Bennett, nuovo premier israeliano: “L’alternativa a questo governo sarebbero state altre elezioni e altro odio che avrebbero distrutto il paese”

Dopo un tempestosa sessione contrassegnata da rumorose contestazioni, il governo Bennett-Lapid ha ottenuto di strettissima misura la fiducia della Knesset

Il nuovo primo ministro d’Israele, Nafatali Bennett

In un discorso ripetutamente interrotto dalle contestazioni di parlamentari avviati verso l’opposizione, il nuovo primo ministro Naftali Bennett ha presentato domenica pomeriggio alla Knesset il suo  governo che ha definito “ragionevole e responsabile”, promettendo di porre termine “a un periodo terribile di odio all’interno del popolo d’Israele”.

Faticando a farsi sentire tra le grida e gli improperi di parlamentari del Likud, di Sionismo Religioso e dei partiti ultra-ortodossi, Bennett ha affermato che il suo governo, formato da partiti di destra, di sinistra, di centro e un partito arabo islamista, si è riunito con lo scopo di porre fine a due anni di stallo politico e “riportare Israele su un sentiero assennato”. Bennett ha voluto ringraziare il premier uscente Netanyahu “per i molti anni, pieni di successi, spesi al servizio dello stato d’Israele”, e anche la moglie Sara dicendo che entrambi hanno “sacrificato molto per il paese”. Ma mentre dai banchi del Likud gli gridavano “criminale” e “bugiardo”, Bennett ha alzato la voce per dire che proprio i parlamentari del Likud stavano fornendo in quel momento la dimostrazione più evidente dell’urgente necessità di riportare “decenza e unità” nella politica israeliana. “Sono orgoglioso della capacità di sedermi con persone con opinioni molto diverse dalle mie – ha tuonato Bennett – Nel momento decisivo, ci siamo assunti la responsabilità”.

Con il voto di domenica, Bennett diventa il nuovo primo ministro israeliano, con la prospettiva d’essere sostituito fra due anni dal leader centrista Yair Lapid, di Yesh Atid, mentre Netanyahu, che ha guidato il paese complessivamente per 15 anni, diventerà il leader dell’opposizione.

Nel suo discorso, Bennett ha detto che l’alternativa a questo nuovo governo sarebbero state altre elezioni e altro odio, che avrebbero distrutto il paese. “È tempo che i leader responsabili di diversi segmenti della nazione fermino questa follia” ha detto Bennett, mentre il presidente della Knesset Yariv Levin (del Likud) cercava ripetutamente di mettere a tacere i disturbatori e ordinava l’espulsione dall’aula di diversi parlamentari. Reagendo alle grida dei contestatori, Bennett ha dichiarato: “Stiamo affrontando una sfida interna, una spaccatura fra le persone che si vede proprio in questo momento, e che ci ha portato a una tempesta di odio, a uno scontro tra fratelli, alla paralisi del paese”.

Naftali Bennett (a sinistra) e Mansour Abbas, leader del partito islamico Ra’am, durante la sessione della Knesset per il voto di fiducia

Il Likud di Netanyahu si era impegnato a una transizione ordinata del potere se la Knesset avesse approvato il nuovo governo, pur dichiarandosi furibondo per la prospettiva che Bennett diventi primo ministro nonostante alle ultime elezioni abbia ottenuto solo sette seggi. Lo scorso 23 marzo il Likud ha ottenuto 30 seggi affermandosi nettamente come il partito con il maggior numero di parlamentari, ma successivamente Netanyahu non è riuscito a trovare abbastanza alleati per mettere insieme una coalizione di almeno 61 seggi. Il governo Lapid-Bennett è sostenuto da otto dei 13 partiti presenti alla Knesset, per un totale di 61 voti (su 120): Yesh Atid (17 seggi), Blu-Bianco (8), Yisrael Beytenu (7), Laburisti (7), Yamina (6 dei suoi 7 parlamentari), Nuova Speranza (6), Meretz (6) e Ra’am (4). In realtà, al momento del voto uno dei parlamentari di Ra’am si è astenuto. I partiti avviati all’opposizione sono il Likud di Netanyahu, i partiti ultra-ortodossi Shas ed Ebraismo Unito della Torà, Sionismo Religioso di estrema destra e la Lista (araba) Congiunta.

