Bennett capisce Zelensky, respinge il parallelo con la Shoà, afferma che la mediazione è in corso

Giusto il paragone fra Ucraina e Israele, due paesi democratici minacciati da dittature che vorrebbero cancellarli come stati indipendenti. Ma la Shoà è tutt’altra cosa

Il discorso del presidente ucraino Volodymyr Zelensky seguito dagli israeliani via Zoom

Nel suo tour virtuale dei parlamenti occidentali, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky cerca di volta in volta di “customizzare” il suo appello. Parlando a Westminster ha fatto riferimento a Winston Churchill, rivolgendosi a Capitol Hill ha citato Martin Luther King. Ha cercato di fare la stessa cosa rivolgendosi domenica via Zoom ai parlamentari israeliani, ma è stato quasi un boomerang.

“Atteso con passione – ha scritto Fiamma Nirenstein (Il Giornale, 21.3.22) – Zelensky si è affacciato dalla sua tragedia sul parlamento e su una grande piazza di Tel Aviv zeppa di gente e bandiere: l’emozione reciproca vibrava nell’aria. Quasi tutti e 120 i membri della Knesset si sono affacciati con ansia e devozione alle finestre dello Zoom. I membri del governo da giorni ripetevano a ogni microfono che è un grande onore che insieme agli Stati Uniti, alla Germania, all’Inghilterra, all’Unione Europea, Zelensky avesse scelto di parlare anche a Israele. Il gioco dell’identificazione e delle similitudini storiche all’inizio è stato coraggioso, e ha toccato l’epos sionista da tutti i lati: Zelensky, pallido e smunto di fatica come un soldato israeliano, ha citato Golda Meir col suo famoso detto ‘Vogliamo la pace, ma non l’otterremo mai se i nostri vicini ci vogliono morti’, e ha parlato della determinazione vitale e coraggiosa di Israele circondato da nemici, come quella del suo popolo”.

Poi però – scrive Lahav Harkov sul Jerusalem Post (21.3.22) – ha portato il paragone, che aveva già fatto, tra la situazione del suo paese e la seconda guerra mondiale a un livello ulteriore dedicando la maggior parte del suo breve discorso alla comparazione con la Shoà, e suscitando l’effetto opposto di quello che verosimilmente aveva sperato. Zelensky ha chiuso il suo discorso dicendo: “Gli ucraini hanno fatto la loro scelta. Ottant’anni anni fa. Hanno salvato gli ebrei. Ecco perché i Giusti tra le Nazioni sono tra noi. Popolo d’Israele, ora hai da fare questa scelta”.

Ma gli israeliani conoscono bene la storia della Shoà. Più di un milione e mezzo gli ebrei furono assassinati in Ucraina. La polizia ausiliaria ucraina radunava gli ebrei perché venissero massacrati a Baby Yar, Leopoli, Zhytomyr. Circa 80.000 ucraini si arruolarono volontari nelle SS, contro i 2.673 casi documentati di ucraini che rischiarono la vita per salvare ebrei. E già prima di allora, alcuni dei peggiori pogrom della storia ebraica erano stati perpetrati in quella che oggi è l’Ucraina. Gelido il commento del parlamentare Simcha Rothman: “Non capisco l’ucraino, ma se la traduzione che ho sentito è corretta, Zelensky ci ha chiesto di comportarci con gli ucraini come loro si comportarono con noi ottant’anni anni fa. Mi dispiace, ma penso che dovremo respingere la richiesta. Dopotutto, siamo una nazione morale”.

“Niente di tutto questo dovrebbe avere importanza nel 2022 – continua Lahav Harkov – quando la Russia invade l’Ucraina e bombarda brutalmente i suoi centri civili. E, infatti, l’opinione pubblica israeliana è fortemente a favore dell’Ucraina in questa guerra, nonostante la sua storia sanguinosa e violenta verso gli ebrei. Ma è Zelensky che ha tirato fuori il tema della Shoà per rimproverare severamente la posizione di Israele, e ha proprio toccato il tasto sbagliato”.

Scrive Ariel Bulshtein: “Se il presidente ucraino voleva davvero fare appello alla sensibilità degli israeliani e sottolineare le similitudini con il suo popolo che sta lottando ostinatamente e coraggiosamente per la propria indipendenza contro un perfido nemico, il paragone più ovvio e corretto era davanti ai suoi occhi: la lotta dell’Ucraina contro l’assalto spietato di Putin è simile alla lotta di Israele contro l’aggressione araba. La coraggiosa difesa dell’Ucraina da parte di cittadini di tutte le nazionalità (ucraini, russi, ebrei e altri) contro il crudele invasore ricorda la posizione degli ebrei contro gli eserciti arabi invasori nella guerra d’Indipendenza e nelle guerre che seguirono. Il proclama russo secondo cui lo stato ucraino non ha il diritto di esistere è analogo alla fissazione araba sul fatto che lo stato ebraico non ha il diritto di esistere. E i mezzi impiegati dai russi sono simili nella loro brutalità alla strategia dei nemici di Israele basata sul prendere di mira principalmente e intenzionalmente la popolazione civile. Non per niente le uniche manifestazioni a favore dell’invasione russa si sono svolte in Siria e nell’Autorità Palestinese. Non è un caso che solo Hamas e Hezbollah hanno mostrato affinità per le azioni di Putin, e che i volontari e i mercenari che si uniscono all’esercito di Putin provengano da questi luoghi. Non per niente la Lista (araba) Congiunta è stata l’unica formazione politica in Israele a boicottare il discorso di Zelensky. (Da: Israel HaYom, 21.3.22)

