I cinici doppi giochi di Abu Mazen

Per tornare a essere l'unico sovrano palestinese, Abu Mazen vorrebbe spingere Israele a fare lo "sporco lavoro" contro Hamas, e tanto meglio se nel farlo verrà accusato di crimini di guerra

Di Michael Oren

Michael Oren, autore di questo articolo

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è pronto a combattere Hamas fino all’ultimo soldato israeliano. Per quanto detesti Israele e i suoi leader, teme molto di più Hamas e i suoi capi, perché mentre Israele si oppone alle sue scelte politiche, Hamas rappresenta una autentica minaccia alla sua stessa vita. E’ chiaro che Abu Mazen non si fa nessuno scrupolo di ricorrere a qualunque mezzo per eliminare i capi di Hamas. L’ideale, per lui, sarebbe che Israele facesse il “lavoro sporco” al posto suo, meglio ancora se nel farlo venisse accusato di crimini di guerra.

Come molti esponenti israeliani, Abu Mazen sa bene che la crisi umanitaria nella striscia di Gaza è prossima al disastro: le condizioni della popolazione ricordano sempre più da vicino quelle del 2014, quando Hamas – che controlla Gaza – si sentì con le spalle al muro e scatenò una guerra. Abu Mazen sa che non ci vorrà molto per arrivare di nuovo al punto di rottura, e sta facendo del suo meglio per portarci lì. Di recente ha tagliato del 50% gli stipendi dei dipendenti dell’Autorità Palestinese nella striscia di Gaza e ne ha licenziati a migliaia. Ha sospeso i sussidi d’assistenza alle famiglie di Gaza e in generale ha decurtato i budget destinati all’enclave costiera, mentre cerca nuovamente di limitare l’erogazione di energia, nonostante il freddo invernale, esacerbando ulteriormente le condizioni della popolazione palestinese. In quella che è probabilmente la sua mossa più crudele, ha sospeso anche la distribuzione a Gaza di medicinali vitali, anche per neonati e bambini, e ha significativamente ridotto i finanziamenti per le cure mediche in Israele degli abitanti di Gaza.

Uno dei quattro soldati israeliani feriti sabato da una trappola esplosiva palestinese ai confini di Gaza viene portato all’ospedale Soroka di Beer Sheva

Queste misure spietate mirano ad accrescere i tormenti dei palestinesi per mettere in difficoltà Hamas. Così, se per tutta risposta Hamas – come suo solito – aprirà nuovamente il fuoco, Israele non avrà altra scelta che difendersi. Ma questa volta si tratterebbe di una campagna militare completamente diversa poiché, a differenza dei precedenti conflitti che si sono conclusi senza una vittoria decisiva, il pubblico israeliano non accetterebbe un ennesimo round di combattimenti senza un esito chiaro e netto. Le Forze di Difesa israeliane non potrebbero limitarsi a raid aerei e a una limitata incursione di terra. Probabilmente, come già venne chiesto da alcuni importanti ministri durante l’operazione anti-terrorismo dell’estate 2014, punterebbero a rovesciare e schiacciare il regime di Hamas.

Sarebbe una campagna militare assai più ampia che potrebbe costare pesanti perdite sia agli israeliani che ai palestinesi. Israele verrebbe quasi sicuramente accusato di crimini di guerra e lo stesso Abu Mazen sarebbe il primo a farlo, per poter godere di un doppio vantaggio: essere omaggiato come il difensore dei palestinesi dai crimini sionisti ed essere al contempo applaudito per aver procurato a Hamas un colpo letale. La prospettiva di Abu Mazen è quella di tornare a essere l’unico sovrano del popolo palestinese, ed è pronto a scatenare una sanguinosa guerra fra israeliani e palestinesi pur di realizzarla.

Questo scenario può essere evitato? Non c’è una risposta semplice. L’opzione più logica sarebbe quella di incrementare il trasferimento di beni essenziali a Gaza, e non solo di cibo e medicine, e di considerare l’apertura di un altro valico di transito che potrebbe collegare Gaza al porto israeliano di Ashdod tramite treni. Bisognerebbe anche aumentare le forniture di energia. Sfortunatamente, però, il Medio Oriente non è sempre governato dalla logica, e qui bisogna fare i conti con le pulsioni distruttive e autodistruttive di Hamas, il gruppo che solo un mese fa scavava un tunnel per infiltrazioni terroristiche proprio sotto al valico di Kerem Shalom, l’unico adibito al transito di merci verso Gaza, compromettendone le operazioni.

Nondimeno, Israele deve agire al più presto per alleviare la crisi umanitaria a Gaza: allo scopo di prevenire la prossima guerra o almeno, se risulterà impossibile, mostrare che si è fatto di tutto per evitarla. La condotta di Abu Mazen – anch’egli con le spalle al muro come Hamas, sebbene per ragioni diverse – non è un novità: mira a costringere Israele in guerra per ottenere una dura condanna internazionale come quella dell’ormai screditato rapporto Goldstone 2009 sull’operazione anti-Hamas di quell’anno. Ma questa volta le manovre palestinesi potrebbero significare uno scenario da incubo, che Israele deve far di tutto per impedire. Se sarà costretto a difendersi da Hamas, dovrà farlo non per appagare le ambizioni di Abu Mazen, ma soltanto per proteggere gli interessi vitali degli israeliani.

(Da: Israel HaYom, 16.2.18)