Abu Mazen ammette: premi in denaro ai terroristi già prima del ’67 (quando Cisgiordania e Gaza non erano ancora sotto controllo israeliano)

Siccome Israele ha decurtato la quota di tasse destinate ai “martiri”, l’Autorità Palestinese rifiuta l’intera somma. Abu Mazen: “Che se la tengano”

E’ dal 1965 che la dirigenza palestinese paga vitalizzi ai terroristi detenuti e ai famigliari di quelli morti o feriti compiendo attentati. Lo ha detto apertamente il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) parlando lo scorso 19 febbraio davanti a una delegazione di membri del Congresso degli Stati Uniti e di esponenti dell’organizzazione “pacifista” americana J-Street. Il video del suo discorso, trasmesso dalla tv dell’Autorità Palestinese, è stato sottotitolato in inglese dal Middle East Media Research Institute (MEMRI).

Attaccando Israele per la decisione di decurtare dalle entrate fiscali, che riscuote per conto dei palestinesi, la quota che l’Autorità Palestinese versa mensilmente ai terroristi, Abu Mazen ha affermato: “Se avessimo anche solo da 20-30 milioni di shekel (4,8-7,3 milioni di euro), che è la somma versata ai famigliari dei martiri, la verseremmo comunque a loro. Se l’Autorità Palestinese non avesse altro che quella somma, io la verserei alle famiglie dei martiri, ai prigionieri e ai feriti”.
(Da: MEMRI, 25.2.19)

 

Abu Mazen, presidente dell’Autorità Palestinese: «[…] Israele ha detto che il governo palestinese versa soldi ai terroristi. Chi sono questi terroristi? Sono i martiri [shahīd], i prigionieri, i feriti. Dal 1965 paghiamo loro e le loro famiglie. Ora Israele ha deciso di dedurre questa somma dalle tasse che riscuote per noi. In effetti, abbiamo deciso di rifiutare di ricevere tutti i fondi delle tasse. Non li vogliamo. Che se li tengano. Se avessimo anche solo da 20-30 milioni di shekel, che è la somma [mensile] versata ai famigliari dei martiri, la verseremmo comunque a loro. Se l’Autorità Palestinese non avesse altro che quella somma, io la verserei alle famiglie dei martiri, ai prigionieri e ai feriti.»