Bennett: “Zelensky è un leader in lotta, gli israeliani possono essere fieri degli aiuti dell’Ucraina”.
E Zelensky smorza le critiche: “Apprezziamo l’aiuto e capiamo la posizione di Israele”

Il primo ministro israeliano Naftali Bennett (a sinistra) e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky

Gli israeliani possono essere fieri della generosità del loro paese verso l’Ucraina, ha affermato lunedì il primo ministro Naftali Bennett all’indomani delle aspre critiche del presidente ucraino Zelensky, peraltro ammorbidite nei commenti rilasciati poche ore dopo il discorso via Zoom ai parlamentari della Knesset.

“Sin dai primi momenti Israele si è adoperato per l’Ucraina – ha detto Bennett in un saluto rivolto al personale di un ospedale da campo israeliano, la prima struttura di questo tipo che un paese abbia costruito in Ucraina – Abbiamo mandato aerei con tonnellate di attrezzature mediche e medicine. Stiamo aiutando in molti modi, compresi gli sforzi di mediazione. Stiamo gestendo questa drammatica crisi in modo sensibile, generoso e responsabile, bilanciando le diverse considerazioni, che sono complicate. Oggi voglio dirlo chiaramente: Israele e la popolazione israeliana possono essere orgogliosi dell’aiuto e del contributo dello stato d’Israele ai cittadini ucraini. Non sono molti i paesi che hanno fatto altrettanto”.

Dal canto suo, Zelensky domenica sera (poche ore dopo aver paragonato la situazione dell’Ucraina alla Shoà e aver chiesto a Israele di inviare armi al suo paese) ha affermato in un video-messaggio sul suo canale Telegram di apprezzare gli sforzi di Israele per mediare tra Kiev e Mosca. “Certo, Israele ha i suoi interessi, la strategia per proteggere i suoi cittadini. Capiamo tutto – ha detto Zelensky – Il primo ministro di Israele Bennett sta cercando di trovare un modo per tenere colloqui, e noi gli siamo grati per questo. Siamo grati per i suoi sforzi volti a dare inizio prima o poi a colloqui con la Russia, magari a Gerusalemme. Quello è il posto giusto per trovare la pace. Se è possibile”.

L’ospedale da campo israeliano a Mostyska, in Ucraina

Lunedì, in una conferenza di Yediot Aharonot Bennett ha sottolineato queste parole di Zelensky della sera prima e ha aggiunto che “nelle ultime settimane ci sono stati alcuni progressi tra le parti, anche se il divario su una serie di temi fondamentali resta grande”. Secondo Bennett, i progressi consistono nel fatto che i russi non cercano più di deporre Zelensky e di smilitarizzare completamente l’Ucraina, e che l’Ucraina ha fatto marcia indietro sul tentativo di aderire alla Nato. “Stiamo cercando di mediare, insieme ai nostri amici nel mondo, ma c’è ancora molta strada da fare – ha spiegato Bennett – Abbiamo posizionato Israele in modo tale da avere con entrambe le parti comunicazioni continue che siano oneste e aperte e che possano portare risultati”.

A una domanda sul paragone fatto da Zelensky con la Shoà, Bennett ha evitato di criticarlo. “Non posso immaginare cosa voglia dire essere nei panni di Zelensky – ha detto – E’ un leader che si batte per la vita del suo paese e del suo popolo, che stanno affrontando una guerra molto dura, con centinaia di morti e milioni di sfollati. Personalmente – ha aggiunto Bennett – credo che la Shoà non si possa paragonare a nulla. E’ un evento unico nella storia del mondo, lo sterminio metodico e su scala industriale di un intero popolo nelle camere a gas. Un evento senza eguali”.

Se Israele non sta dando all’Ucraina batterie antimissile “Cupola di ferro”, ha continuato il primo ministro, è perché il governo deve bilanciare “generosità e sensibilità per la grande sofferenza del popolo ucraino con la responsabilità nei confronti dell’esistenza dello stato d’Israele e dei suoi cittadini”.

Anche il ministro degli esteri Yair Lapid ha ricordato gli aiuti umanitari di Israele all’Ucraina. “Israele non sta con le mani in mano – ha detto – Dove c’è sofferenza e orrore, tendiamo una mano di conforto e facciamo di tutto per aiutare. Insieme a questo ospedale da campo, non inviamo solo personale medico d’eccellenza ma anche i nostri cuori, il nostro sostegno e la nostra identificazione. Questa è una guerra crudele e non necessaria, e deve finire”. Una guerra, ha concluso Lapid, che ricorda a Israele “che dobbiamo essere sempre forti e sempre in grado di difenderci in qualsiasi momento e in qualsiasi condizione”.

