Come il nuovo governo israeliano ha portato la pace (fra israeliani) al confine con Gaza

Due kibbutz che rappresentano poli politici opposti si riconoscono oggi nella grande coalizione "del cambiamento" di Bennett e Lapid: con destra, centro, sinistra e arabi (ma senza Netanyahu e ultra-ortodossi)

Di Judy Maltz

Judy Maltz, autrice di questo articolo

Poco più di 3 km in linea d’aria separano Alumim da Nahal Oz. Situati vicino al confine di Gaza, entrambi questi kibbutz sono noti per essere facili bersagli dei razzi e dei palloni incendiari di Hamas. E ogni volta che scoppiano tensioni tra Israele e Gaza sono tra i primi a subirne le conseguenze. Come kibbutz, sono entrambi di medie dimensioni, con circa 400-500 residenti ciascuno, ed entrambi fanno molto affidamento sulla coltivazione delle patate. Ma le somiglianze fra loro terminano più o meno qui. Dal punto di vista religioso e politico, Alumim e Nahal Oz non potrebbero essere più distanti. Alumim è un kibbutz ortodosso, uno dei circa 15 in Israele, mentre Nahal Oz è orgogliosamente laico, come la stragrande maggioranza dei circa 240 kibbutz israeliani.

In termini di comportamento elettorale, i due kibbutz sono quasi l’immagine speculare l’uno dell’altro. Nelle ultime elezioni, a marzo, circa l’80% dei voti di Alumim è andato ai partiti di destra, mentre a Nahal Oz circa l’80% è andato a partiti di centrosinistra. Yamina (letteralmente “A destra”), il partito religioso di destra guidato dal primo ministro Naftali Bennett che ha ottenuto sei seggi su 120 alla Knesset, ha raccolto ben il 60% dei voti ad Alumim, ma solo il 6% a Nahal Oz. Il partito Laburista, che ha ottenuto sette seggi alla Knesset, ha ricevuto a malapena il 5% dei voti di Alumim, ma più di un terzo di quelli di Nahal Oz. Dunque si può tranquillamente affermare che Alumim è una roccaforte della destra israeliana e Nahal Oz una roccaforte della sinistra israeliana, e così è stato quasi sempre. Eppure, quattro mesi dopo l’entrata in carica dell’ultimo governo israeliano, è successo qualcosa di inimmaginabile: i due kibbutz hanno finalmente qualcosa su cui possono essere d’accordo. Gli elettori di destra di Alumim e quelli di sinistra di Nahal Oz sono d’accordo sul fatto che il cosiddetto “governo del cambiamento” è una buona cosa.

I kibbutz Alumim e Nahal Oz, vicini alla striscia di Gaza (clicca per ingrandire)

C’è un palpabile senso di sollievo in entrambi i kibbutz per il fatto che non c’è più il governo precedente, guidato da Benjamin Netanyahu, e che i partiti da loro votati sono stati in grado di mettere da parte le profonde differenze ideologiche e varare una coalizione di governo alternativa. Certo, quelli di Alumim avrebbero preferito una coalizione che non includesse un partito islamista come la Lista Araba Unita di Mansour Abbas. E quelli di Nahal Oz sarebbero sicuramente molto più felici se il primo ministro fosse un sostenitore della soluzione a due stati pronto a incontrare il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, anziché un noto sostenitore del movimento dei coloni. Ma questi sono i prezzi che sono disposti a pagare, dicono i kibbutznik su entrambi i lati del divario politico, pur di restituire una parvenza di normalità al paese e liberarlo dalle spaccature e dai discorsi tossici che hanno caratterizzato sempre più l’era Netanyahu.

