Il mondo alla rovescia dei boicottatori d’Israele

L'acquisto di SodaStream da parte di PepsiCo indica che la campagna BDS non riesce a ottenere altro risultato che danneggiare i lavoratori palestinesi

Di Clifford D. May

Clifford D. May, autore di questo articolo

In questo mondo alla rovescia, se desideri che i palestinesi vivano in pace, con un lavoro dignitosamente remunerato, con accesso a cure mediche di qualità e buoni motivi per avere fiducia in un domani migliore dell’oggi, sei etichettato come anti-palestinese. Se, al contrario, preferisci che i palestinesi rimangano nella miseria, mantenuti dai sussidi dell’America e di altre “nazioni donatrici”, immersi nell’odio per i loro vicini tramandato di padre in figlio, nella perenne visione di se stessi come vittime che possono solo aspirare al “martirio” in una guerra infinita, allora puoi definirti un campione della causa palestinese.

E’ una riflessione che torna alla mente dopo che a fine agosto la PepsiCo ha annunciato l’intenzione di acquistare l’israeliana SodaStream per 3,2 miliardi di dollari. E qui occorrere una spiegazione. La SodaStream fabbrica dispositivi per produrre acqua frizzante a domicilio, senza bottiglie di plastica da accumulare in casa e poi buttare via o inviare al riciclaggio. Il suo amministratore delegato, Daniel Birnbaum, è un imprenditore israeliano di grandi visioni che ha avuto un’idea fantastica: aprire una fabbrica in Cisgiordania e assumere arabi palestinesi, offrire loro “salari israeliani” che sono circa quattro volte superiori alla media nei Territori, fornire a loro e alle loro famiglie allargate l’assicurazione medica, un benefit che ben pochi datori di lavoro in Cisgiordania garantiscono ai loro dipendenti. Di più, assumere anche lavoratori israeliani, arabi ed ebrei, mettendoli in condizione di lavorare tutti insieme, imparare a vicenda, magari sviluppare rispetto reciproco e persino amicizie. Che grande realizzazione sarebbe stata, se l’esperimento avesse avuto successo!

Dipendenti al lavoro nell’impianto SodaStream presso Rahat, nel Negev israeliano

In effetti, l’esperimento ha avuto successo. Nel 2014, con oltre 500 dipendenti, SodaStream era diventata uno dei maggiori datori di lavoro privati in Cisgiordania. Ed ecco che, come si poteva prevedere, i “sostenitori della causa palestinese” hanno denunciato Birnbaum come anti-palestinese. In particolare, i sostenitori del BDS (la campagna per delegittimare e demonizzare Israele attraverso boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni) lo hanno accusato di rubare terra palestinese, approfittare dell'”occupazione” e sfruttare i lavoratori palestinesi. “Tutt’a un tratto sono diventato un criminale di guerra”, mi disse Birnbaum tre anni fa durante una cena a Tel Aviv.

I lobbisti del BDS sono stati particolarmente efficaci in Europa. Ad esempio, convinsero i rivenditori in Svezia a ingiungere a Birnbaum di non inviare più i prodotti SodaStream prodotti in Cisgiordania: gli stessi rivenditori, si noti, che non si fanno alcun problema a ricevere merce prodotta in Cina, un paese in cui circa un milione di musulmani sono incarcerati in “campi di rieducazione”, che occupa il Tibet (non offrendo nessuna “soluzione a due stati”), che perseguita i cristiani e altre minoranze (per non parlare dei diritti e delle tutele dei lavoratori).

Lavori di ampliamento della fabbrica SodaStream presso Rahat, nel Negev israeliano

Quando Birnbaum ebbe bisogno di una fabbrica nuova e più grande, decise di non costruire in Cisgiordania ma di trasferirsi nel deserto del Negev, ben all’interno delle ex “linee armistiziali”, i confini temporanei tracciati nel 1949 quando si fermarono i combattimenti della guerra tra lo stato ebraico appena nato e i paesi arabi circostanti che lo avevano attaccato. Il nuovo stabilimento impiega, fra l’altro, 1.400 arabi beduini israeliani, molti dei quali non avevano mai avuto lavori regolari con regolari buste paga. I giustizieri del BDS iniziarono nuovamente ad attaccare Birnbaum, questa volta accusandolo di sfruttare i poveri beduini. Lo sceicco beduino locale disse loro che potevano andare a scopare il mare.

La notizia dell’acquisto di SodaStream da parte di PepsiCo indica chiaramente una cosa: sebbene la campagna BDS sia riuscita a privare i palestinesi di buoni posti di lavoro, non è riuscita a impedire alla società che aveva fornito quei posti di lavoro di diventare un enorme successo internazionale. Significativo è anche il fatto che l’acquirente sia la PepsiCo, una società che fino ad alcuni anni fa era stata una di quelle che aderivano al boicottaggio decretato della Lega Araba contro Israele. Omar Barghouti, uno dei co-fondatori della campagna BDS, è livido di rabbia. Ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che, nonostante l’acquisto da parte della PepsiCo, SodaStream “rimane soggetta al boicottaggio”, e sostiene che la fabbrica nel Negev sta “spodestando i cittadini indigeni beduino-palestinesi”. In che modo l’impiego di persone possa essere interpretato come spodestamento di quelle persone, non lo ha spiegato. Ma poco importa: diversi mass-media che si ritengono molto progressisti hanno descritto SodaStream come il cattivo della storia, senza alcun accenno al fatto che possa esserci un punto di vista diverso da quello di Barghuti e dei BDS.

