Che aspetto avrà la 22esima Knesset?

Confrontando liste e sondaggi si può provare a delineare il profilo della nuova compagine di parlamentari che verrà eletta in Israele il 17 settembre

Di Ofer Kenig

Ofer Kenig, autore di questo articolo

Dopo lunghe settimane di fusioni, alleanze e divisioni, con il primo di agosto sono state fissate le liste dei candidati per le elezioni israeliane del 17 settembre. Siccome il sistema elettorale israeliano prevede solo il voto di partito su liste bloccate, è possibile fin d’ora disegnare una sorta di spaccato di quella che potrà essere la nuova Knesset sulla base del numero previsto di eletti nelle varie liste in base agli attuali sondaggi. Inutile dire che la fotografia che ne esce deve essere presa con la dovuta cautela.

E’ chiaro che nelle prossime settimane alcune liste vedranno aumentare le proprie potenzialità, altre le vedranno diminuire. Nelle ultime cinque campagne elettorali si è assistito a notevoli fluttuazioni nella prevista assegnazione dei seggi, fino al giorno stesso delle elezioni. Nel 2006, ad esempio, ci fu la sorpresa all’ultimo minuto del Partito dei Pensionati. Tre anni dopo il partito Kadima, guidato da Tzipi Livni, dopo essere rimasto indietro rispetto al Likud per tutta la campagna, crebbe nell’ultima settimana prima delle elezioni ed emerse come il maggiore partito della Knesset. Nel 2013 si registrò negli ultimi due o tre giorni di campagna un’ondata di sostegno verso Yesh Atid di Yair Lapid. Nel 2015 Netanyahu riuscì a mobilitare all’ultimo minuto decine di migliaia di elettori propensi al non-voto e il Likud chiuse con 30 seggi, più di quanto previsto da qualsiasi sondaggio. Lo scorso aprile, le due formazioni maggiori (il Likud e la nuova Blu&Bianco di Benny Gantz) sono riuscite a drenare molti elettori dei partiti più piccoli e sono emerse con 35 seggi ciascuna: ancora una volta, più di quanto previsto dai sondaggisti. Viceversa, i partiti Nuova Destra e Zehut sono andati meno bene del previsto e non sono riusciti a varcare il quorum  elettorale del 3,25%.

Tuttavia, pur tenendo conto di tutte queste avvertenze, si può prevedere con una certa cautela quale potrà essere il mosaico umano della 22esima Knesset.

Il numero di parlamentari donne in ciascuna Knesset (clicca per ingrandire)

Donne. Il numero di donne nella Knesset è significativamente cresciuto negli ultimi tre decenni. Nel 1988 vennero elette solo sette parlamentari donne. Nel 2015 ne vennero elette 29: più del quadruplo. Durante il periodo della 20esima Knesset, a seguito di dimissionari sostituiti dall’ingresso dei primi non-eletti, il totale crebbe fino a raggiungere alla fine della legislatura il massimo storico di 35 parlamentari donne. Nelle ultime elezioni (9 aprile 2019), sono entrate alla Knesset 29 donne: lo stesso numero di quattro anni prima. Stando ai sondaggi, la 22esima Knesset vedrà l’ingresso di 32 o 33 donne. In tal caso si registrerebbe un nuovo record per numero di elette direttamente all’inizio della legislatura.

Arabi israeliani. La 20esima Knesset stabilì un record non solo per la presenza di donne, ma anche per il numero di parlamentari arabi: 16 in tutto, di cui 12 eletti nella Lista (araba) Congiunta e gli altri quattro rispettivamente nelle liste Likud, laburista, Meretz e Yisrael Beitenu. Lo scorso aprile il fatto che i partiti arabi (Balad, Ta’al, Lista Araba Unita) e il partito prevalentemente arabo Hadash non erano riusciti a presentarsi in una lista unica, unito a un’affluenza al voto eccezionalmente bassa nel settore arabo, ha ridotto a 12 membri in tutto la rappresentanza araba nella 21esima Knesset. Questa volta, con la lista araba di nuovo congiunta, ci si può aspettare che il numero salga a 13 o 14. (Non mancano analisi che spiegano in modo diverso la bassa affluenza araba al voto. Salman Masalha, ad esempio, segnala “un immenso divario tra le posizioni del pubblico arabo israeliano e quelle presentate dai parlamentari arabi alla Knesset” ndr).