“Questo è un momento speciale – ha sottolineato Bennett nel suo discorso – Il momento in cui il testimone della guida del paese passa, come in una gara a staffetta, da una generazione alla successiva. Lo stato d’Israele non è un paese qualunque. È il sogno di generazioni di ebrei, da Marrakech a Budapest, da Baghdad a San Francisco, un sogno che meritavamo di vedere realizzato ogni giorno davanti ai nostri occhi. Ogni generazione ha le sue sfide da affrontare e da ogni generazione nascono i leader che possono superarle. Il popolo ebraico è un popolo di forti opinioni, come sa chiunque abbia mai visto due studenti discutere sul Talmud o un dibattito su un prodotto nei corridoi di una start-up israeliana. E come vediamo anche adesso, il parlamento dello stato ebraico è un parlamento di forti opinioni. Ma ci sono momenti nella storia ebraica in cui i disaccordi tra noi vanno fuori controllo e minacciano tutto ciò che abbiamo costruito con il nostro sudore e sangue”.

Il 36esimo governo israeliano

Bennett ha detto che il suo governo lavorerà per tutti i segmenti della società, compresi quelli che non hanno sostenuto la sua decisione di costruire una coalizione con i partiti di sinistra e con l’islamista Ra’am. “Il governo che entra in carica rappresenta i cittadini israeliani da Ofra a Tel Aviv, da Rahat a Kiryat Shmona – ha detto Bennett – Proprio qui sta l’opportunità. Il nostro principio è: lavoreremo insieme e andremo avanti con ciò su cui siamo d’accordo, e c’è molto su cui siamo d’accordo”. Bennett ha promesso che il nuovo governo – il primo nella storia d’Israele in cui un partito arabo gioca un ruolo determinante – aprirà un nuovo capitolo nelle relazioni tra lo Stato e i suoi cittadini arabi. “Comprendiamo le difficoltà e le esigenze del pubblico arabo” ha affermato Bennett, impegnandosi a porre mano al gap di istruzione e infrastrutture, alla crisi degli alloggi, a sicurezza e ordine pubblico. Con una punta di ironia, Bennett ha sottolineato che “bisogna dare credito a Netanyahu per aver aperto la strada” alla cooperazione con Ra’am e il suo leader, Mansour Abbas. E’ noto che prima di Bennett, Netanyahu aveva già tentato di convincere Ra’am a sostenere il suo governo, ipotesi che tuttavia è naufragata quando è stata seccamente bocciata dal suo alleato di estrema destra Bezalel Smotrich.

Bennett ha anche teso una mano agli ultra-ortodossi, che pure l’hanno violentemente attaccato nei giorni scorsi, assicurando loro che il nuovo governo è impegnato anche verso la comunità haredi, che intende rimuovere gli ostacoli che impediscono agli ultra-ortodossi di integrarsi pienamente nella società israeliana e nel mercato del lavoro, e che rispetterà pienamente gli studi della Torà. “Siamo venuti a lavorare per tutti: veglieremo sulla Torà, che ha vegliato su di noi nella Diaspora” ha detto Bennett, che ha poi promesso di istituire una commissione ufficiale d’inchiesta sulla tragedia di Lag B’Omer al Monte Meron.

Passando alla politica estera, Bennett ha ringraziato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden per aver sostenuto Israele durante il conflitto del mese scorso con il gruppo terroristico Hamas che controlla la striscia di Gaza. “Il presidente Biden – ha ricordato Bennett – ha affermato che non vi sarà pace fino a quando questa regione non riconoscerà inequivocabilmente il diritto di Israele ad esistere come stato ebraico indipendente. È importante che questo messaggio venga ascoltato e interiorizzato in tutto il Medio Oriente”. In questo contesto, tuttavia, Bennett ha anche ribadito la ferma opposizione a un ritorno all’accordo del 2015 sul nucleare di Teheran, confermando la posizione di Netanyahu e ricordando che il programma nucleare iraniano “è sempre più vicino a un punto critico”. “Il Medio Oriente – ha detto Bennett – deve ancora riprendersi dagli effetti del primo accordo che ha foraggiato il regime iraniano con miliardi di dollari e la legittimazione internazionale. L’Iran, con la Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria, ha stabilito avamposti terroristici dalla Siria, a Gaza, al Libano, fino allo Yemen. Rinnovare quell’accordo nucleare è un errore. Israele non permetterà all’Iran di ottenere armi nucleari. Israele non è parte dell’accordo e si riserva piena libertà di agire”.

