Israele: i non vaccinati, 14% degli adulti, sono il 100% dei pazienti che necessitano di macchina cuore–polmone

Mentre i contagi da Omicron dilagano, emerge uno schema chiaro: gli israeliani non vaccinati, un settimo della popolazione adulta, stanno rapidamente riempiendo i letti degli ospedali

Di Allison Kaplan Sommer

Allison Kaplan Sommer, autrice di questo articolo

Secondo gli esperti israeliani, è indiscutibile che nei pazienti vaccinati anti-covid si sviluppa una forma di malattia molto più lieve, nonostante la variante Omicron continui a diffondersi a macchia d’olio in tutto il paese.

Stando ai dati del Ministero della Salute, complessivamente nel paese i non vaccinati sopra i 20 anni, che sono solo il 14% degli israeliani, rappresentano tuttavia il 45% dei casi gravi di covid. Il dato è ancora più evidente quando si esamina il ricorso a misure salvavita come ventilatori polmonari e macchine cuore-polmone ECMO per l’ossigenazione extra-corporea. “In questo momento – dice Nadav Davidovitch, specialista in politiche sanitarie presso la Ben-Gurion University – il 100% dei pazienti molto gravi che necessitano di ECMO è non vaccinato. E vediamo che l’81% dei pazienti in ospedale collegati a ventilatori sono non vaccinati o solo parzialmente vaccinati. Dei nostri 57 pazienti gravemente malati di età inferiore ai 60 anni, 43 sono non vaccinati”.

L’andamento è ancora più chiaro se esaminato in base ai gruppi di età. Tra gli israeliani di età compresa tra 60 e 69 anni si registrano 40 casi gravi ogni 100mila persone tra i non vaccinati, ma solo 2,8 casi gravi ogni 100mila persone tra i vaccinati. Fra i 70 e 79 anni, il rapporto è di 46,6 casi gravi ogni 100mila persone tra i non vaccinati, contro 6,8 tra i vaccinati. Queste statistiche hanno frenato la corsa di Israele verso la somministrazione di una quarta dose di vaccino alle persone sotto i 60 anni, spiega Hagai Levine, presidente dell’Associazione israeliana medici della sanità pubblica. “Quello che stiamo vedendo è che il rischio di malattia grave tra le persone che hanno ricevuto tre dosi di vaccino e hanno meno di 60 anni è estremamente basso – afferma Levine – Il che pone un punto interrogativo sulla necessità della quarta dose per le persone under-60”.

Covid: casi gravi ogni 100mila israeliani, per fasce d’età. Rosso: non vaccinati; giallo: parzialmente vaccinati; blu: completamente vaccinati (clicca per ingrandire)

Secondo Oren Kobiler, ricercatore di immunologia e microbiologia clinica presso l’Università di Tel Aviv, la correlazione tra gravità della malattia e stato di vaccinazione in Israele sembra seguire lo schema degli Stati Uniti, dove Omicron ha colpito a pieno regime diverse settimane prima. A New York, quasi il 90% dei ricoveri per covid riguarda persone non vaccinate, sottolinea Kobiler: “Vediamo più persone vaccinate che vengono contagiate in questa ondata rispetto al passato, ma sono colpite in modo molto meno grave rispetto ai non vaccinati. E’ esattamente ciò su cui contavamo come prova che le vaccinazioni funzionano”.

Kobiler ha una spiegazione per i paesi in cui risulta una correlazione minore tra vaccinazione e gravità della malattia durante l’ondata Omicron. “Vi sono paesi in cui tra i non vaccinati vengono contate molte persone che in realtà hanno contratto l’infezione in precedenza – spiega Kobiler – Sia il Sudafrica che il Regno Unito, ad esempio, hanno visto enormi ondate di covid all’inizio della pandemia, durante le quali non sono stati in grado di tenere il conto di chi veniva contagiato”. Queste persone vengono classificate come non vaccinate quando in realtà si sono riprese dall’infezione e dunque possiedono anticorpi simili a quelli dei vaccinati. “Ciò in qualche modo altera i dati, perché le persone guarite sotto molti aspetti sono come i vaccinati”. Le persone che bisogna osservare per studiare le condizioni di insorgenza di malattia grave sono quelle non immunizzate, cioè né guarite né vaccinate.

