Khamenei: i “capitalisti sionisti” erano una piaga per il mondo anche prima di Israele

L’inviata Usa per la lotta all'antisemitismo: “Non raccontiamoci storie: qui il termine sionisti non è altro che un camuffamento per dire ebrei”

Di Tzvi Joffre

La Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Alle sue spalle, il ritratto dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica d’Iran

Il sionismo è una piaga per il mondo dell’islam ma i “capitalisti sionisti” erano una piaga per il mondo intero anche prima della fondazione di Israele. Lo ha affermato la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei in un discorso tenuto lo scorso 8 giugno durante un incontro con i funzionari iraniani incaricati di organizzare l’Hajj, il pellegrinaggio islamico alla Mecca.

“Oggi – ha detto Khamenei nel discorso, che è stato anche pubblicato sul suo account Twitter in lingua inglese – il sionismo è una piaga evidente per il mondo dell’islam. E i sionisti sono sempre stati una piaga, anche prima di instaurare il fraudolento regime sionista. Anche allora, i capitalisti sionisti erano una piaga per il mondo intero. Ora sono una piaga soprattutto per il mondo dell’islam”. La Guida Suprema iraniana ha proseguito chiedendo che “la piaga del sionismo” venga “smascherata” in ogni modo possibile, dicendo che questo è “uno dei doveri essenziali dell’Hajj”.

Deborah Lipstadt, inviata speciale degli Stati Uniti per la lotta all’antisemitismo, ha definito “intollerabili” le dichiarazioni di Khamenei. “Non raccontiamoci storie – ha detto Lipstadt – Qui, l’uso del termine ‘sionista’ non è altro che un camuffamento per dire ebreo. Questo spregevole linguaggio antisemita non è solo inquietante, ma profondamente problematico. Nessun governo dovrebbe tollerare, per non parlare di sottoscrivere, queste opinioni odiose e pericolose”.

“Le nazioni musulmane – ha aggiunto Khamenei – si oppongono alla normalizzazione delle relazioni con i sionisti, stringono i pugni e gridano slogan contro gli stati che perseguono la normalizzazione. Il regime sionista sfrutta questi stati. Loro non se ne rendono conto, ma speriamo che lo capiscano prima che sia troppo tardi. Questi stati, arabi e non arabi, che tengono incontri con i sionisti, li baciano e gli stringono la mano, non ne ricaveranno assolutamente nessun beneficio. Tutto questo andrà solo a loro danno”.

La prima pagina di Kayhan, 28 aprile 2022

Non è certo la prima volta che Khamenei e altri esponenti iraniani a lui vicini fanno ricorso a cliché scopertamente antisemiti nelle loro dichiarazioni contro Israele e il sionismo.

Sui suoi account Twitter, Khamenei ha anche ripetutamente invocato “l’eliminazione” e “l’annientamento” dello stato ebraico, aggiungendo che avrebbe “sostenuto e aiutato qualsiasi paese o gruppo che ovunque si opponga e combatta il regime sionista”. In passato, Twitter ha stabilito che queste dichiarazioni di Khamenei costituiscono un discorso politico ammissibile, definendolo “schermaglie di la politica estera”.

Lo scorso 28 aprile (il giorno in cui Israele commemorava le vittime della Shoà), un articolo in prima pagina sul quotidiano iraniano Kayhan, affiliato a Khamenei, affermava che Hitler è stato “più intelligente e coraggioso” degli attuali leader europei perché ha “espulso” gli ebrei dalla Germania (il regime iraniano nega che la Germania nazista abbia fatto qualcosa di più che “espellere” gli ebrei ndr). L’articolo faceva riferimento a come il Corano parla degli ebrei nella storia dell’Esodo, dicendo che i versetti sugli ebrei parlano “di un popolo noto per la sua testardaggine e le sue scuse, che considera gli altri come sua proprietà e se stesso come superiore a tutti gli altri”.

E proseguiva: “Hanno corrotto la Terra; i loro studiosi sono implicati nella distorsione, nell’usura, nella fornicazione, nell’omicidio: hanno anche gettato le basi per l’assassinio degli imam sciiti”. L’articolo su Kayhan avvertiva inoltre che “il regime usurpatore sionista, che ha usurpato la terra degli arabi musulmani, cristiani ed ebrei in Palestina raccattando la sua popolazione dalle strade dell’Unione Sovietica e dell’Europa, intende imporsi alla regione con la forza, e sin dai tempi di Moshe Dayan e della guerra dei sei giorni ha dimostrato che dopo Palestina e Giordania, Siria, Egitto e Libano, punterà su Iraq, Iran, Africa e Sud America”.

(Da: Jerusalem Post, Times of Israel, 9.6.22 – Jerusalem Post, 28.4.22)