Il governo iracheno ha impedito agli ebrei di presenziare alla storica visita del Papa

L'Iraq ha sprecato un'occasione storica per riconciliarsi con i suoi ebrei, che subirono una delle più drammatiche vicende di persecuzione e fuga dal mondo arabo del secolo scorso

Di Seth J. Frantzman

Seth J. Frantzman, autore di questo articolo

Durante la visita di papa Francesco, il governo iracheno ha preferito ignorare la storia degli ebrei del paese, guastando una visita per ogni altro aspetto senza precedenti, e sprecando un’occasione preziosa per mettere in evidenza la parte ebraica della storia dell’Iraq. Evidentemente l’incontro fra religioni diverse va bene, purché non vi sia l’ebraismo.

Il Vaticano sperava che gli ebrei facessero parte degli eventi a cui ha partecipato papa Francesco in Iraq. Vatican News ha persino sottolineato che il papa ha incontrato “rappresentanti delle tre religioni abramitiche a Ur dei caldei in Iraq e esortato cristiani, musulmani ed ebrei a percorrere un sentiero di pace sotto le stelle della promessa che Dio fece ad Abramo”. Tuttavia, nessuna delegazione pubblica di ebrei ha potuto partecipare all’evento.

Edwin Shuker, ebreo britannico di origine irachena che si reca regolarmente Bagdad, ha espresso forte rammarico per il fatto che il governo iracheno “ha sprecato un’opportunità storica per riconciliarsi con i suoi ebrei invitandoli a partecipare alla cerimonia di Ur, e approfittare dell’occasione per ammettere e correggere l’ingiustizia commessa contro di loro da tutta una serie di governi iracheni” (nato in Iraq nel 1955, Shuker dovette fuggire con la famiglia nel 1971 attraverso le montagne curde, prima in Iran, poi nel Regno Unito dove è stato riconosciuto come profugo dalle Nazioni Unite ndr).

L’incontro inter-religioso nella piana di Ur, in Iraq

Il comportamento del governo iracheno contrasta con il messaggio del papa. “Come figli di Abramo, ebrei cristiani e musulmani, insieme ad altri credenti e a tutte le persone di buona volontà, ringraziamo per averci donato Abramo”, ha pregato il Papa sabato scorso. Ma i funzionari del governo iracheno hanno preferito ignorare la storia della comunità ebraica irachena. Così è stato a Ur, e così è stato durante la successiva visita del papa a Mosul, dove un tempo viveva una fiorente comunità ebraica. A Mosul sono stati scoperti i resti di almeno una mezza dozzina di antiche sinagoghe.

Al contrario, la regione autonoma del Kurdistan iracheno ha voluto abbracciare la diversità del paese, inclusa la storia ebraica dell’area.

Il Vaticano ha cercato di far includere gli ebrei non solo nella preghiera, ma anche fisicamente negli incontri inter-religiosi. Tuttavia, secondo una fonte informata, il governo iracheno ha ostacolato il tentativo di qualsiasi ebreo di recarsi in Iraq. Secondo il New York Times, il portavoce vaticano Matteo Bruni aveva detto che gli ebrei avrebbero partecipato agli eventi in Iraq, pur aggiungendo che non sapeva se qualche rabbino vi avrebbe preso parte. Anche Omar Mohammed, lo storico che anima il blog di notizie Mosul Eye, ha detto ad Algemeiner che l’assenza di ebrei ha danneggiato l’immagine della diversità. “Dove sono gli ebrei? Qui non ci sono – ha detto Mohammed – Senza riconoscere la storia ebraica dell’Iraq, senza riconoscere la parte ebraica dell’Iraq, senza riconoscere i contributi ebraici all’Iraq da migliaia di anni fa fino ad oggi, non vi sarà né vera diversità né inclusione”.

Baghdad, 1910: il rabbino capo iracheno Hakham Ezra Dangoor e la sua famiglia

Oggi in Iraq rimane solo una manciata di ebrei. A Baghdad, dove un tempo vivevano centinaia di migliaia di ebrei, nel 2008 non ce n’erano più abbastanza per formare un minyan (il quorum di dieci ebrei adulti per la preghiera pubblica ebraica ndr). I siti ebraici nel paese sono caduti in rovina o sono stati distrutti. Varie fonti affermano che negli ultimi anni le terre che un tempo appartenevano alla comunità ebraica sono state trasferite sotto controllo religioso sciita. E’ il caso, ad esempio, della disputa per la Tomba del profeta Ezechiele. Fa eccezione la Tomba del profeta Nahum ad Al-Qosh, dove è stato restaurato un santuario che è importante sia per la comunità ebraica che per i musulmani e i cristiani della città. I politici iracheni legati all’Iran diffondono regolarmente teorie complottiste su Israele e si sono anche mobilitati per rendere illegale la promozione della normalizzazione dagli Accordi di Abramo della scorsa estate fra Israele a alcuni paesi arabi

(Da: Jerusalem Post, 7.3.21)

Si veda: Farhud: il pogrom dimenticato del 1941 in Iraq