Fare la pace con Israele è cosa giusta in se stessa

Odio, demonizzazione, boicottaggi, guerre e terrorismo non hanno funzionato, ma più del fatto che non hanno funzionato bisogna ricordare che nessuna di queste azioni era morale né giustificata

Di Fred Maroun

Fred Maroun, autore di questo articolo

La crescente normalizzazione tra Israele e stati arabi è una cosa attesa da tanto tempo e fantastica da vedere. Haviv Rettig Gur ha scritto su Times of Israel che, anche se “gli Emirati hanno chiesto gli F-35, i marocchini il riconoscimento delle loro rivendicazioni sul Sahara occidentale, i sudanesi la cancellazione dopo 27 anni dalla lista degli stati terroristi e protezione rispetto alle cause legali collegate al regime precedente”, nei fatti la normalizzazione è davvero “calorosa e sincera”.

Spero proprio che sia così. Noi arabi non abbiamo motivo di odiare Israele. Certo, Israele ha fatto alcune cose che sono discutibili, come costruire insediamenti israeliani nella Cisgiordania che non fa parte di Israele. Ma i palestinesi hanno fatto cose assai più discutibili, come scatenare il terrorismo contro i civili israeliani. Non è che di conseguenza venga negato il diritto di esistere dei palestinesi, così come non dovrebbe essere negato il diritto di esistere di Israele.

Che i confini di Israele debbano essere le linee armistiziali del 1948 (la cosiddetta Linea Verde) o qualcosa di diverso, ciò non cambia il fatto che gli ebrei sono un popolo che ha diritto all’autodeterminazione. E non cambia il fatto che Gerusalemme è il centro della fede e del retaggio culturale del popolo ebraico. Se gli arabi avessero accettato questo presupposto nel 1947, il conflitto arabo-israeliano si sarebbe risolto molto tempo fa e i palestinesi avrebbero ottenuto da tempo l’autodeterminazione in un proprio stato anziché ritrovarsi dispersi tra una piccola entità di autogoverno (a Gaza), un’entità semi-autonoma (in Cisgiordania) e svariati campi profughi.

L’odio non ha funzionato. La demonizzazione non ha funzionato. Il boicottaggio non ha funzionato. Le guerre non hanno funzionato. Il terrorismo non ha funzionato. Ma più del fatto che tutte queste azioni arabe contro Israele non hanno funzionato, non si deve perdere di vista il fatto che nessuna di queste azioni era morale né giustificata.

Manifestazione palestinese contro la normalizzazione con Israele. Sul cartello, l’immancabile mappa delle rivendicazioni palestinesi che cancella Israele dalla carta geografica. Fred Maroun: “Scommettere contro la pace anno dopo anno, decennio dopo decennio, non ha portato alcun vantaggio a favore degli arabi”

La normalizzazione avvenuta negli ultimi mesi è stata relativamente facile da negoziare perché non c’era terra da dividere né profughi di cui discutere. I paesi arabi coinvolti non sono nemmeno mai stati attivamente in guerra contro Israele. Un’eventuale normalizzazione con Libano e Siria sarà molto più difficile da raggiungere. Anche con l’Egitto e la Giordania, che tecnicamente sono in pace con Israele, sarebbe necessaria molta più normalizzazione e non sarà facile arrivarci.

Ma gli arabi dovrebbero vedere la pace non come il traguardo finale, ma come il punto di partenza. Avrebbero dovuto vederla in questo modo sin dall’inizio, ma non è troppo tardi. Qualsiasi controversia tra Israele e gli stati arabi può essere risolta molto più facilmente ed equamente in modo pacifico di quanto non possa essere risolta con la guerra. Non è l’ingenua enunciazione di un pio desiderio, è la constatazione di un dato di fatto.

Se gli arabi avessero accettato il piano di spartizione delle Nazioni Unite del 1947, oggi esisterebbe lo stato arabo di Palestina e avrebbe le stesse dimensioni di Israele. Se gli arabi avessero istituito lo stato palestinese prima del 1967 sulla base delle linee armistiziali del 1948, ora avrebbero tutta la striscia di Gaza e tutta la Cisgiordania. Se gli arabi, dopo la guerra del 1967, avessero accettato di trattare la pace, lo stato di Palestina sarebbe stato creato allora, e molto probabilmente con confini prossimi alle linee armistiziali del 1948. Scommettere contro la pace anno dopo anno, decennio dopo decennio, non ha portato alcun vantaggio a favore degli arabi. È ora di smetterla di scommettere sul cavallo perdente.

Dirigenti e rappresentanti dei palestinesi non hanno finora mostrato alcun segno di comprendere la storia. Insistono con le loro affermazioni su una Palestina rubata dagli imperialisti occidentali, quando in realtà la Palestina non è mai esistita come stato indipendente e gli ebrei non sono mai stati imperialisti occidentali. A meno che “imperialismo” non significhi tornare in una terra che sei stato costretto a lasciare, e “occidentale” non significhi vivere in Occidente come cittadini di seconda classe per essere poi decimati attraverso stermini di massa.

È tempo di abbracciare la pace per pace. È tempo di riconoscere che gli ebrei, come gli arabi i curdi i turchi e gli armeni, sono un popolo del levante. Era tempo 73 anni fa di fare queste cose ed è ancora tempo adesso, perché la caratteristica del tempo è che si muove solo in una direzione. Il mondo arabo dovrebbe guidare i palestinesi in quella direzione, anziché lasciarli a vivere in un passato che oltretutto in gran parte non è nemmeno mai esistito.

(Da: Times of Israel, 2.1.21)