Attaccando il politico arabo-israeliano, Abu Mazen ha mostrato ancora una volta il suo vero volto

Il capo dell'Autorità Palestinese esprime “rifiuto e disgusto" per l’idea stessa di uno stato nazionale ebraico e torna a minacciare l’accesso degli ebrei ai luoghi santi

Di Hillel Frisch

Hillel Frisch, autore di questo articolo

L’immediata condanna espressa il mese scorso dal presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen nei confronti del leader del partito Ra’am Mansour Abbas per aver affermato che lo stato ebraico è destinato a restare tale, dimostra ancora una volta che il capo palestinese non ha intenzione di fare la pace con Israele.

Molti esponenti europei e una parte della sinistra israeliana, compresi alcuni ex ufficiali della sicurezza, sono tutti concordi nel coltivare la speranza che Abu Mazen sia un uomo di pace.

Mansour Abbas, capo del ramo meridionale del partito Ra’am collegato al “ramo meridionale” del Movimento islamico israeliano, è entrato nella coalizione di governo guidata da Naftali Bennet e Yair Lapid, che ha rimosso Benjamin Netanyahu dalla carica di premier.

Che un politico arabo israeliano affermi che Israele è nato come stato ebraico e rimarrà uno stato ebraico, e insista sul fatto che il pubblico arabo sia realista e si batta per il proprio status all’interno dello stato ebraico, costituisce una positiva svolta degli eventi. Mansour Abbas è andato ben oltre la tradizionale posizione delle “colombe” in campo arabo israeliano che lavorano all’interno dello stato ebraico per trasformarlo nel cosiddetto “stato di tutti i suoi cittadini”, cioè in uno stato bi-nazionale che non sia più espressione dell’autodeterminazione del popolo ebraico.

Abu Mazen: “L’abbiamo detto: noi non riconosceremo Israele come stato ebraico”

Abu Mazen ha reagito alle dichiarazioni di Mansour Abbas con roboanti parole di condanna, esprimendo il “rifiuto e disgusto” dei palestinesi per il riconoscimento dello stato ebraico da parte del leader Ra’am. Queste “dichiarazioni irresponsabili – ha tuonato Abu Mazen – alimentano i gruppi estremisti di destra nella società israeliana” che “militano contro la religione [islamica] e contro il retaggio del popolo palestinese che risale dall’inizio dei tempi” e rafforzano il “progetto sionista imperialista “. Abu Mazen ha aggiunto che le dichiarazioni di Mansour Abbas accrescono la determinazione dei coloni a “profondare” con la loro presenza la moschea di Al Aqsa.

Come al solito, col termine “moschea di Al Aqsa” Abu Mazen si riferisce ovviamente all’intero complesso del Monte del Tempio, giacché sa benissimo che gli ebrei non entrano né potrebbero entrare nella moschea vera e propria. Ma considerando che il Monte del Tempio, in ebraico Har Habayit, è il sito dove sorgevano il due Templi ebraici, il primo distrutto da Nabucodonosor II di Babilonia e il secondo dai Romani, ci si chiede che tipo di pace il leader dell’Autorità Palestinese abbia in mente quando sostiene che con la loro sola presenza gli ebrei “profanano” il luogo più sacro dell’ebraismo.

Va da sé che tutto questo non è una novità per il pubblico israeliano, che conosce Abu Mazen e sa che si procurò un dottorato in “negazione della Shoà”. Più di recente, il capo palestinese ha violentemente attaccato gli statisti arabi che hanno osato normalizzare le relazioni con Israele nel quadro degli Accordi di Abramo. Naturalmente, mettere in dubbio il presunto ruolo pacificatore di Abu Mazen va oltre la retorica e le posizioni ideologiche. All’età di 86 anni, è assai improbabile che Abu Mazen possa moderare la sua convinzione che lo stato ebraico è come tale illegittimo. Ma quand’anche dovesse sorprendere il mondo con un ripensamento, probabilmente non avrebbe le forze per indurre i palestinesi a seguirlo. Per il momento è impegnato nello sforzo di soggiogare qualsiasi voce che parli seriamente di pace.

Esiste tutta una letteratura che sostiene la tesi secondo cui tanti leader israeliani, dai tempi di Moshe Sharrett e Golda Meir a quelli di Yitzhak Shamir e Shimon Peres, avrebbero mancato tutta una serie di presunte occasioni per fare la pace. La reazione automatica di Abu Mazen alle dichiarazioni di Mansour Abbas serve almeno a questo: a mettere in guardia il pubblico israeliano dal farsi gabbare.

(Da: jns.org, 4.1.21)