Cari vicini, la colpa non è di Israele: è di Hamas

Guardatevi attorno: ovunque abbia preso il sopravvento l'islamismo estremista, il risultato è distruzione e rovina

Di Ben-Dror Yemini

Ben-Dror Yemini, autore di questo articolo

Cari vicini, vivete da anni in gravi difficoltà, lo sappiamo. Non è vero che non ci importa. Sentiamo la vostra sofferenza. Vorremmo che i nostri vicini potessero vivere nel benessere, nella prosperità e con un futuro migliore per sé e per i propri figli.

Poco più di dieci anni fa Israele ha lasciato la striscia di Gaza, ritirandosi fino all’ultimo centimetro. Avrebbe potuto essere un punto di svolta. Per la prima volta, una parte dei palestinesi si è trovata di fronte alla possibilità di avere piena indipendenza. Per la prima volta nella storia, i palestinesi di Gaza avrebbero potuto realizzare i loro desideri. Poteva essere un nuovo inizio.

Ma in breve tempo Hamas prese il controllo sulla striscia. Centinaia di palestinesi vennero uccisi durante quella violenta presa del potere. Il primo passo del regime di Hamas fu quello di cancellare tutti gli accordi con Israele, a cominciare dagli accordi che regolavano gli scambi ai valichi di frontiera. Il blocco non lo impose Israele, lo impose Hamas cancellando tutti gli accordi. Ciò nonostante, da allora e fino ad oggi centinaia di camion di rifornimenti hanno continuato ad attraversare ogni giorno i valichi di confine da Israele verso la striscia di Gaza.

La stragrande maggioranza degli israeliani non si augura nessun collasso di Gaza, né che vi sia una crisi umanitaria. Ciò nonostante state andando verso la crisi. Ma non a causa di Israele: è a causa del regime di Hamas. Hamas sa bene come investire, ma solo nell’industria della morte: più tunnel per infiltrazioni terroristiche, più razzi da lanciare sulla popolazione israeliana. Se Hamas avesse investito tutto quello che spendeva in tunnel per costruire quartieri scuole e ospedali, la situazione nella striscia di Gaza sarebbe molto migliore. E Hamas non trascinerebbe voi e noi in sempre nuovi conflitti.

“Manifestanti” di Hamas domenica 25 marzo 2018 nella città di Gaza, in preparazione della “marcia del ritorno” del venerdì successivo

Cosa ne è venuto da tutti i fondi investiti in missili e tunnel? Solo sofferenze per gli abitanti della striscia di Gaza. No, Israele non c’entra. Guardatevi attorno, miei cari vicini. Guardate gli altri paesi. Non siete soli. Ovunque abbia preso il sopravvento l’islamismo estremista, il risultato è distruzione e rovina. Succede in Somalia, in Nigeria, in Siria, in Libia, in Pakistan, in Afghanistan. C’è un solo posto al mondo dove l’islamismo estremista abbia giovato alla popolazione?

Quando Hamas salì al potere, la comunità internazionale pose delle condizioni per proseguire la collaborazione e gli aiuti: i principi del Quartetto (riconoscimento del diritto ad esistere dello Stato di Israele, ripudio del terrorismo e della violenza, rispetto e applicazione degli accordi già firmati con Israele). Accettare questi principi avrebbe portato alla fine del blocco e a un futuro migliore. Persino i capi dei paesi arabi esortarono Hamas ad accettare questi termini. Ma i dirigenti di Hamas decisero di dire “no”. È tempo di protestare contro di loro. È tempo di manifestare e fare pressione perché possiate avere più acqua, più elettricità, più cibo e più benessere. Hamas è il problema, non Israele.

Come indica l’immancabile mappa di tutta pubblicistica irredentista palestinese, il “ritorno” a 70 anni dalla “nakba” significa cancellare Israele della carta geografica

Da quasi settant’anni ormai il mondo arabo vi tiene bloccati nella condizione di “profughi”. No, non è a causa di Israele. È perché questo è ciò che volevano i capi del mondo arabo. Ebbero l’opportunità di istituire uno stato arabo nel 1947, ma dissero “no” e vi portarono alla nakba. Hanno avuto decenni per riabilitare i profughi, ma non volevano farlo. Ci furono altre occasioni per risolvere il problema dei profughi, con l’iniziativa di pace di Clinton e altre iniziative in seguito. Ma i vostri capi hanno continuato a dire di no.

Permetteteci di ricordarvi che non siete gli unici al mondo ad aver patito una “nakba”. Decine di milioni di persone furono sradicate dai loro luoghi di nascita dopo la prima e dopo la seconda guerra mondiale. Quasi un milione di ebrei furono espulsi o dovettero fuggire dai paesi arabi dove vivevano. Quasi tutti si videro confiscate beni e proprietà. Arrivarono in Israele come profughi. All’inizio non è stato facile, per loro, come non è stato facile per decine di milioni di altri profughi in tutto il mondo. Ma oggi nessuna di quelle decine di milioni di persone è più un “profugo”. Solo voi. Chiunque abbia occhi per vedere sa che la colpa è dei vostri capi. Non volevano risolvere il problema e voi ne state pagando il prezzo.

Noi non vogliamo sofferenze. Noi vorremmo che viveste accanto a noi in pace, prosperità, benessere e indipendenza. Non combattiamoci fra di noi. Lasciamo perdere le illusioni (anche fra di noi ci sono alcuni che preferiscono cullarsi nelle illusioni) e optiamo per una concreta realtà migliore. Il mondo intero vi aiuterà, se solo verrete armati di buona volontà anziché di odio, indottrinamento e illusioni sul “diritto al ritorno”.

Anche noi abbiamo fatto errori. Ci sono molte cose da sistemare, da risolvere. Ma è anche vero che vi tendiamo la mano in pace. Accettatela. Invece di un altro delirio e un’altra vaneggiante “marcia del ritorno”, che è una faccenda tutta e solo di provocazioni e violenze, facciamo una marcia comune di pace, negoziato, riconciliazione e riconoscimento reciproco. State facendo la stessa marcia da settant’anni, sempre sulla stessa vecchia strada, sempre con lo stesso risultato: nuove sofferenze, nuova angoscia. E allora, tentate un percorso nuovo, un percorso che dia speranza. Accettate la nostra mano, che è offerta in pace.

(Da: YnetNews, 31.3.18)

A sinistra: Cosa porti con te per una manifestazione di protesta. A destra: Cosa porta Hamas per i suoi tumulti. Vedi la differenza?