Emirati Arabi Uniti: Quella che vogliamo è una pace calda con Israele

L'apertura tra Emirati e Israele è un'opportunità storica piena di speranza, merce rara da queste parti. Non sostituisce un accordo fra israeliani e palestinesi, ma apre in Medio Oriente un’era di tolleranza, progresso e pace

Di Hend Al Otaiba

Di Hend Al Otaiba, direttrice Comunicazioni strategiche presso il Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti, autrice di questo articolo

Era un semplice tweet inviato un venerdì pomeriggio, dopo una settimana di cambiamenti vertiginosi. L’accordo di pace tra Emirati Arabi Uniti e Israele appena annunciato rappresentava un trionfo della diplomazia e stava generando nella regione una nuova speranza, merce rara da queste parti. Si presentava un’opportunità storica, che finalmente metteva in ombra decenni di sfiducia e pace illusoria. Al termine di un frenetico fine settimana di lavoro, il mio tweet era un messaggio di pace scritto in inglese, ebraico e arabo. Diceva semplicemente: Shabbat Shalom [“che sia un Sabato di pace”, il tradizionale saluto ebraico del venerdì ndr].

La reazione fu immediata. Musulmani, cristiani, ebrei e fedeli di religioni non abramitiche, cittadini emiratini e israeliani, funzionari pubblici della Casa Bianca e privati cittadini manifestarono collettivamente il loro desiderio di una convivenza fondata sul dialogo, sulla riduzione della conflittualità, sul coinvolgimento reciproco. I detrattori, comunque pochi di numero, furono subissati. Riecheggiò il messaggio di tolleranza inter-religiosa. A spronare il cambiamento erano persone assetate di un futuro migliore.

Con un profondo coinvolgimento degli Stati Uniti, la pace tra Emirati Arabi Uniti e Israele è stata negoziata da diplomatici esperti sotto la guida dei leader nazionali, e alla cerimonia della firma di martedì il presidente degli Stati Uniti, il primo ministro israeliano e il ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti formalizzeranno questo risultato davanti a tutto il mondo. Tuttavia, una pace sostanziale tra le nazioni è possibile solo se le persone all’interno dei paesi desiderano un cambiamento significativo: richiede che i genitori desiderino per i loro figli e nipoti un futuro più promettente di quello che hanno conosciuto i loro nonni. La posizione degli Emirati Arabi Uniti è inequivocabile: aspiriamo a una pace calda con Israele, costellata di interazioni significative, frequenti impegni reciproci e opportunità reciprocamente vantaggiose.

Il tweet di Hend Al Otaiba

Sin dalla nostra fondazione nel 1971, noi degli Emirati Arabi Uniti abbiamo costruito una società diversificata, tollerante e orientata al futuro, e siamo ansiosi di raccogliere i frutti della pace. Gli studenti israeliani curiosi di conoscere gli Emirati Arabi Uniti e la regione del Golfo devono poter studiare nelle nostre università. Gli studenti degli Emirati devono poter frequentare aule israeliane e studiare insieme ai loro colleghi mediorientali. Devono essere spezzati pregiudizi di lunga data e tabù disinformati a ogni livello delle società e in tutte le fasce d’età. Ad aprire la strada saranno i nostri giovani, che per loro natura comprendono la forza della pace e delle opportunità economiche offerte da questa apertura.

Gli Emirati Arabi Uniti accolgono a braccia aperte persone di tutte le fedi. L’anno scorso, dopo la storica visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti e il suo incontro con il Grande Imam di Al-Azhar, abbiamo annunciato l’istituzione ad Abu Dhabi di una Abrahamic Family House: un complesso in cui coesisteranno una moschea, una chiesa e una sinagoga. I ristoranti degli hotel nella capitale presto offriranno ai nostri visitatori pasti kasher [conformi alle regole religiose ebraiche ndr]. La nuova normalità vedrà gli atleti dei nostri paesi competere gli uni contro gli altri senza interferenze politiche. I nostri imprenditori ed esperti di tecnologia devono poter collaborare e progettare insieme soluzioni per un futuro migliore, a cominciare dai trattamenti contro la pandemia covid-19. Un aereo delle compagnie Emirates o Etihad che atterra a Tel Aviv e un aereo della EL AL che decolla da Dubai o da Abu Dhabi devono diventare la routine. Quando Expo 2021 prenderà il via a Dubai, il padiglione israeliano sarà aperto alla comunità delle nazioni. Un israeliano di lingua e cultura ebraica in visita al “Louvre” di Abu Dhabi, incantato dalla vista di un Corano del VII secolo, di una Bibbia gotica e di una Torah yemenita del XV secolo, sarà un evento normale, così come un cittadino degli Emirati di lingua e cultura araba che a Yad Vashem renderà omaggio con umana compassione alle vittime della Shoà mostrando.

31 agosto 2020: le bandiere di Emirati, Israele e Stati Uniti all’aeroporto di Abu Dhabi

Le donne leader sono parte integrante di questa pace che sboccia. Quando gli Emirati Arabi Uniti vennero fondati, quasi 50 anni fa, il nostro padre fondatore, Zayed bin Sultan Al Nahyan, e la madre della nazione, Fatima Bint Mubarak, diedero priorità all’eguaglianza di genere. Fin da subito venne sostenuta l’istruzione universale, e i risultati sono oggi evidenti. Donne degli Emirati Arabi Uniti sono alla guida di ministeri, ambasciate e aziende. Ci sono donne ingegneri nucleari e scienziati missilistici. La collaborazione tra le donne leader emiratine e israeliane trasformerà la regione.

La pace tra i nostri due paesi costituisce un’opportunità importante, ma non sostituisce la pace tra israeliani e palestinesi. Il nostro impegno profondo e di lunga data nei confronti del popolo palestinese è solido, e come terzo paese arabo che stabilisce relazioni diplomatiche con Israele sosterremo con forza una soluzione a due stati e i diritti dei palestinesi alla dignità e all’autodeterminazione. Israeliani e palestinesi sono vicini di casa e necessitano di una soluzione giusta e duratura a questo conflitto che dura da decenni. Dovrebbe esserci già da tempo.

Alla cerimonia della firma della Casa Bianca di martedì, fra le nostre bandiere e al suono dei nostri inni nazionali, prenderà forma un nuovo Medio Oriente. I nostri leader si stringeranno la mano e verranno applauditi per le loro scelte coraggiose. Tuttavia, la responsabilità della pace ricade innanzitutto sulle popolazioni degli Emirati e d’Israele che diano corpo a questo programma di grande visione. Con l’avvicinarsi di Rosh Hashana [capodanno ebraico ndr], possa il prossimo anno essere un anno di pace e progresso, di speranza e tolleranza. Questo augurio è un tweet che posterò sicuramente.

(Da: Ha’aretz, 14.9.20)