Applicazione della giurisdizione israeliana in Cisgiordania: il diritto/dovere di conoscere i fatti

Se Israele "possa" annettere e se "debba" annettere sono due questioni diverse e separate

Di Daniel Pomerantz

Daniel Pomerantz, autore di questo articolo

Lo scorso 10 giugno un sito web chiamato opiniojuris.org ha diffuso un articolo intitolato “Lettera aperta al governo israeliano” in cui si afferma che i piani di Israele volti ad annettere alcune parti dei territori contesi di Giudea e Samaria (la cosiddetta “Cisgiordania”) violano in quanto tali la legge internazionale. La lettera è stata firmata per via elettronica da un certo numero di avvocati, “studiosi” di diritto ed “esperti in diritti umani”. In realtà, a quanto risulta solo alcuni dei firmatari della lettera possono vantare una effettiva esperienza in diritto internazionale, molti altri no. In effetti, chiunque affermasse di essere un “esperto” o uno “studioso” poteva firmare la lettera semplicemente inviando una e-mail: non era previsto alcun controllo per verificare le credenziali dei firmatari. Nonostante questa mancanza di trasparenza e di credibilità, la lettera è stata rilanciata sui social network da molti soggetti, come il capo della redazione del New York Times in Israele David Halbfinger, l’ex inviato speciale degli Stati Uniti Martin Indyk, il diplomatico palestinese Saeb Erekat e molti altri.

La lettera costituisce chiaramente una presa di posizione politica, e non una autentica analisi giuridica: fa un vago riferimento a “norme del diritto internazionale” senza indicare con esattezza quali norme hanno in mente gli autori. L’affermazione principale della lettera è che l’annessione in situazioni che implicano un passato ricorso alla forza è di per sé illegale, sempre e per definizione: un concetto che, oltre ad essere aspecifico e ingannevole, non trova fondamento né nel pertinente trattato internazionale (la IV Convenzione di Ginevra, art. 47), né nella giurisprudenza relativa.

In effetti la questione se la prospettata annessione sia giusta o sbagliata è fortemente dibattuta anche tra gli israeliani. Tuttavia, se l’annessione sia giusta e se sia legale sono due questioni diverse e distinte. Il diritto non è una specie di concorso di popolarità come un reality show, e i giornalisti non dovrebbero indurre i lettori in questo errore promuovendo una lettera vaga e ingannevole come se fosse un testo giuridico accademico. Compito del giornalista dovrebbe essere quello di presentare opinioni legali credibili su entrambi i versanti della questione e fornire ai lettori gli strumenti di conoscenza su cui si fonda una vera analisi legale: e cioè un esame rigoroso delle fonti originarie.

Il punto in questione sul piano giuridico è se vi sia o meno violazione di una sovranità statale

Che cosa dice la legge? Il punto in questione sul piano giuridico non è se vi sia stato uso della forza, ma se vi sia o meno la violazione di una sovranità statale (con la forza o meno). Ciò appare evidente nei casi Isole Cook (1900), Arbitrato dell’isola di Palmas (1928) e Groenlandia orientale (1933): tre casi nei quali l’annessione avvenne in circostanze che non comportavano violazioni di sovranità. Altri casi riguardavano questioni di sovranità, ma vennero risolti per mutuo consenso come l’annessione americana del Texas e delle Hawaii, mentre altri casi ancora comportano violazioni della sovranità e del diritto internazionale, come l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014.

Nel nostro caso, Israele sta prendendo in considerazione l’annessione di aree specifiche all’interno di una regione storicamente chiamata “Giudea e Samaria” che non è soggetta ad alcuna sovranità esistente. Questo territorio era precedentemente controllato dalla Giordania, che lo aveva conquistato con l’aggressione nel fallito tentativo di distruggere Israele nel 1948. Fu durante i 19 anni di occupazione giordana che la regione venne ribattezzata West Bank (sponda occidentale) o Cisgiordania, ma la sua annessione da parte della Giordania non ha alcuna validità (e comunque la Giordania vi ha formalmente rinunciato il 31 luglio 1988 ndr). Prima dell’occupazione della Giordania, la Giudea-Samaria (o “Cisgiordania”) era stata governata dal Mandato Britannico. Gli inglesi avevano acquisito l’area dall’Impero Ottomano, che era stato sconfitto nella prima guerra mondiale e che da allora non esiste più. Gli ottomani, a loro volta, avevano acquisito la regione con la forza dai conquistatori precedenti. In effetti, gli ottomani furono gli ultimi di una lunga catena di conquistatori che risalgono fino a duemila anni fa, alla fine nell’antico regno ebraico. In breve, a meno che non si voglia difendere una resuscitata sovranità dell’ormai inesistente Impero Ottomano, semplicemente qui non è in gioco una valida questione di sovranità nazionale.

Una veduta della Valle del Giordano, nei pressi del confine con la Giordania

Non basta. Può darsi che le stesse Convenzioni di Ginevra non siano affatto applicabili a questo caso. Studiosi di diritto come Eugene Kontorovich sottolineano che i trattati bilaterali firmati di comune accordo da israeliani e palestinesi comportano l’effetto di superare e annullare le Convenzioni di Ginevra, e che la storia della regione (che abbiamo brevemente riassunto) rende lo stesso termine di “annessione” inappropriato.

