I tre principi della dinamica palestinese

La storia dimostra che l’intransigente rifiuto dei palestinesi si è tradotto per la loro indipendenza in una marcia suicida

Di Eugene Korn

Eugene Korn, autore di questo articolo

Nel 1687 Isaac Newton formulò tre leggi che divennero la base della fisica classica. Non è che Newton vedesse qualcosa di più di quello che gli altri avevano sempre visto (mele che cadono dagli alberi e oggetti che si scontrano fra loro). Ma il suo genio seppe collegare questi fenomeni disparati secondo alcuni principi universali che spiegavano il moto naturale. Le leggi di Newton descrivevano degli eventi, ma la loro reale importanza risiede nel fatto che diedero alla gente uno strumento per migliorare la propria vita.

La gente osserva il conflitto israelo-palestinese da almeno cento anni, ma non è in grado di comprenderne le dinamiche. Come le persone prima di Newton, non siamo riusciti a discernere un modello coerente che permetta di tracciare una via razionale da seguire. Tuttavia, la nuova pace tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein ha permesso di mettere in evidenza tre leggi generali che governano questo conflitto.

1. Quando i palestinesi pretendono tutto, non ottengono nulla. La Commissione Peel del 1937 raccomandò la divisione della Palestina Mandataria in due stati, ebraico e arabo. Gli ebrei palestinesi accettarono la spartizione, ma gli arabi la rifiutarono e la Gran Bretagna abbandonò il piano. Nel 1947 l’Onu approvò un altro piano di spartizione, la risoluzione 181. Ancora una volta gli arabi la respinsero perché assegnava una parte della terra a uno stato ebraico, e attaccarono Israele fin dal primo giorno della sua esistenza. Gli ebrei vinsero la guerra e salvarono il loro stato, ma gli arabi continuarono a rifiutare qualunque cosa fosse meno di “tutta la Palestina”.

“Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”. Lo slogan e la grafica dell’intransigenza massimalista palestinese mirano costantemente a cancellare Israele dalla carta geografioca

Dopo aver contrattaccato e vinto la guerra dei sei giorni del 1967, Israele si offrì nuovamente di negoziare la pace con gli stati arabi. Ma la risposta arrivò prontamente dalla Conferenza della Lega Araba a Khartoum: “No alla pace, no al riconoscimento, no al negoziato”. Nel 1977, i palestinesi si rifiutarono di partecipare ai negoziati di Camp David con Egitto e Israele. Risultato: l’Egitto riottenne tutti i territori persi nel 1967, i palestinesi non ottennero nulla. Idem per i negoziati Clinton-Barak-Arafat del 2000-2001, dove Arafat rifiutò tutte le offerte di compromesso territoriale, e i palestinesi ne uscirono a mani vuote. Nel 2008 Abu Mazen rifiutò l’offerta del primo ministro israeliano Ehud Olmert di risolvere il conflitto attraverso un coraggioso compromesso, e così i palestinesi sono rimasti senza lo stato che avrebbero potuto ottenere. Ora i palestinesi rifiutano anche solo di prendere in considerazione il piano Trump, che prevede una statualità palestinese. Rifiutando sempre e comunque ogni compromesso, i palestinesi non hanno ottenuto mai nulla.

2. Più i palestinesi rifiutano, meno gli viene offerto. I palestinesi hanno sempre affermato che il tempo è dalla loro parte e che con la pazienza finiranno per ottenere il controllo su tutta la terra dal “fiume (Giordano) al mare (Mediterraneo)”. Ma la storia ha dimostrato esattamente il contrario. La Commissione Peel del 1937 destinava allo stato arabo la maggior parte della Palestina Mandataria. Il piano di spartizione delle Nazioni Unite del 1947 destinava agli arabi il 44% di quella terra. Le linee d’armistizio del 1948-49 lasciarono in mano araba il 22% del territorio. Dopo la guerra dei sei giorni del 1967 Israele era disposto a ritirarsi, in cambio della pace, da “quasi” tutti i territori che aveva conquistato. Nel 2000 e nel 2008 Israele offrì di cedere ai palestinesi tra il 91 e il 98% di quei territori. Ma i palestinesi hanno sempre e costantemente rifiutato. L’attuale piano di pace di Trump prevede uno stato palestinese sul 70% dei territori contesi. In breve, il territorio a disposizione dei palestinesi si è costantemente ridotto dopo ogni loro rifiuto.

 

In giallo/ocra, lo stato palestinese che esisterebbe già oggi se nel 2008 i palestinesi avessero accettato la proposta di Olmert (clicca per ingrandire)

3. Mentre i palestinesi continuano a rimandare l’accettazione della pace, Israele diventa più forte e la posizione dei palestinesi sempre più debole. Nel corso del tempo Israele è diventato sempre più sicuro e accettato, ora anche all’interno del mondo arabo. Il sostegno diplomatico a Israele va crescendo, mentre il sostegno ai palestinesi non fa che diminuire. Nel 1948 Israele era uno paese povero con un disperato bisogno di aiuti dall’estero. Oggi Israele è una potenza scientifica e militare, e una buona fetta dei paesi occidentali dipendono dalla sua tecnologia. US News and World Report ha classificato Israele come ottavo paese al mondo in quanto a forza economica, politica e militare. Il tenore di vita in Israele è paragonabile a quello dell’Europa occidentale e la prosperità personale dell’israeliano medio è superiore alla media degli europei occidentali. Nel 2019 gli israeliani risultavano la 13esima popolazione “più felice” del mondo, più dei cittadini americani e britannici. Al contrario, i palestinesi si sono infilati in un vicolo cieco. La loro economia è in crisi perenne, totalmente dipendente da copiosi aiuti esteri che stanno diminuendo perché i paesi stanno perdendo la pazienza con il loro perenne rifiuto per principio. Oltre il 90% dei palestinesi ritiene che i propri leader siano corrotti, mentre gli abitanti di Gaza sono afflitti da disoccupazione, sversamenti delle fogne, elettricità a singhiozzo per meno di 12 ore al giorno. La politica palestinese è violentemente spaccata tra Hamas e Autorità Palestinese ed è in gran parte disfunzionale. Il Consiglio Legislativo palestinese non riunisce da più di dieci anni e il presidente Abu Mazen è in carica per il 16esimo anno consecutivo di un mandato che doveva essere di 4 anni. Senza realistiche soluzioni in vista, i palestinesi hanno perso la speranza e molti stanno emigrando.

Queste tre leggi comportano chiare conseguenze. La storia dimostra che l’intransigente rifiuto dei palestinesi si è tradotto, per la loro indipendenza, in una risoluta marcia suicida. Promuovere gli interessi del popolo palestinese significa adoperarsi affinché i palestinesi accettino un compromesso e muovano verso la pace con Israele prima possibile. Ogni giorno che i palestinesi sprecano nel ritardare la pace non fa che diminuire le loro possibilità di indipendenza in un territorio realistico. Ecco perché l’attuale strategia palestinese ostile a qualunque normalizzazione con Israele è irrazionale e controproducente.

Come i principi di Newton, queste leggi dovrebbero essere utilizzate per migliorare la vita. Le persone razionali basano le proprie decisioni politiche sui fatti, non sulle fantasie. Mentre nello status quo permanente i capi palestinesi si arricchiscono, il vero interesse del popolo palestinese starebbe nell’accettare un compromesso con Israele il più presto possibile. Fino a quando non lo faranno, Israele continuerà a prosperare mentre i palestinesi, purtroppo, continueranno a penare.

(Da: Times of Israel, 9.10.20)