Dalla “resistenza armata” agli hotel 5 stelle: l’esodo dei capi terroristi che se ne vanno da Gaza senza alcuna aspirazione al ritorno

Nell'ultimo anno se ne sono andati dalla striscia almeno otto alti papaveri di Hamas e Jihad Islamica, gente che manda gli altri palestinesi a uccidere e farsi ammazzare

Di Elior Levy

Ismail Haniyeh (a destra) su un aereo privato

Sono i massimi vertici di Hamas e della Jihad Islamica Palestinese nella striscia di Gaza, uomini che fomentano e guidano la “resistenza armata” contro Israele. Le loro parole sono capaci di infiammare il fervore bellicoso della popolazione dell’enclave, spesso a scapito delle sue difficili condizioni.

Ma alla fine dei conti le azioni dicono più delle parole, e sotto il naso di tutti un bel gruppo di questi campioni della “lotta armata”, dell’auto-immolazione e del “diritto al ritorno” hanno prenotato una buona sistemazione fuori da Gaza, e si guardano bene dal ritornare.

Il gruppo è composto da almeno otto personaggi caratterizzati da una presenza mediatica di spicco, tutti con una grande influenza all’interno delle rispettive organizzazioni. Nell’ultimo anno si sono tutti trasferiti dalle scalcinate e affollate strade di Gaza verso luoghi più sicuri in giro per il mondo, e alcuni di loro soggiornano nel lusso, coccolati e riveriti dai loro anfitrioni.

Il primo a prendere la via dell’auto-esilio è stato Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas all’estero, che ha lasciato la sua casa nel “campo profughi” di al-Shati per gli sfarzosi hotel di Doha, capitale del Qatar. Haniyeh ha giustificato la sua partenza parlando della sua candidatura alla guida di Hamas, ma le nomine sono state fatte diversi mesi fa. Lungi dal rientrare, Haniyeh ha fatto pressione sulle autorità egiziane affinché permettessero a sua moglie e ai suoi figli di lasciare la striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah, e attualmente vivono con lui nell’opulenza in Qatar.

Taher Al-Nunu in Qatar

Un’altra figura chiave è Khalil al-Hayya, che fino a poco tempo fa fungeva da vice del capo di Hamas a Gaza Yahya Sinwar. Al-Hayya ha lasciato la striscia diversi mesi fa, dopo aver essere stato promosso “Capo delle relazioni con i paesi arabi e musulmani” del gruppo terroristico. Esattamente come Haniyeh, anche al-Hayyah è riuscito a portare la famiglia fuori da Gaza e trasferirsi a Doha.

Fra gli altri che compongono la lista degli esuli volontari troviamo Salah al-Bardawil, un alto esponete del gruppo che secondo una fonte palestinese si sarebbe preso un anno sabbatico all’estero; il mitico portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri, successivamente promosso all’Ufficio politico dell’organizzazione; il consigliere diplomatico Taher Al-Nunu, sostituto personale di Haniyeh. Nessuno di questi alti rappresentanti di Hamas dà il minimo segnale di un possibile ritorno nella striscia di Gaza.

Ma Doha non è l’unica destinazione. La Turchia è diventata la nuova casa dell’uomo di punta di Hamas Fathi Hamad. L’alto papavero è un esponente dell’ala “dura” del gruppo, con base nella parte settentrionale della striscia dove si è reso responsabile di molti attacchi violenti contro Israele. Hamad, che era anche a capo di una milizia privata incaricata di eseguire attentati terroristici contro lo stato ebraico, esortava in continuazione i palestinesi di Cisgiordania ad attaccare e uccidere israeliani, finché non si è trasferito a Istanbul nella segretezza quasi totale, ed ora si sposta frequentemente tra la capitale turca e Beirut.

L’epidemia di partenze da Gaza non ha risparmiato nemmeno l’agguerritissima Jihad Islamica Palestinese. Sono almeno due i capi dell’organizzazione a Gaza, Nafaz Azzam e Muhammad al-Hindi, che hanno lasciato in segreto la striscia qualche tempo fa. Azzam se ne sta in Siria e probabilmente anche a Beirut. Al-Hindi ha fatto di Istanbul la sua nuova casa.

(Da: YnetNews, israele.net, 13.1.22)

Muhammad al-Hindi intervistato a Istanbul da Al-Aqsa TV