Dopodiché, se Israele possa annettere e se Israele debba annettere sono due questioni diverse, e la seconda è oggetto di accesi dibattiti anche tra israeliani. A questo proposito, un fatto che può sembrare sorprendente è che tra gli israeliani che si oppongono al piano figurano non soltanto molte voci appoggiate dalla sinistra, ma anche una quota di israeliani di destra che temono che tale processo porti alla nascita di uno stato palestinese, inclusi alcuni “coloni” ebrei che temono che le loro abitazioni possano finire all’interno di tale stato palestinese. D’altro canto, il piano di “annessione” gode del supporto altrettanto sorprendente di alcuni ambienti palestinesi che contano di finire col ricevere la cittadinanza israeliana: attualmente figurano come cittadini dell’Autorità Palestinese, un governo che molti palestinesi considerano oppressivo, corrotto e nient’affatto democratico.

Un malinteso in cui molti osservatori frettolosi possono cadere è che Israele stia progettano di annettere l’intera Cisgiordania, precludendo così la possibilità di creare un futuro stato palestinese. In realtà le aree specifiche che Israele sta prendendo in considerazione sono già prevalentemente ebraiche e sono già sotto controllo israeliano. In effetti, gli Accordi di Oslo vennero firmati 25 anni fa con l’aspettativa che queste aree specifiche sarebbero diventate parte d’Israele nel quadro del futuro accordo di pace definitivo (ma i negoziati sull’accordo definitivo sono bloccati da anni dalle precondizioni poste dalla parte palestinese ndr).

Alcuni sostengono che promuovere l’annessione significa spingere la dirigenza palestinese a sedere finalmente al tavolo dei negoziati e porre fine alla sua consolidata pratica di rifiutare tutti i compromessi di pace che le vengono proposti. Altri ritengono invece che il piano serva solo ad assecondare la visione politica di alcune parti della destra israeliana e che non varrebbe il costo in termini di condanne internazionali e sanzioni diplomatiche che Israele potrebbe subire.

Qualunque sia la propria opinione, si ha il diritto e il dovere di formarsela sulla base di una piena e corretta comprensione dei fatti, della legge e della situazione generale. Giornalisti e informatori hanno il dovere professionale di garantire questi elementi di conoscenza.

(Da: honestreporting.com, 21.6.20)

Danny Danon, ambasciatore d’Israele all’Onu

Il mondo deve dire ai palestinesi che il loro continuo rifiuto di qualsiasi soluzione realistica del conflitto con Israele non farà avanzare i loro interessi. Lo ha detto mercoledì scorso l’ambasciatore d’Israele all’Onu Danny Danon durante una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Danon ha seccamente respinto l’idea secondo cui le mosse di Israele avrebbero posto fine ai negoziati di pace e ha ribadito che sono i palestinesi quelli che hanno ripetutamente respinto i colloqui. “La realtà è che Israele vuole pace e sicurezza – ha detto Danon – Purtroppo i palestinesi hanno più e più volte optato per il rifiuto di qualsiasi soluzione realistica”.

La riunione del Consiglio di Sicurezza, a cui hanno partecipato anche rappresentanti della Lega Araba e dell’Autorità Palestinese, si è concentrata sull’eventualità che Israele applichi la sua sovranità a porzioni della Cisgiordania, in accordo con quanto previsto dal piano di pace dell’amministrazione degli Stati Uniti (che prevede anche la creazione di uno stato palestinese, a determinate condizioni). Danon ha definito il piano una “significativa opportunità per la regione” che Israele perseguirà “in modo responsabile e in piena cooperazione con gli Stati Uniti, preservando gli accordi di pace [con Giordania ed Egitto] e gli interessi strategici di Israele”.

“Ci aspettiamo che la comunità internazionale chiarisca ai palestinesi che il loro rifiuto di impegnarsi non promuoverà in alcun modo i loro interessi” ha aggiunto Danon, che ha poi accusato la comunità internazionale di sostenere la “falsa narrativa” propagandata dai palestinesi che mira a cancellare ogni legame storico tra il popolo ebraico e la Terra d’Israele e a dipingere gli ebrei come invasori colonialisti. Ciò che ostacola la pace, ha concluso Danon, non è la discussione su quando e dove estendere la legge israeliana: “Ciò che ostacola la pace è il rifiuto dei palestinesi e l’incoraggiamento che ottengono da alcuni soggetti nella comunità internazionale: è ora che la comunità internazionale scelga il realismo anziché il rifiuto”.
(Da: Jerusalem Post, 24.6.20)

Nonostante la pressione esercitata dal ministro degli esteri lussemburghese e da altri funzionari che esortano l’Unione Europea a opporsi energicamente alla prospettata applicazione della sovranità israeliana sulla Valle del Giordano e parti di Giudea e Samaria, un’inchiesta della Reuters basata su documenti interni e interviste a una ventina di diplomatici e funzionari dimostra che l’Unione Europea è divisa su come reagire.

Come ha detto un alto diplomatico europeo, probabilmente non vi sarà una posizione chiara e univoca dell’Unione Europea sulla questione. “È un inferno cercare di ottenere in Europa una posizione comune su questo tema”, ha detto il diplomatico citato dalla Reuters.

Stando ai diplomatici intervistati e all’esame di messaggi e verbali interni, gli stati dell’Unione Europea che risultano contrari all’estensione della sovranità israeliana sono Lussemburgo, Belgio, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Svezia, Malta e Finlandia. Favorevoli alla posizione del governo israeliano sarebbero invece Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Grecia, Lettonia, Cipro e Polonia. Francia e Spagna si schierano su posizione contraria sebbene non siano così espliciti al riguardo, mentre Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Italia sono su una posizione intermedia.
(Da: jns.org, 24.6.20)