” I caporioni della campagna BDS non fanno mistero delle loro intenzioni annientatrici”: Israele è cancellato dalla carta geografica

La campagna BDS ha perso altre battaglie significative. Hannah Brown, critica cinematografica del Jerusalem Post, riferisce su Commentary che Israele sta diventando una potenza globale nella televisione come “uno dei più prolifici esportatori di format”. Recentemente i giustizieri BDS hanno tentato di persuadere Netflix a cancellare la seconda stagione di “Fauda”, una serie tv di grande successo incentrata sulle vicende di un’unità delle forze speciali israeliana che opera in Cisgiordania. Con personaggi simpatici su entrambi i versanti del conflitto, è diventata ciò che Hannah Brown definisce “un piacere colpevole” per gli spettatori palestinesi. Lo scorso marzo, un gruppo BDS ha inviato a Netflix una lettera che minacciava “pressioni popolari e possibili azioni legali”. Tra le risposte che ha suscitata, quella di un’organizzazione di Hollywood chiamata “Creative Community for Peace” che ha esortato Netflix a respingere il “palese tentativo di censura artistica”. La seconda stagione della serie è andata in onda a maggio, come previsto.

Con tutto ciò, la minaccia posta dai BDS rimane. Lo slogan nazista degli anni ’30 “non comprate dagli ebrei” è stato aggiornato dai sostenitori del BDS nello slogan “non comprate dallo stato ebraico”. I caporioni della campagna non fanno mistero delle loro intenzioni annientatrici, e se ciò significa che palestinesi innocenti, pacifici e laboriosi fanno la fine dei danni collaterali, poco male: “così è la guerra”. Intanto, continuano a definirsi campioni della causa palestinese. Come dicevo, un mondo alla rovescia.

(Da: Israel haYom, 30.8.18)

Yair Lapid

Yair Lapid, leader del partito d’opposizione Yesh Atid, ha scritto lunedì una lettera aperta alla cantante Lana Del Rey dopo che questa ha cancellato un suo imminente spettacolo in Israele. “Te ne stai a New York dopo aver annullato la tua esibizione in Israele a causa delle pressioni di Roger Waters e di altri vociferanti attivisti del BDS – ha scritto Lapid – È un peccato, perché ti hanno mentito. Ti sei aggiunta alla serie di persone che vengono usate dalle organizzazioni terroristiche palestinesi senza far conoscere loro i fatti”.

Il mese scorso Lana Del Rey aveva respinto l’appello di Waters e non ha mai detto di sostenere il boicottaggio di Israele. Annunciando nei giorni scorsi la cancellazione del previsto show, la cantautrice ha scritto che per lei era “importante esibirsi sia in Palestina che in Israele e trattare allo stesso modo tutti i fan”, ma che non avrebbe potuto organizzare in tempo uno spettacolo per i palestinesi. Senza soffermarsi su queste frasi, nella lettera Lapid si assume il compito di offrire alla cantante “una lista di fatti che i boicottatori non ti hanno raccontato”. La lista comprende le molteplici offerte di accordi di pace avanzate invano da Israele nel corso degli anni, il disimpegno dalla striscia di Gaza, i cittadini arabi che prestano servizio nella Corte Suprema, nel governo, nelle Forze di Difesa israeliane, e la persecuzione che gli omosessuali subiscono nella striscia di Gaza: “I membri della comunità LGBT sono minacciati di impiccagione – scrive Lapid – Te l’ha detto, questo, Roger Waters? Forse vale la pena chiederglielo”.

Secondo quanto riferito, Del Rey aveva contattato direttamente il Meteor Festival in programma per il prossimo fine settimana nel kibbutz Lehavot HaBashan, nel nord di Israele, e aveva chiesto di partecipare. Per diverse settimane è sembrata determinata ad esibirsi nonostante le pressioni dei boicottatori, salvo poi fare marcia indietro. Anche nel 2014 la cantante aveva annullato un concerto programmato in Israele, ma allora la cancellazione era dovuta allo scoppio della guerra fra Israele e Hamas a Gaza.

“Lana – scrive Lapid nella lettera – Non è un peccato lasciare che le menzogne degli altri decidano al posto tuo? Hai rinunciato all’opportunità di vedere la realtà coi tuoi occhi e di usare la musica come mezzo per creare legami e diffondere amore”. Il parlamentare israeliano definisce ingenua la cantante, avvertendola che gli attivisti BDS la “usano per danneggiare Israele, facendo di tutto per mascherarsi dietro un falso linguaggio di pace e amore”. E conclude: “L’unico modo per combattere le loro bugie è apprendere la verità”. (Da: Jerusalem Post, 3.9.18)