“Io, la provocazione vivente che si merita insulti, calunnie e aggressioni”

Come mai i miei interventi fanno tanta paura? Perché la mia storia personale fa a pezzi la propaganda diffamatoria che mira a delegittimare lo stato di Israele

Di Hen Mazzig

Hen Mazzig, autore di questo articolo

Nell’ultimo anno, due alti generali delle Forze di Difesa israeliane hanno visitato il campus dell’University College London: Elazar Stern nel gennaio 2017, seguito da Amos Yadlin nel novembre 2017. Entrambi vantano una vasta esperienza militare, entrambi sono stati addestrati al combattimento, entrambi hanno combattuto nelle guerre per difendere Israele. Entrambi hanno parlato all’università in eventi aperti al pubblico, promossi on-line, senza dover subire proteste o pressioni. Decine di studenti sono convenuti per ascoltare i loro resoconti e le loro analisi. Alla fine dei rispettivi eventi, entrambi hanno lasciato l’istituto attraverso l’ingresso principale, hanno preso un taxi per l’hotel e hanno trascorso una serata tranquilla a Londra.

Al contrario, l’evento a cui ero invitato io, nell’ottobre 2016, è stato un caos totale. A differenza dei generali israeliani, sono stato affrontato da 150 studenti che contestavano il mio intervento cercando di impedirlo al grido di “intifada, intifada” e “dove sei, Hen? Criminale di guerra e assassino! Vergogna”, mentre picchiavano alle porte dell’aula dove stavo cercando di parlare. Più tardi, diversi manifestanti hanno fatto irruzione dalla finestra e hanno aggredito gli studenti ebrei che erano nell’aula con me. Sono stato scortato fuori dal campus sotto la protezione della polizia.

Questo ignobile incidente ha suscitato un dibattito, tra i parlamentari del Regno Unito, che ha portato all’adozione di una nuova definizione di antisemitismo che include come crimine d’odio l’attività pregiudizialmente anti-israeliana. Ha anche indotto il rettore dell’University College London a invitarmi a tornare nel campus per condividere la mia storia in un ambiente migliore e più sicuro dell’altro evento, che era organizzato da studenti ebrei e da “CAMERA on Campus UK”.

Gli attivisti anti-isreaeliani che cercarono di impedire l’intervento di Hen Mazzig all’University College London nell’ottobre 2016

Questa volta però l’University College London non ha aperto l’evento al pubblico e ha insistito sul fatto che si sarebbe tenuto a porte chiuse, riservato agli studenti e al personale dello stesso University College London, negando la possibilità di partecipare a molti studenti ebrei di altre università londinesi che avevano preso parte all’organizzazione dell’evento precedente.

Nelle scorse settimane, il gruppo di studenti anti-israeliani dell’University College London “Friends of Palestine” ha lanciato ancora una volta una campagna on-line contro il mio intervento. Facebook è stato inondato da un post dopo l’altro in cui vengo insultato in modo orribile e l’università viene esortata a cancellare l’invito. Poi sul noto sito web anti-israeliano Electronic Intifada è comparso un articolo che mi attacca pesantemente definendomi “il guru israeliano del comportamento grottesco”.

Al che mi domando: perché i generali delle Forze di Difesa israeliane non sono oggetto di tali proteste, mentre io sì? Sono un israeliano di 28 anni e non faccio altro che raccontare la mia personale esperienza nell’affrontare una lunga serie di sfide personali, a partire dalla mia storia familiare irachena e berbera-tunisina e il trasferimento in Israele per sfuggire alle persecuzioni nei paesi musulmani. Condivido la mia esperienza di quando all’età di 12 anni sono rimasto quasi ucciso in un attentato terroristico e di come ho ugualmente deciso di arruolarmi nell’unità umanitaria delle Forze di Difesa israeliane per promuovere la pace tra Israele e palestinesi attraverso la cooperazione. E parlo della mia battaglia per diventare un ufficiale delle Forze di Difesa israeliane dichiaratamente gay.

Perché dunque il mio intervento fa tanta paura? Il motivo è che tutta la mia storia personale fa a pezzi la propaganda: vale a dire, la furibonda campagna di diffamazione che mira a delegittimare lo stato di Israele.

Il tenore delle contestazione contro Hen Mazzig all’University College London

Questa infatti non è certo la prima volta che il mio intervento viene pesantemente contestato, da Londra a Toronto, a Los Angeles, a New York, a Seattle. Sono stato attaccato in vari campus universitari da studenti che avevano uno scopo preciso: impedirmi di far conoscere la verità. La mia storia li terrorizza perché non corrisponde alla loro narrativa secondo cui gli israeliani sono criminali di guerra che uccidono i bambini. Essa anzi induce a pensare che forse – forse – siamo anche noi esseri umani con il diritto alla libertà e all’autodeterminazione.

Come sempre accade quando dei governi, dei gruppi o anche solo degli individui si coalizzano contro la libertà e l’eguaglianza, essi non possono prevalere nella discussione in modo onesto e leale, e così ricorrono alle proteste aggressive per chiudere la bocca a chi si “oppone”. In questo caso, a me.

Se queste stesse proteste venissero scatenate contro un altro individuo, che sia un gay o un arabo, un nordafricano o un haitiano, verrebbero giustamente qualificate come razziste, omofobe e intolleranti. Invece, le proteste contro di me vengono percepite da alcuni come legittime, e questo solo a causa della nazione in cui sono nato. Come diavolo possono essere legittime? Affrontare insulti e calunnie costa un’enorme fatica ed è molto difficile fare i conti con questo genere di minacce e aggressioni nei campus per il solo fatto che voglio parlare. A volte mi chiedo se valga davvero la pena combattere una battaglia che va avanti da anni contro lo stesso vecchio odio verso la mia gente. Ma poi mi dico che è proprio questo il senso di Israele: un paese che è emerso dai pogrom antisemiti, dalle strade insanguinate delle violenze anti-ebraiche a Baghdad, dalle ceneri delle camere a gas, un popolo che si è levato dicendo “mai più: anche noi abbiamo pieno diritto all’autodeterminazione nella terra da cui siamo stati ripetutamente espulsi nel corso della storia da forze imperialiste e colonialiste”.

Il tempo dimostrerà che gli estremisti che mi aggrediscono sono dalla parte sbagliata della storia, e per quanta cagnara possano inscenare per cercare di impedire il mio discorso, non mi farò zittire da voci retrograde che negano il diritto di ogni persona ad esprimersi. La libertà di parola è uno dei più importanti diritti fondamentali in ogni società, un valore che è mi stato instillato come cittadino israeliano, un diritto che – per inciso – le autorità palestinesi negano ai loro cittadini. Coloro che cercano di ridurre al silenzio le voci dissenzienti sono semplicemente dei vigliacchi che negano i diritti umani fondamentali, che si tratti di un campus universitario o di un governo.

Come sempre, anche questa volta andrò a Londra per condividere con fierezza la mia storia con tutti coloro che sono aperti e disposti a intrattenere un autentico dialogo, rispettoso di tutti i popoli. E questo niente lo potrà cambiare.

(Da: Jerusalem Post, 22.1.18)