Futuro ministro per i servizi religiosi: alcune riforme senza stravolgere lo status quo, e ovviamente un’inchiesta sulla tragedia del Monte Meron

Matan Kahana (Yamina): “Il governo entrante salvaguarderà i valori dell'ebraismo, la legge ebraica, la Terra d'Israele e il pubblico ultra-ortodosso lo sa molto bene"

Di Amy Spiro

Amy Spiro, autrice di questo articolo

Il parlamentare di Yamina Matan Kahana, che dovrebbe diventare ministro per i servizi religiosi nel prossimo governo israeliano, ha detto mercoledì che, pur non cambiando le principali linee politiche sul rapporto stato/religione, intende adoperarsi per riformare la kashrut e nominare più rabbini nazional-religiosi nelle posizioni locali. “Sulle questioni su cui non c’è pieno accordo tra i membri della nascente coalizione – ha detto Kahana mercoledì mattina a radio Galei Tzahal – manterremo lo status quo e aspetteremo ancora qualche anno fino a quando non troveremo una soluzione. I nodi che non sono stati risolti in 73 anni probabilmente non saranno risolti dal prossimo governo”. Tuttavia, Kahana ha ribadito che il suo partito intende procedere alla nomina di rabbini-capo locali con un background nazional-religioso (dunque sionisti) e non necessariamente haredi, cioè ultra-ortodossi (non sionisti). “È giusto che la comunità nazional-religiosa abbia una maggiore rappresentanza, dopo anni in cui la cosa è avvenuta di rado”, ha spiegato Kahana.

Kahana ha anche affermato che una delle sue priorità come ministro sarà riformare lo stato della certificazione kasher (conformità degli alimenti alla normativa religiosa ebraica). “Oggi la questione della kashrut in Israele non è in una buona situazione e deve essere migliorata” ha detto Kahana senza specificare se intenda aumentare le iniziative di certificazione privata, ma limitandosi ad aggiungere: “Ci sono modi per migliorare notevolmente l’intera questione della kashrut e lavoreremo su questo”.

Il parlamentare di Yamina Matan Kahana, probabile ministro per i servizi religiosi nel prossimo governo israeliano

Kahana ha poi definito “ovvio” che ci deve essere una esaustiva indagine governativa sul disastro di Lag B’Omer al Monte Meron di fine di aprile. “Come ministro designato ai servizi religiosi e come colui che sarà responsabile del prossimo evento Lag B’Omer a Meron tra dieci mesi e mezzo – ha detto Kahana –sento la responsabilità di fronte al pubblico di indagare su ciò che è accaduto e formulare un piano per garantire che non accada mai più”. Lo scorso  30 aprile, 45 fedeli ultra-ortodossi sono morti in una calca durante le celebrazioni della festa di Lag B’Omer sul Monte Meron, nel nord di Israele, costituendo il disastro civile con più vittime nella storia del paese.

Kahana ha sottolineato che tutti i membri del nascituro governo di coalizione “sanno che non potranno realizzare completamente i loro programmi e che se iniziano ad attaccarsi a vicenda, il governo non sopravvivrà”. I partner della coalizione “sono animati da molta buona volontà, con l’obiettivo di garantire che il nuovo governo possa durare” anche se ciò significa che non tutti i punti dei loro rispettivi programmi potranno essere realizzati.

Kahana ha poi commentato gli attacchi al vetriolo fatti martedì da dirigenti dei partiti ultra-ortodossi contro il primo ministro designato Naftali Bennett, leader di Yamina. Kahana li ha definiti “imbarazzanti”. “Quando eravamo noi all’opposizione e loro erano nella coalizione, non credo che abbiamo mai usato un linguaggio così crudo” ha detto Kahana, riprendendo le parole di Bennett secondo cui “non abbiamo bisogno di lezioni da nessun parlamentare haredi su cosa significhi essere sionista o cosa significhi essere un religioso timorato di Dio”. Con questo loro atteggiamento, ha continuato, i parlamentari ultra-ortodossi non fanno che “allargare e approfondire la divisione nel paese anziché perseguire unità e cooperazione”. Nel futuro governo, Yamina “preserverà i valori dell’ebraismo, salvaguarderà la legge ebraica, difenderà la Terra d’Israele e il pubblico haredi lo sa molto bene”. Kahana ha anche criticato i toni incendiari di alcuni membri del governo uscente. “Il passaggio di poteri in una nazione democratica è perfettamente normale e naturale, non è un disastro – ha detto – e io entrerò nel nuovo ufficio con molta modestia, perché ho tanto da imparare”.

La Knesset ha in programma di votare la fiducia al nuovo governo domenica pomeriggio, con i partiti della futura coalizione che possono contare su una risicata maggioranza di 61 voti su 120. Se confermata, la complicata alleanza fra partiti di destra, di sinistra, di centro e islamisti rimuoverebbe Benjamin Netanyahu dalla carica di primo ministro per sostituirlo con Bennett di Yamina e, due anni dopo, con il leader di Yesh Atid, Yair Lapid.

(Da: Times of Israel, 9.6.21)