Ebrei e arabi uniti nella lotta al coronavirus

Medici e paramedici, ebrei e arabi, stanno lavorando tutti insieme come professionisti, come esseri umani, come cittadini

Di Jalal Bana

Jalal Bana, autore di questo articolo

Sin dalla fondazione dello stato d’Israele, non vi è stata una minaccia esistenziale che potesse vedere unite e dalla stessa parte tutte le componenti della società israeliana. Finora, quasi tutte le situazioni di emergenza avevano a che fare con le minacce alla sicurezza e alla difesa del paese come frutto diretto del centenario conflitto che contrappone a Israele il mondo arabo e islamico circostante. Ecco perché una buona parte della componente araba della popolazione israeliana viveva le situazioni d’emergenza da un punto di vista diverso, secondo la narrazione in cui era stata cresciuta.

Il coronavirus è un nemico di tipo nuovo, un nemico che oltre a causare gravi danni può anche raccogliere e unificare tutti i settori della società. Nonostante il panico che sta causando, e le eventuali sofferenze, c’è da dire che sta unendo tutti i cittadini e sta rafforzando il nostro impegno reciproco. Potrebbe essere la prima volta che diciamo “lo supereremo insieme” intendendolo sul serio: tutti insieme.

Questa settimana ho visitato il complesso medico Rambam di Haifa e ho potuto vedere cosa sta facendo il personale sanitario: ebrei e arabi, infermieri, medici e personale di supporto, tutti impegnati in condizioni stressanti e pericolose per il bene di tutto il paese.

La vignetta di mercoledì su Israel HaYom (clicca per ingrandire)

Ma non è solo il Rambam. Lo stesso sta avvenendo in tutti gli ospedali, gli ambulatori, i centri d’emergenza a livello nazionale. Tutti lavorano insieme come professionisti, come esseri umani, come cittadini, aiutandosi e sostenendosi a vicenda per salvare i malati e proteggere gli altri. E’ tipico di una società che cerca sempre di vedere qualcosa di buono in ogni cosa.

Per inciso, abbiamo avuto una piccola “anteprima” di tutto questo quando c’è stata l’alluvione, lo scorso inverno, per le strade di Nahariya. Gli abitanti dei vicini villaggi arabi hanno tirato fuori i loro trattori per aiutare i vicini ebrei e salvarli dall’annegamento.

In ogni altra emergenza a cui questo paese è purtroppo abituato – guerre, attacchi da oltreconfine, attentati terroristici – le squadre di medici e paramedici sono chiamate a supportare il fronte, e spesso ne subiscono le conseguenze. Ma ora, mentre ci uniamo di fronte al nuovo grave pericolo, i combattenti in prima linea sono proprio loro, medici e paramedici, e sanno che la vittoria richiederà loro imponenti sacrifici.

La società israeliana nel suo insieme è sottoposta a una prova. La supereremo insieme. E appena finita, dovremmo trovare il modo di rendere omaggio al personale sanitario, ebrei e arabi, per la loro abnegazione in ogni singolo centro medico del paese. Stanno insegnando al paese una lezione importante.

(Da: Israel HaYom, 18.3.20)