L’ospedale da campo israeliano “Shining Star” a Mostyska, in Ucraina, inizia a funzionare martedì con 60 membri del personale dello Sheba Medical Center e dello Schneider Children’s Hospital. L’ospedale da campo, che comprende fra l’altro un reparto pediatrico, un reparto maternità, un pronto soccorso e una struttura di telemedicina, è stato finanziato dai Ministeri della salute e degli esteri, insieme alla Schustermann Family Foundation e al Joint Distribution Committee.
(Da: YnetNews, 21.3.22)

Boicottando Zelensky, la Lista araba Congiunta dimostra di vivere nel passato

Da sinistra a destra, i parlamentari di Hadash Ofer Kassif, Aida Touma-Sliman e Ayman Odeh

Editoriale del Jerusalem Post
Ancora una volta, la Lista (araba) Congiunta, guidata dal partito Hadash, ha deciso di schierarsi dalla parte sbagliata della storia. Poco prima che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky tenesse il suo discorso rivolto ai parlamentari della Knesset, il partito ha annunciato che i suoi membri non avrebbero presenziato. L’unico membro ebreo della fazione, il parlamentare di Hadash Ofer Kassif, ha spiegato la posizione sabato sera: “A differenza delle affermazioni che sentiamo giorno e notte nei mass-media occidentali, e anche in Israele, questa non è una guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre. In Ucraina il regime lavora spudoratamente a gomito con le milizie neo-naziste come Azov. Questa è la verità”. Benché si sia premurato di aggiungere quello che ormai è un must – che è contro tutte le guerre e desidera che i russi ritirino le loro forze dall’Ucraina – a quanto pare ancora una volta l’estrema sinistra in Israele si mette al servizio di regimi feroci e spietati.

Hadash è la forma attuale del Partito Comunista Israeliano. È la più grande e popolare delle formazioni arabo-israeliane (oggi peraltro sfidata dal crescente partito islamico Ra’am) e gode di una sovra-rappresentanza nella Lista Congiunta. Al momento, metà dei parlamentari della Lista Congiunta sono membri di Hadash: il leader Ayman Odeh, Aida Touma-Sliman e Kassif. E da bravi membri di un Partito Comunista, sembrano sentire il bisogno di allinearsi con idee e posizioni superate, che potevano avere qualche ragion d’essere in Israele all’inizio della Guerra Fredda ma che oggi sono patetiche e contraddittorie rispetto al loro obiettivo dichiarato: conseguire la pace.

Nell’ottobre 2020, il partito ha ufficialmente votato contro l’approvazione degli Accordi di Abramo, cioè gli accordi di pace tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Nell’ottobre 2016, il partito ha boicottato i funerali dell’ex presidente israeliano Shimon Peres che aveva ricevuto il premio Nobel per la pace ed era stato uno degli iniziatori degli Accordi di pace di Oslo. Nel marzo 2017 Hadash insieme a Balad, il partito nazionalista palestinese nella Knesset, ha condannato la decisione del Consiglio di Cooperazione del Golfo di designare Hezbollah come organizzazione terroristica. Nel dicembre dello stesso anno, mentre il presidente siriano Bashar Assad usava armi chimiche contro la sua stessa popolazione nella guerra civile siriana, Hadash rilasciava una dichiarazione in suo sostegno, lodandolo per aver ripreso il controllo della città di Aleppo: “La riunificazione di Aleppo – recitava la nota – pone fine ai piani per la spartizione della Siria ed esprime il fallimento della strategia di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, e la loro incapacità di continuare a difendere le organizzazioni terroristiche che hanno distrutto la Siria e governato col terrore sui civili”. Un testo che sintetizza tutto ciò che c’è di sbagliato nelle loro posizioni: il Partito Comunista israeliano considera gli Stati Uniti e le loro azioni come la fonte di ogni male, come se la Guerra Fredda non fosse mai finita. Quindi sì, onorevole Kassif, non c’è una guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre. Ma la situazione è chiara: c’è un paese che vuole essere libero, vuole entrare a far parte dell’Unione Europea e soprattutto si batte in nome della democrazia. E c’è un altro paese, la Russia, che vuole reimporre il controllo perduto negli anni ’90 quando l’Unione Sovietica è collassata. Solo uno dei due paesi ha invaso l’altro. Solo uno dei due paesi sta bombardando scuole, rifugi e ospedali. Solo uno dei due paesi è implicato nei tentativi di influenzare le elezioni in altri paesi e nell’invio di truppe per sostenere dittatori spietati in luoghi come la Siria.

Sarebbe ora di ricalibrare e trovare una nuova direzione. Fortunatamente, sembra che gli arabi israeliani abbiano un’alternativa in Ra’am, un partito che desidera promuovere i loro reali interessi anche a costo di collaborare con i partiti sionisti israeliani. Questa è la strada, ed è meglio che boicottare coloro che vogliono promuovere la democrazia e la pace.
(Da: Jerusalem Post, 21.3.22)