Da Hitler a Saddam a Putin: quel vecchio vizio dei capi palestinesi di schierarsi sempre dalla parte sbagliata

Ci sarà un perché

Di Ben-Dror Yemini

Ben-Dror Yemini, autore di questo articolo

Quando si tratta di grandi conflitti internazionali, nel corso della storia la dirigenza palestinese ha scelto spesso, se non sempre, di sostenere “la parte sbagliata”: da Adolf Hitler a Saddam Hussein, e ora il presidente russo Vladimir Putin con il quale il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha scelto di schierarsi.

Durante la seconda guerra mondiale i palestinesi dovevano decidere se sostenere gli Alleati o le potenze dell’Asse. Scelsero il Reich tedesco nazista. Il loro leader di allora, il mufti Hajj Amim al-Hussein, trascorse gli anni della guerra a Berlino esortando a Hitler di sterminare tutti gli ebrei del mondo arabo. Le comunità arabe palestinesi esultarono alla notizia che il generale tedesco Erwin Rommel era penetrato in Egitto e puntava sulla Palestina. Il mufti Al-Husseini fu anche quello che respinse il piano di spartizione della Palestina approvato dalle Nazioni Unite: rifiuto che portò a quella che i palestinesi chiamano la nakba, la catastrofe.

Negli anni ’60, l’allora capo dell’Olp, Ahmad Shukeiri, architettava con Giordania, Siria ed Egitto di “buttare a mare” tutti gli ebrei, cosa che portò alla loro drammatica sconfitta nella guerra dei sei giorni del 1967. (Negli anni successivi, la propaganda e il terrorismo palestinesi si avvalsero sistematicamente del sostegno militare, politico e diplomatico dei paesi del blocco sovietico, tanto da trovarsi in seria difficoltà quando l’Unione Sovietica e il suo blocco finirono col dissolversi tra il 1989 e il 1991 ndr)

Un uomo d’affari arabo che ho incontrato a Dubai mi ha raccontato che suo padre non aveva mai smesso di donare soldi alla causa palestinese, convinto che la loro lotta facesse parte di un’identità culturale comune. Le donazioni cessarono di colpo quando nel 1990 l’allora capo palestinese Yasser Arafat scelse di sostenere l’invasione irachena del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein. Dal punto di vista del mondo arabo, i palestinesi avevano morso la mano che li nutriva.

Il dittatore iracheno Saddam Hussein (a sinistra) con l’allora capo dell’Olp Yasser Arafat

Quando gli Stati Uniti vennero colpiti dagli spaventosi attentati terroristici dell’11 settembre 2001 ad opera di gruppi terroristi islamisti, i palestinesi festeggiarono allo stesso modo in cui festeggiano ogni vota che vengono assassinati cittadini israeliani qui nel nostro paese.

Ma qualcosa ha iniziato lentamente a cambiare nel modo in cui il mondo arabo vede i palestinesi, i loro capi e la loro causa, altrimenti non sarebbero stati firmati gli Accordi di Abramo nel 2020.

Questo ci porta all’ultima decisione dei palestinesi di sostenere la Russia contro le potenze occidentali sull’invasione dell’Ucraina. Lo scorso maggio, un giornalista palestinese di spicco ha affermato: “L’Ucraina e il suo popolo sono in rovina. Il vincitore è l’Iran”. Allora sembrava che fosse solo lui a pensarla in questo modo. Ora invece è chiaro che l’indole distruttiva dei palestinesi ha prevalso ancora una volta. La scorsa settimana si è svolta ad Astana, capitale del Kazakistan, la “Conferenza sulle misure di interazione e rafforzamento della fiducia in Asia”, sostenuta dalla Russia. Al vertice hanno partecipato solo due leader arabi: il leader del Kuwait, che sponsorizza entità associate ai Fratelli Musulmani, e Abu Mazen.

Non importa quanto sia caloroso l’abbraccio dell’amministrazione Biden o quanti miliardi gli spedisca l’Unione Europea: Abu Mazen sceglie di sostenere uno spietato dittatore proprio come il mufti appoggiò Hitler e come Arafat sostenne Saddam. Sembra che sia impossibile abbandonare questo vecchio e fallimentare schema palestinese.

(Da: YneNews, 16.10.22)