“Se vuoi sapere cosa mi fa più felice, è che ora le cose sono tranquille – afferma Gabi Ben-Dov, 75 anni, uno dei membri fondatori di Alumim – Il livello di polarizzazione in questo paese stava iniziando a sfuggire di mano”. Da poco pensione, Ben-Dov, che gestiva gli acquisti di attrezzature agricole per il suo kibbutz, alle ultime elezioni ha votato Yamina. E’ uno dei membri veterani del kibbutz elettori di Yamina che hanno recentemente accettato di condividere con questa corrispondente i loro pensieri sul nuovo governo e sul primo ministro. Ben-Dov ritiene che l’istituzione di uno stato palestinese indipendente significherebbe “il suicidio” per Israele e quindi non potrebbe avere opinioni politiche più lontane da quelle di Yankele Cohen, 87 anni, membro fondatore di Nahal Oz e sostenitore da lunga data dei Laburisti e della soluzione a due stati. Tuttavia, quando gli viene chiesto di dire la sua sul nuovo governo, Cohen – affettuosamente noto nel suo kibbutz come Mr. Potato per via della sua esperienza nel settore – ripete quasi alla lettera le parole di Ben-Dov: “Ora le cose sono molto più calme e tranquille – dice – Per come la vedo io, questo è stato il grande successo di Bennett. Ha rimesso in circolazione qualcosa di positivo e ha messo fine a tutta l’ondata di fango e incitamento per cui Netanyahu era famoso”. Altri membri del kibbutz di sinistra, che hanno fatto eco a questo sentimento nelle nostre recenti conversazioni, ammettono che fino a non molto tempo fa non avrebbero mai immaginato di poter parlare in questo modo di un leader di destra.

Kibbutz Alumim, la sala da pranzo comune

Il partito sionista religioso (alias nazional-religioso), con le sue radici nel movimento ortodosso Mizrahi, ha attraversato varie incarnazioni nel corso degli anni. Ma indipendentemente dal nome con cui si presentava, poteva sempre contare su una larga fetta dei voti dei kibbutz religiosi. Poco prima delle ultime elezioni, però, il partito si è diviso: Yamina, guidato da Bennett, si è rivolto agli elettori ortodossi più liberali e moderati, mentre Sionismo Religioso, guidato da Bezalel Smotrich, ha assunto posizioni molto più estremiste. A differenza di Bennett, Smotrich si è rifiutato di entrare in una coalizione con un partito arabo, impedendo così a Netanyahu di formare un governo dopo le ultime elezioni. Questa spaccatura tra i sionisti religiosi ha aperto la strada al nuovo governo israeliano.

Adi Shklar, responsabile dei campi agricoli di Alumim, proviene da una famiglia con profonde radici nel movimento religioso sionista. Dopo che Bennett e Smotrich si sono separati, come quasi tutti gli altri nel suo kibbutz si è allineato con Yamina (meno del 4% degli elettori di Alumim ha votato per Sionismo Religioso). Mentre i suoi compagni kibbutznik tendono ad essere più cauti e usano termini come “non deluso” o “soddisfatto ma preoccupato” per descrivere i loro sentimenti nei confronti del nuovo governo, Shklar è quasi entusiasta: “Sono molto contento del sentimento di unità che ha creato nel paese – afferma il 63enne – E proprio come sono sempre felice di sedermi con i miei amici di Nahal Oz e di Be’eri [un altro kibbutz laico e di sinistra al confine di Gaza], sono felice che il mio partito sieda in questo momento nello stesso governo con Laburisti e Meretz”. In linea di principio, aggiunge, sostiene persino una soluzione a due stati (“purché si tratti di uno stato palestinese e uno stato ebraico, non uno stato palestinese e uno stato non-ebraico”), ma non crede che potrà vederla nel corso della sua vita. Come la maggior parte dei suoi vicini che ad Alumim sostengono il governo, anche lui nutre gravi preoccupazioni per la Lista Araba Unita e le sue connessioni con quelli che, secondo lui, sono alcuni degli elementi più estremisti del movimento nazionale palestinese. “Ma sai cosa? Sono disposto a ingoiare quel rospo in cambio di un governo come questo”.

Kibbutz Nahal Oz: due ragazzini nei pressi di un rifugio protetto da lastre di cemento colorato

Il suo vicino Eran Braverman è soprattutto felice di vedere fuori dal potere, per la prima volta dopo molti anni, i due partiti ultra-ortodossi Shas ed Ebraismo Unito della Torà. “Per me – afferma il 61enne coltivatore di carote – il fatto che i partiti haredi non abbiano più la possibilità di ricattare il governo ha reso l’accordo di coalizione molto più gradevole”. E per quanto possa sembrare strano, è felice che il partito Laburista faccia parte di questo nuovo governo. “Odio ammetterlo – dice – ma quando si tratta di aiutare noi agricoltori, i parlamentari laburisti hanno fatto molto di più di Yamina”.