I partiti candidati alle elezioni per la 22esima Knesset con i rispettivi leader e i seggi che hanno attualmente (clicca per ingrandire)

“Nuovi immigrati”. Presto saranno due decenni da quando si è esaurita l’ondata di immigrazione di massa dall’ex Unione Sovietica: ecco perché bisogna mettere tra virgolette il concetto sociologico di “nuovi immigrati”. Il numero di parlamentari “russi” ha raggiunto il picco di 12 con le elezioni del 2006 e del 2009. Da allora la cifra è in calo. Ad aprile sono stati eletti alla Knesset solo sei “russi”: tre nella lista Israel Beytenu (tradizionale espressione dell’elettorato “russo”), due nel Likud e uno in Blu&Bianco. La rimonta di Israel Beytenu prevista dai sondaggisti significa che questa volta ci si può aspettare almeno nove parlamentari “russi”. Nell’ultima Knesset erano stati eletti anche due israeliani etiopi: entrambi per la lista Blu&Bianco. Se venisse confermato il relativo calo di questa lista indicato dai sondaggi, nella nuova Knesset resterebbe un solo membro etiope: la parlamentare Pnina Tamano-Shata.

Membri di kibbutz e israeliani di Cisgiordania. I profondi cambiamenti intercorsi nella società israeliana si riflettono anche nel luogo di residenza dei membri della Knesset. Un tempo i kibbutz erano significativamente sovra-rappresentati. Nel 1949, ben 24 membri della prima Knesset provenivano dai kibbutz. Trentacinque anni dopo, nel 1984, l’11esima Knesset ne contava solo otto, ma era ancora un numero significativamente superiore alla loro quota percentuale nella popolazione. Da allora, la rappresentanza dei kibbutz nella Knesset è crollata fino ai soli tre parlamentari kibbutznik del 2009, e alla loro totale assenza nella Knesset del 2013. Questa volta è probabile che uno o due membri di kibbutz tornino ad essere eletti, a giudicare dalla loro posizione nella lista Blu&Bianco. Il settore che ha sostituito i kibbutz in termini di sovra-rappresentazione nella Knesset rispetto al peso percentuale nella popolazione sono gli israeliani che vivono in Cisgiordania (i cosiddetti “coloni”). Il numero di parlamentari residenti al di là della Linea Verde (la linea armistiziale in vigore fra Israele e Giordania dal 1949 al 1967) hanno raggiunto il picco di 12 nel 2013, per poi scendere a 10 nel 2015 e solo a cinque lo scorso aprile a causa della scarsa performance della lista Destra Unita e della dispersione di voti di Nuova Destra e Zehut che non hanno raggiunto il quorum. Questa volta, se i sondaggi colgono nel segno e le liste Otzma Yehudit e Zehut non riescono a superare la soglia, si registrerà solo un leggero aumento, fino a sei, del numero di parlamentari che vivono in Cisgiordania: una cifra che significherebbe comunque una moderata sovra-rappresentazione del settore in confronto alla percentuale dei “coloni” rispetto alla popolazione totale in età di voto.

Giovani adulti. In molti paesi democratici non mancano politici giovani (anche con alti incarichi). In Israele questo fenomeno è piuttosto raro. Persino le elezioni che hanno prodotto un’infornata di giovani parlamentari (in particolare nel 1992, 2003 e 2013) non hanno portato alla Knesset più di otto membri di età inferiore ai 35 anni. Lo scorso aprile si contavano sette parlamentari di età pari o inferiore a 35 anni. Nelle elezioni del prossimo 17 settembre potrebbero essere ancora meno. Ciò è dovuto principalmente al fatto che a molti dei candidati più giovani sono state assegnate posizioni in basso nelle due liste maggiori: posizioni che, stando ai sondaggi, probabilmente non entreranno nella Knesset. Al momento, sembra che la 22esima Knesset avrà solo due o tre membri sotto i 35 anni.

I “generali”. Una brillante carriera militare è sempre stata molto presente nel curriculum di tanti candidati israeliani (un paese, va ricordato, dove il servizio militare è obbligatorio per uomini e donne, e che confida molto nelle forze armate per la propria sopravvivenza ndr). Negli anni ’80 la Knesset contava quattro ex capi di stato maggiore e altri tre o quattro generali in congedo. Da allora il numero è andato calando. Nel 2016, dopo le dimissioni di Moshe Ya’alon, per la prima volta dal 1959 non c’era nessun ex capo di stato maggiore nell’arena politica. Le elezioni di aprile hanno nettamente invertito la tendenza riportando alla Knesset degli alti ufficiali. La lista Blu&Bianco è stata persino soprannominata la “lista dei generali”, contando fra i suoi quattro massimi esponenti ben tre ex capi di stato maggiore (Benny Gantz, Moshe Ya’alon, Gabi Ashkenazi). Anche la prossima volta si prevede che entri alla Knesset un cospicuo numero di alti ufficiali: i tre ex capi di stato maggiore (senza contare Ehud Barak, il cui decimo posto nella lista Campo Democratico non viene considerato realistico), quattro generali in congedo, due generali di brigata e tre colonnelli.

Tutto considerato, il panorama umano della Knesset dovrebbe confermare la tendenza a una rappresentanza che riflette sempre meglio l’eterogenea società israeliana, sebbene diversi gruppi restino ancora sotto-rappresentati: principalmente le donne, i non-ebrei, i giovani adulti e i “russi”.

(Da: Times of Israel, israele.net, 6.8.19)