Il falso difensore dei diritti umani espulso da Israele

Omar Shakir non difende i palestinesi: sostiene attivamente la distruzione dello stato ebraico

Di Ben-Dror Yemini

Ben-Dror Yemini, autore di questo articolo

Omar Shakir, che si è visto revocare il visto di soggiorno in Israele dalla Corte Suprema, si definisce un “attivista per i diritti umani”. È il direttore in Israele di Human Rights Watch, la più grande organizzazione per i diritti umani nel mondo.

È del tutto prevedibile che Israele pagherà un prezzo d’immagine per la decisione di espellere Shakir. Il paese verrà nuovamente dipinto come non democratico, spaventato da coloro che osano criticarlo, terrorizzato da chi potrebbe denunciarlo come violatore dei diritti umani. Ma le cose non stanno così.

Kenneth Roth, presidente di Human Rights Watch, in una lettera inviata all’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton chiese di promuovere il cosiddetto “diritto al ritorno” (di milioni di presunti profughi palestinesi che si stabilirebbero all’interno di Israele, ndr). Nella scorsa celebrazione della giornata della Nakba (la “giornata della catastrofe” con cui i palestinesi lamentano e condannano la nascita dello stato d’Israele), anche Shakir, mentre si trovava in Israele, rilasciava una dichiarazione in cui reclamava il riconoscimento del “diritto al ritorno” palestinese, presentandolo come la posizione ufficiale di Human Rights Watch. Come si sa, questa rivendicazione sostenuta da Shakir equivale per sua stessa natura ad abolire il diritto di Israele ad esistere come stato ebraico. Dopotutto esistono decine di milioni di sfollati dagli anni ’40 agli anni 70, eppure Human Rights Watch non ha mai formulato nessuna richiesta a sostegno di un loro “diritto al ritorno”.

Dal punto di vista legale, queste presunte rivendicazioni non sono altro che imbrogli, e vari tribunali internazionali ne hanno già discusso in passato. Ad esempio, ai tedeschi dei Sudeti fu negata la richiesta di tornare nelle terre dei Sudeti nella Repubblica Ceca dopo che ne erano stati espulsi alla fine della seconda guerra mondiale. Lo stesso verdetto fu emesso quando i greci chiesero al mondo di riconoscere il loro diritto di tornare a Cipro Nord dopo la loro rimozione da parte delle forze turche nel 1974. Tuttavia, siccome potrebbe apparire poco educato uscirsene con una esplicita dichiarazione del tipo “sosteniamo la pretesa di Iran e Hamas di distruggere Israele”, allora Human Rights Watch usa il termine “diritto al ritorno”, sostenendo falsamente e con gran veemenza che esista un tale diritto.

Omar Shakir

Ma Shakir è andato oltre, e ha esortato i palestinesi a ritirare la loro richiesta di autodeterminazione (il principio cardine secondo cui le persone hanno il diritto di determinare liberamente la propria sovranità politica) e pretendere invece la trasformazione di Israele in un unico paese per due popoli, cioè eliminare Israele come stato nazionale e stato-rifugio del popolo ebraico. Dal momento in cui è entrato in Israele, Omar Shakir ha continuato questa sua attività, giungendo persino a recarsi in Bahrain per promuovere un veto della FIFA contro Israele. Il Bahrein gli ha negato l’ingresso nel paese.

L’anno scorso, a seguito della decisione di annullare il visto di soggiorno di Shakir, 15 organizzazioni per i diritti umani, tra cui le ong israeliane B’tselem e Breaking the Silence, hanno chiesto che la decisione venisse annullata sostenendo che essa “non fa che associare Israele alla lista dei loschi paesi i cui governi vogliono controllare le opinioni, i pensieri e le azioni degli esseri umani, invece di proteggere il loro diritto alla libertà di parola”. Bene, vediamo un po’. Il Canada ha bandito l’ex parlamentare britannico e veemente odiatore d’Israele George Galloway. La Francia ha bandito lo sceicco Yusuf al-Qaradawi, considerato da molti musulmani sunniti un eminente intellettuale. La Gran Bretagna ha vietato l’ingresso nel paese dell’agitatore anti-gay americano Fred Phelps e di sua figlia Shirley Phelps-Roper, così come di Michael Savage, conduttore radiofonico di estrema destra. Gli Stati Uniti hanno negato l’ingresso all’attivista filippina Liza Maza che intendeva partecipare a una conferenza sulle attività americane nel suo paese. E recentemente, sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna hanno vietato l’ingresso di Omar Barghouti, co-fondatore del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele, gemello ideologico di Omar Shakir.

Si può star certi che elementi anti-israeliani rilanceranno le loro consuete sciocchezze circa un attentato alla libertà di parola: accusa molto curiosa se mossa contro un paese dove la libertà di parola è sviluppatissima, e a difesa di un personaggio come Shakir che è, lui per primo, un nemico della libertà di parola. Nel 2015, infatti, Shakir firmò una petizione che invocava l’ostracismo contro i musulmani che avessero osato accettare l’invito per un tour istruttivo d’Israele organizzato dall’Hartman Institute (un centro di Gerusalemme dedito al pensiero e all’educazione pluralistici ebraici).

Ogni paese ha il diritto di negare l’ingresso ad agitatori impegnati a negare il diritto stesso del paese ad esistere. E questo vale anche per Israele.

(Da: YnetNews, 11.06.19)

Ecco Omar Shakir, direttore per Israele/Palestina di Human Rights Watch, una potente ong per i diritti umani con un pregiudizio anti-Israele profondamente radicato.

La Corte Suprema d’Israele ha stabilito che il visto di lavoro di Shakir non verrà rinnovato a causa del suo impegno nel movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele) che si batte per la fine d’Israele come stato ebraico. La Corte Suprema gli ha dato 20 giorni per partire.

Sia Human Rights Watch che lo stesso Shakir hanno negato d’essere coinvolti nella campagna BDS, ma un rapporto investigativo ha rivelato che Shakir è impegnato nel BDS sin dal 2006 [Shakir al microfono esorta a “fare campagna per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni”] e continua il suo impegno oggi, all’interno stesso di Israele, facendo opera di lobby contro le aziende israeliane in Cisgiordania e cercando di influenzare la FIFA perché boicottasse sei squadre di calcio israeliane.

La Corte Suprema israeliana ha messo in chiaro che i rappresentanti di Human Rights Watch e di altre organizzazioni per i diritti umani non sono soggetti a bando. In effetti, in Israele vi sono 350 ong che operano nel campo dei diritti umani, e in Cisgiordania sono attivi altri 400 e passa gruppi palestinesi e internazionali.

Ma non c’è posto per l’attivismo BDS all’interno dei diritti umani.
(Da: HonestReporting video, 6.11.19)