Per questi elettori di Yamina, che rappresentano la maggioranza nel kibbutz Alumim, è difficile capire il livello di odio rivolto contro Bennett in questi giorni dai sostenitori di Netanyahu e Smotrich. “Sono cresciuto sulle ginocchia del movimento nazionale religioso – spiega Avi Fraiman, 65 anni, che gestisce il caseificio di Alumim – Ma non considererei mai Bennett un traditore, un opportunista o un truffatore per aver fatto quello che ha fatto. Non capisco come si possano dire cose del genere. Che scelta aveva davvero, se volevamo evitare l’ennesima elezione?”.

Un po’ più in là lungo la strada, a Nahal Oz, Danny Rachamim sta servendo il caffè a un gruppo di vicini riuniti sotto il suo portico mentre il sole si avvia al tramonto. “Al di là di tutto – afferma il 67enne veterano kibbutznik che gestisce il sistema di irrigazione a Nahal Oz – sono entusiasta che il governo precedente se ne sia andato. Non sono certo un fan di Bennett – aggiunge – ma per quanto mi riguarda, qualsiasi cosa sarebbe stata preferibile alla situazione di prima. Se il governo precedente fosse rimasto al potere, questo paese sarebbe stato sulla buona strada per una gran catastrofe”. A Rachamim, che alle ultime elezioni ha votato per i Laburisti, non è piaciuto come Bennett il mese scorso ha usato il podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per regolare i conti con le autorità sanitarie israeliane [quando ha affermato: “Gestire un paese durante una pandemia non riguarda solo la salute, si tratta di bilanciare attentamente tutti gli aspetti della vita che vengono colpiti, in particolare lavoro e istruzione. I medici danno un input importante, ma non sono loro quelli che gestiscono la politica nazionale” ndr], né il modo in cui il neo rimo ministro si è vantato di alcune “prodezze” del Mossad “alla maniera tipica di Netanyahu”.

Kibbutz Nahal Oz, maggio 1967: bambini ed educatrici all’ingresso di un rifugio sotterraneo alla vigilia della guerra dei sei giorni

“Ma con tutte le mie critiche – afferma – penso che sia stata una mossa molto intelligente da parte sua non cedere alle pressioni per ulteriori lockdown, optando invece per una linea che ci permetta di vivere il più normalmente possibile con il coronavirus”. Rachamim è anche rincuorato dal modo in cui i diversi ministeri del governo stanno lavorando insieme “per un cambiamento a beneficio dei cittadini di questo paese, come dovrebbe essere”. Non è turbato dal fatto che Bennett non mostri flessibilità sul fronte palestinese? “Naturalmente avrei preferito un governo che promuovesse il processo di pace – risponde – Ma sono anche consapevole che questo era uno dei compromessi che si dovevano fare per formare questo governo. Per me è estremamente incoraggiante che, per la prima volta, ebrei e arabi siedano nello stesso governo e collaborino. Chi l’avrebbe mai immaginato?”.

Sua figlia di 32 anni, Carine Rachamim, che alle ultime elezioni ha votato Meretz, è meno ottimista. “Mettiamola così – dice l’insegnante di educazione fisica – Quelli della mia generazione hanno perso la fiducia nei politici. Siamo rimasti delusi così tante volte che è difficile essere ottimisti”. Tuttavia, afferma di trarre incoraggiamento da alcune delle iniziative di spesa del nuovo governo in settori che le stanno a cuore, come l’istruzione e lo sport. “Ma quando guardo cosa sta succedendo sul piano del conflitto [israelo-palestinese], ho molte meno speranze”, ammette.

Fino a non molto tempo fa Sharona Poslushni, 47 anni, votava sempre per i partiti di destra. Nelle ultime elezioni ha fatto un’eccezione e ha votato per il partito centrista Yesh Atid di Yair Lapid. “Ma sono molto felice che Bennett sia primo ministro – afferma Poslushni, che si è trasferita a Nahal Oz sette anni fa – Mi piace il fatto che siamo tutti insieme in questo governo, che tutti stiano facendo del loro meglio e che ci sia molta buona volontà. Questo dimostra ancora una volta che quando si smette di parlare di tutto in termini di destra e sinistra, è possibile raggiungere un terreno comune”. Ed è proprio quello che sembra accadere a Alumim e Nahal Oz. Ma come ama sottolineare Shklar, del kibbutz religioso, ciascuna di queste comunità ha fatto un percorso diverso: “Noi siamo stati felici fin dall’inizio di questo governo – dice – Dopotutto, Bennett porta in testa la kippà ed è uno di noi. Per quanto riguarda i nostri amici di Nahal Oz, loro sono felici a posteriori”.

(Da: Ha’aretz, 18.10.21)

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