Chi ha abbattuto, sotto una pioggia di razzi, le trattative per una tregua fra Israele e Gaza?

Non è difficile capire che la decisione di affossare il possibile accordo di cessate il fuoco non è stata presa al Cairo e nemmeno a Gaza. E’ stata presa a Teheran

Di Daniel Bucksbaum

Daniel Bucksbaum, autore di questo articolo

Meno di una settimana fa rappresentanti israeliani, egiziani e di Hamas esprimevano ottimismo, in varia misura, circa un possibile accordo di cessate il fuoco a lungo termine tra Israele e Gaza. La stessa Hamas affermava che le trattative mediate da Egitto e Onu erano in “fase avanzata” e che presto sarebbe stato possibile arrivare un accordo, che si prevedeva suddiviso in fasi su un periodo di cinque anni. In cambio della cessazione completa degli attacchi da parte di Hamas, compresi i lanci di aerostati incendiari e i tentativi di sfondare il confine, vi sarebbe stato un allentamento delle restrizioni ai valichi di frontiera con Israele ed Egitto e l’avvio di progetti economici e umanitari, con un aumento delle forniture di elettricità e di altri servizi atti a migliorare la vita quotidiana della popolazione di Gaza. Si stava già parlando di un porto e un aeroporto nel confinante Sinai egiziano ad uso della striscia di Gaza. Successivamente vi sarebbe stato un ulteriore scambio: Israele avrebbe ottenuto il rilascio di due suoi cittadini (con problemi mentali) trattenuti da Hamas e la restituzione delle salme di due soldati caduti a Gaza nel 2014 in cambio della scarcerazione di un certo numero di terroristi già liberati nel 2011 nell’ambito del ricatto per il rilascio dell’ostaggio Gilad Shalit ma poi riarrestati perché ancora dediti ad attività terroristiche. Insomma, un accordo che sarebbe risultato vantaggioso per tutte le parti.

Un israeliano ferito a Sderot

Invece, proprio nel giorno in cui la delegazione di Hamas tornava dal Cairo manifestando ottimismo sulla possibilità di arrivare all’accordo entro poche settimane, è partita una delle più massicce raffiche di razzi palestinesi sulle città israeliane attorno alla striscia di Gaza, da Sderot fino ad Ashkelon e persino a Be’er Sheva, il capoluogo del Negev (43 km all’interno di Israele). Tra mercoledì e giovedì si sono abbattuti su Israele quasi 200 razzi e colpi di mortaio, causando il ferimento di almeno 28 persone (particolarmente grave una lavorante agricola tailandese) e notevoli danni a case, aziende, veicoli da lavoro e privati e infrastrutture civili, tra cui un impianto per energia solare. Le Forze di Difesa israeliane, il cui sistema di difesa “Cupola di ferro” ha intercettato i 30 razzi più pericolosi diretti sui centri più densamente abitati, hanno reagito bombardando, con la massima precisione possibile, più di 150 obiettivi militari di Hamas tra cui aree di addestramento, magazzini di armi e munizioni anche sotterranei, rampe di lancio, strutture per la fabbricazione di armi, tunnel per infiltrazioni terroristiche. Distrutto anche un palazzo di cinque piani a Shati, poco a ovest della città di Gaza, che serviva da centro di comando delle forse di Hamas, sotto la copertura di un centro culturale (stando ai video postati dai palestinesi sui social network, in questo caso l’esercito israeliano ha usato la tecnica del “colpo di preavvertimento sul tetto” con una bomba a bassa potenza per avvertire gli abitanti della zona dell’imminente attacco).

Il luogo dove un razzo palestinese ha causato due feriti a Eshkol

E’ evidente che la decisione di abbattere a colpi di razzi le trattative per un accordo di cessate il fuoco non è stata presa al Cairo e nemmeno a Gaza. E’ stata presa a Teheran. Le turbolenze economiche, aggravate dalle rinnovate sanzioni statunitensi, che suscitano sempre maggiori proteste all’interno, unite alla perdita strategica nella Siria meridionale, stanno mettendo il regime iraniano alle strette. Le relazioni col dittatore siriano Assad e con la Russia sono a rischio. Le nazioni europee potrebbero non riuscire a salvare Teheran dalle conseguenze delle sanzioni americane proprio nel momento in cui il regime khomeinista non sembra più in grado di esercitare la massima pressione su Israele attraverso i suoi alleati nel sud della Siria. La Russia ha garantito a Israele che le forze iraniane e le milizie sciite sue alleate verranno tenute ad almeno 85 km di distanza dal confine con Israele, e il personale militare russo presente in zona si è impegnato a far rispettare i termini dell’accordo di separazione delle forze fra Siria e Israele in vigore sul Golan dal 1974. E Israele continua a insistere perché tutte le forze iraniane se ne vadano completamente dalla Siria.

