I terroristi adolescenti palestinesi non sono “bambini innocenti”

Solo nel periodo 2000-2003 vi furono 29 attacchi suicidi, 40 tentativi di attentato suicida e 22 attacchi con armi da fuoco tutti opera di palestinesi minori di 18 anni

Di Stephen M. Flatow

Stephen M. Flatow, autore di questo articolo

Mi è già capitato di scrivere circa la follia di trattare tutti i terroristi arabi palestinesi adolescenti come se fossero bambini innocenti. Ora abbiamo davanti agli occhi un altro esempio concreto di quali siano i pericoli di cui stiamo parlando.

Un terrorista di nome Nasser Abu Hamid è ricomparso di recente nei notiziari perché è deceduto di cancro mentre era sotto custodia in Israele, e il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen lo ha immediatamente celebrato come un “martire” e un “eroe”. Abu Hamid era detenuto perché implicato nell’assassinio di sette israeliani e di cinque arabi da lui accusati di collaborare con Israele. Tra gli altri suoi efferati crimini, nell’ottobre 2000 aveva partecipato al bestiale linciaggio di due israeliani che si erano smarriti a Ramallah. Abu Hamid aveva iniziato la sua vita di violenza in tenera età. La prima volta che venne fermato aveva solo 11 anni. All’età di 15 anni venne condannato a due anni e mezzo di carcere per il ruolo svolto nelle violenze della prima intifada. Rilasciato in anticipo, all’età di 17 anni riprese prontamente i suoi modi terroristici assassinando un certo numero di “collaborazionisti” arabi, ragion per cui venne condannato all’ergastolo. Dopo aver nuovamente ottenuto il rilascio anticipato, avrebbe poi continuato a commettere omicidi. Ma qui intendo attirare l’attenzione sulla rilevante questione di ciò che aveva fatto prima di compiere 18 anni.

La questione dell’età è importante per diversi motivi. Innanzitutto perché, quando giovani arabi palestinesi compiono violenze contro ebrei e israeliani, i mass-media di tutto il mondo perlopiù dipingono questi aggressori come “bambini” invece che terroristi. In secondo luogo, perché anche alcuni membri del Congresso Usa sono caduti nella trappola di considerare i terroristi palestinesi minorenni solo in base all’età, e non alle loro azioni. Negli ultimi anni, la congressista Betty McCollum ha ripetutamente presentato un disegno di legge volto a impedire che gli aiuti americani a Israele vengano utilizzati per arrestare “bambini palestinesi”.

Amer Abu Zaytoun, 16 anni, morto lo scorso 5 gennaio durante un violento scontro a fuoco fra militari israeliani e terroristi del gruppo “Fossa dei leoni” a Balata (Nablus). Un altro “bambino innocente”?

In base a questo disegno di legge, qualsiasi palestinese di età inferiore a 18 anni verrebbe qualificato come “bambino”. Non sorprende che gruppi apertamente estremisti come “American Muslims for Palestine” e “Council on American-Islamic Relations” abbiano approvato il disegno di legge McCollum. Anche diversi gruppi religiosi ostili a Israele lo hanno approvato, come “American Friends Service Committee” (quaccheri), “Presbyterian Church USA” e “National Council of Churches”.

Lo hanno fatto anche due organizzazioni ebraiche che sostengono di essere pro-israeliane: “Americans for Peace Now” e “J Street”. Il presidente di J Street, Jeremy Ben-Ami, ha salutato la proposta di legge di McCollum come “innovativa” nonché la dimostrazione di “una tendenza inarrestabile”. Fortunatamente non si tratta affatto di una ” tendenza inarrestabile”. Solo 25 dei 193 Democratici alla Camera dei Rappresentanti hanno approvato il disegno di legge, che al momento è morto e sepolto. Tuttavia, McCollum o i suoi colleghi potrebbero rilanciarlo in qualsiasi momento.

E’ perfettamente comprensibile che qualsiasi persona di animo compassionevole si preoccupi per il trattamento riservato a bambini innocenti. Ma Nasser Abu Hamid non era un bambino e non era innocente. Né lo sono i molti altri adolescenti arabi palestinesi di età inferiore a 18 anni che commettono violenze e omicidi. Qualcuno si ricorda di Ayyat al-Akras? Nel 2002, all’età di 17 anni, compì un attentato suicida in un supermercato di Gerusalemme uccidendo due acquirenti, tra cui una adolescente (questa sì innocente) e ferendo altre 28 persone. E Aamer Alfar? Aveva solo 16 anni quando si fece esplodere nel mercato Carmel di Tel Aviv nel 2004 uccidendo tre israeliani e ferendone 32. I dati delle Forze di Difesa israeliane relative al solo periodo 2000-2003 elencano non meno di 29 attacchi suicidi compiuti da arabi palestinesi di età inferiore ai 18 anni, oltre a 40 tentativi di attentato suicida e 22 attacchi con armi da fuoco sempre ad opera di adolescenti di età inferiore ai 18 anni. Se fosse dipeso da McCollum e J Street, Israele sarebbe stato penalizzato per l’arresto da parte delle sue forze di sicurezza di qualcuno di quegli assassini o aspiranti assassini, compreso Nasser Abu Hamid.

(Da: jns.org, 1.1.23)