l’Autorità Palestinese

La dichiarazione di Theresa May non fa alcuna menzione della rappresentanza britannica presso l’Autorità Palestinese, che è già situata a Gerusalemme. Theresa May ha poi invocato “le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”, ma la stessa politica britannica, così come quella di molti altri paesi, costituisce una chiara violazione – completamente ignorata – della risoluzione 478, mentre la “violazione” dell’amministrazione Trump è stata abbondantemente criticata in tutto il mondo. Per aggiungere al danno la beffa, diverse delegazioni straniere presso l’Autorità Palestinese hanno sede non solo a Gerusalemme, ma addirittura a Gerusalemme ovest. E’ il caso anche delle rappresentanze di diversi paesi europei. Comunemente si presume che un futuro accordo israelo-palestinese dividerà la città all’incirca lungo la linea che la divideva prima della guerra dei sei giorni del 1967, con alcuni aggiustamenti. Si presume che Gerusalemme est, occupata dai giordani nel periodo 1948-’67, servirà come capitale dello stato palestinese e che Israele manterrà la parte ovest, come era prima della guerra dei sei giorni.

Il Medio Oriente è una regione ad alta instabilità, e si dovrebbe evitare ogni misura che possa essere interpretata come un’inutile interferenza in aree di conflitto. Ma se la sede delle rappresentanze diplomatiche deve essere considerata un’espressione di come i vari paesi ed enti internazionali ritengono che la zona debba essere divisa, o di come intendano astenersi dal prendere posizione su un tema altamente controverso, allora ciò dovrebbe riflettersi nel posizionare sia le delegazioni diplomatioche presso Israele sia quelle presso l’Autorità Palestinese.

Il trasferimento dell’ambasciata americana non ha pregiudicato il risultato dei futuri negoziati israelo-palestinesi. Ha solo posto rimedio a un pregiudizio in uno dei due soli modi in cui lo si poteva fare. I paesi che hanno rappresentanze diplomatiche presso i palestinesi a Gerusalemme devono scegliere: o tengono a Gerusalemme sia le delegazioni per l’Autorità Palestinese che quelle per Israele (come fanno ora gli Stati Uniti), oppure non tengono a Gerusalemme nessuna delle due (e tengono a Tel Aviv quella per Israele e a Ramallah quella per i palestinesi).

Ma evidentemente tanti paesi del mondo portano più rispetto per i sentimenti nazionali palestinesi che per quelli degli ebrei.

(Da: Jerusalem Post, 4.6.18)