L’Iran cerca di recuperare la sua perdita di influenza in Siria e gli altri fattori di instabilità aumentando la pressione su Israele là dove esercita ancora una grande influenza: a Gaza, su Hamas e Jihad Islamica.

Razzi palestinesi su obiettivi civili a Sderot

Questa tattica è già stata vista all’opera mesi fa, a maggio, quando si ebbe l’apice delle violenze lungo il confine fra Gaza e Israele in coincidenza con la prima intesa israelo-russa per mantenere le forze filo-iraniane lontane dal confine del Golan, e l’annuncio che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dall’accordo sul nucleare iraniano. L’Iran contrattaccò ordinando al suo committente a Gaza, la Jihad Islamica palestinese, di scatenare una raffica  di razzi su Israele. A Gaza, la Jihad Islamica palestinese è il secondo più grande cliente dell’Iran e il secondo più potente gruppo terroristico dopo Hamas.

Questa volta, invece, l’Iran sta sfruttando la profonda lotta di potere che si registra all’interno della dirigenza di Hamas, con una parte più filo-iraniana e una più “pragmatica” che tende ad allinearsi maggiormente con l’Egitto e gli stati del Golfo. La fazione filo-iraniana di Hamas non vuole vedere nessun accordo per il cessate il fuoco poiché ciò significherebbe meno possibilità per Teheran di esercitare pressione su Israele e il cedimento di poteri su Gaza a vantaggio dell’Autorità Palestinese dominata da Fatah (che, dal canto suo, da mesi esercita pesantissime pressioni economiche sulla popolazione di Gaza per indebolire Hamas). La fazione filo-Iran preferirebbe continuare l’escalation con Israele anche a rischio di una guerra aperta, anziché sottoscrivere un accordo di tregua che pure gioverebbe enormemente agli abitanti di Gaza.

Edificio colpito da un razzo palestinese nel kibbutz Yad Mordechai

L’altra fazione di Hamas, più allineata con Egitto e stati del Golfo, preferirebbe portare avanti il processo di riconciliazione con Fatah e le trattative per il cessate il fuoco con Israele. Tuttavia la fazione filo-iraniana, di cui fanno parte i capi dell’ala militare e il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, cerca di impedire che ciò accada. E’ la fazione di Hamas che si è attivamente adoperata per ripristinare i rapporti con l’Iran dopo che si erano rotti, nel 2012, a seguito del rifiuto di Hamas di sostenere il regime di Assad nella guerra interna siriana. Come ha detto lo stesso Sinwar, oggi i rapporti tra Hamas e Iran sono “eccellenti, molto eccellenti”.

Hamas e Jihad Islamica a Gaza ricevono entrambe milioni di dollari ogni anno dall’Iran. L’Iran ha costantemente aumentato il suo peso a Gaza e la sua capacità di plasmare gli eventi sul confine meridionale di Israele, nel quadro di un piano più ampio volto ad accerchiare Israele da nord e da sud con i gruppi terroristi ai suoi ordini a Gaza, in Libano e in Siria. Il deliberato scoppio di violenza, e il sabotaggio delle recenti trattative per una tregua, sono l’effetto della perdita di influenza e di potere dell’Iran sullo scacchiere siriano, e delle sue manovre di potere sul fronte sud di Israele.

(Da: Times of Israel, Jerusalem Post, israele.net, 9.8.18)

“Hamas – ha detto l’analista di Channel 10, Zvi Yehezkeli – ha molto da guadagnare dall’attizzare la situazione, quand’anche il suo obiettivo fosse effettivamente un provvisorio cessate-il-fuoco. Hamas sa che, dopo un’escalation di violenze per alcune ore, arriverà a una hudna (tregua) da un posizione più forte. Il mondo griderà che Israele deve smettere di attaccare Gaza, e verranno presto organizzati aiuti internazionali. Hamas potrà ottenere di più con un cessate il fuoco che arriva dopo un’escalation che non prima, dal momento che l’opinione mondiale sarà comunque dalla sua parte. E potrà spacciare la tregua ai palestinesi di Gaza come una vittoria ottenuta attaccando Israele”. (Da: Times of Israel, 9.8.18)

La paura dei bambini di Sderot quando un razzo esplode vicino a loro