Un ragazzino israeliano riceve la seconda dose di vaccino presso il centro vaccinale Clalit di Kfar Saba (Israele centro)

“Effettivamente stiamo constatando che Omicron si comporta in modo diverso – prosegue Kobiler – Sembra essere meno patogeno per i polmoni e comporta meno bisogno di ossigeno e ventilazione. Tuttavia, il numero di pazienti malati gravemente è in aumento e la maggior parte di loro ha la variante Omicron. Non disponiamo ancora di dati definitivi, ma sicuramente vediamo che le infezioni più gravi da Omicron si verificano quando le persone non sono vaccinate oppure hanno un sistema immunitario compromesso che rende il vaccino inefficace”.

In Israele, avverte Kobiler, è troppo presto per dire che gli ospedali non corrono il pericolo di un’altra inondazione di covid gravi. “I contagi massicci sono iniziati negli ultimi giorni e ci vuole una settimana prima che si sviluppi l’eventuale forma grave. Va poi tenuto presente che in Israele le ondate Delta o Omicron sono arrivate con persone provenienti dall’estero: viaggiatori appartenenti ad ambienti socioeconomici più elevati, cioè persone che hanno maggiori probabilità di essere vaccinate, così come quelle del loro ambiente con cui entrano in contatto. Per questo, quello che abbiamo visto con la variante Delta e che probabilmente vedremo con la Omicron è che all’inizio dell’ondata ci sono più persone vaccinate fra i contagiati. Solo più tardi i contagi arrivano a livelli socioeconomici più bassi, dove persone meno vaccinate sono più a rischio di forma grave, ed è lì che si rischia di avere di nuovo problemi di capienza negli ospedali”.

Hagai Levine sottolinea che in questa ondata il rischio di malattia grave attraversa tutte le fasce d’età, quindi “dobbiamo continuare a spingere tutti coloro che non si sono ancora vaccinati a farlo il più possibile. Il vaccino offre una buona protezione contro la forma grave in tutti i gruppi di età, e la popolazione non vaccinata corre il rischio di una forma grave anche con la variante Omicron”. L’attuale basso tasso di mortalità in Israele sarà anche legato alla natura meno letale di Omicron, osserva Levine, ma è soprattutto legato al fatto che la maggior parte della popolazione vulnerabile è completamente vaccinata: “L’attuale rischio di mortalità è decisamente inferiore rispetto al passato, quando la popolazione non era vaccinata e la variante dominante era più virulenta”.

(Da: Ha’aretz, 12.1.22)

“I vaccini anti-coronavirus sono significativamente meno efficaci contro i contagi Omicron rispetto agli altri ceppi del virus – conferma Tomer Hertz, immunologo della Ben-Gurion University – Ma allo stesso tempo è dimostrato che la vaccinazione completa rimane un eccellente scudo contro forme gravi della malattia ed è importante che la gente ne sia consapevole. È chiaro che Omicron è molto diverso da tutte le altre varianti viste in precedenza: fa un ottimo lavoro nel sottrarsi agli anticorpi. Ciò significa che non solo ha maggiori possibilità di infettare le persone non vaccinate, ma può facilmente contagiare anche quelle vaccinate. La domanda è: è ancora vantaggioso farsi vaccinare? La risposta è decisamente sì, perché una grande quantità di dati, sia dalle varianti precedenti che da Omicron, dimostra che se uno è vaccinato, le sue possibilità di sviluppare una malattia grave sono significativamente inferiori”. In un rapporto pubblicato mercoledì, gli esperti dell’Università di Gerusalemme hanno valutato che l’efficacia del vaccino nel prevenire il generico contagio può anche scendere fino al 10%-20%, ma per quanto riguarda i sintomi gravi la protezione è ancora superiore al 90%. Alla luce della contagiosità della variante, Hertz afferma che vaccinarsi e fare il richiamo è fondamentale, ma raccomanda anche di adottare tutte le altre precauzioni. “Omicron è qui e gli ospedali saranno inondati – dice – Il nostro comportamento sociale fa la differenza, quindi in questo momento suggerirei di evitare rischi inutili”.
(Da: Jerusalem Post, 12.1.22)