“Il mese scorso – ha continuato Bennett – ci è stato ricordato che il conflitto con i palestinesi è ancora qui. Dobbiamo ricordare, e ricordare al mondo, che i nostri nemici negano la nostra stessa esistenza in Terra d’Israele, e che questa non è una disputa territoriale. Abbiamo bisogno di forza militare, resilienza civile e fiducia nella giustezza del nostro percorso quando il conflitto rialza la testa. Spero che il cessate il fuoco sul fronte sud venga mantenuto. Ma se Hamas sceglierà di nuovo la strada della violenza contro i civili israeliani, incontrerà un muro di ferro. La violenza e il terrorismo non sono un fenomeno naturale o un destino che dovremmo semplicemente subire. I palestinesi devono assumersi la responsabilità delle loro azioni e comprendere che ogni violenza riceverà una risposta ferma. Detto questo, la calma sul piano della sicurezza porterà a mosse economiche, che porteranno a ridurre gli attriti e il conflitto”. Bennett ha anche ribadito l’impegno di Israele a ottenere la restituzione dei due cittadini israeliani (con problemi mentali) Avera Mengistu e Hisham al-Sayed, trattenuti come ostaggi da Hamas a Gaza, e delle salme dei due soldati Oron Shaul e Hadar Goldin, caduti nella guerra anti-terrorismo del 2014, illegalmente trattenute da Hamas. “Ho alzato la mano durante il voto del governo in cui decidemmo di mandare Hadar e Oron a combattere per noi – ha detto Bennett – e considero il loro ritorno in patria come un sacro dovere, che deve essere assolto in modo responsabile”. Bennett ha aggiunto che il suo governo “si adopererà per rafforzare ed ampliare accordi di pace con stati arabi e incrementare i rapporti diretti tra i popoli della regione come quello tra i cittadini d’Israele e i cittadini degli Emirati Arabi Uniti”.

“La popolazione d’Israele guarda a quest’aula – ha concluso Bennett – Manteniamo un dibattito rispettoso. Capisco coloro per i quali oggi è un giorno difficile, ma questo non è un giorno di lutto. C’è un cambio di governo in una democrazia. Questo è tutto. E assicuro che il nostro governo lavorerà per il bene di tutti. Faremo tutto il possibile affinché nessuno debba avere timore. Tra noi non ci sono nemici, siamo un unico popolo”.

(Da. Times of Israel, israele.net, 13.6.21)

 

Il nuovo governo d’Israele

Naftali Bennett (Yamina) – primo ministro

Yair Lapid (Yesh Atid) – primo ministro vicario, ministro degli esteri

Gideon Sa’ar (Nuova Speranza) – Giustizia

Avigdor Lieberman (Yisrael Beitenu) – Finanze

Merav Michaeli (Laburisti) – Trasporti e sicurezza stradale

Nitzan Horowitz (Meretz) – Sanità

Benjamin Gantz (Blu-Bianco) – Difesa

Ayelet Shaked (Yamina) – Interni

Orna Barbivai (Yesh Atid) – Economia

Tamar Zandberg (Meretz) – Protezione ambientale

Ze’ev Elkin (Nuova Speranza) – Edilizia abitativa, Gerusalemme, rapporti con la Knesset

Yoaz Hendel (Nuova Speranza) – Comunicazioni

Yifat Shasha-Biton (Nuova Speranza) – Educazione

Matan Kahana (Yamina) – Affari religiosi

Orit Farkash HaCohen (Blu-Bianco) – Scienza e Tecnologia

Hili Tropper (Blu-Bianco) – Cultura e sport

Hamad Amar (Yisrael Beitenu) – Ministro nel Ministero delle Finanze

Yoel Razvozov (Yesh Atid) – Turismo

Meir Cohen (Yesh Atid) – Lavoro, welfare, servizi sociali

Meirav Cohen (Yesh Atid) – Eguaglianza sociale

Nachman Shai (Laburisti) – Affari della Diaspora

Oded Forer (Yisrael Beitenu) – Agricoltura e sviluppo aree periferiche, Negev e Galilea

Issawi Frej (Meretz) – Cooperazione regionale

Omer Bar Lev (Labiristi) – Pubblica sicurezza interna

Pnina Tamano Shata (Blu-Bianco) – Assorbimento immigrati

Karine Elharrar (Yesh Atid) – Energia

La data del passaggio della carica di primo ministro da Bennett a Lapid è il 27 agosto 2023.