La reazione infantile e insensata di Erdoğan all’accordo Israele-Emirati Arabi Uniti

Se, come sostiene Ankara, gli Emirati Arabi Uniti hanno “tradito la causa palestinese" stabilendo relazioni diplomatiche con Gerusalemme, allora la Turchia sta “tradendo la causa palestinese" da 71 anni

Di Burak Bekdil

Burak Bekdil, autore di questo articolo

In questi giorni i calcoli della politica estera della Turchia, soprattutto per quanto riguarda le questioni intorno a Israele, sembrano riflettere la mentalità di un bambino dell’asilo: non sono più amico di quello lì, tu sei amico di quello lì e allora io non sono più tuo amico. Questo è esattamente il modo in cui si è comportata la 97enne Repubblica Turca quando Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che stanno normalizzando i rapporti diplomatici fra loro. Non una parola è stata pronunciata per spiegare com’è che un paese che intrattiene relazioni diplomatiche con lo stato ebraico da 71 anni possa ragionevolmente inveire contro la decisione di un altro paese di stabilire relazioni diplomatiche con quello stesso stato ebraico.

La Turchia rimase neutrale durante la guerra arabo-israeliana del 1948. Alla sua conclusione, l’allora giovane Repubblica Turca divenne il primo paese musulmano a riconoscere il nascente stato d’Israele il 28 marzo 1949. Nel gennaio 1950 Ankara inviò a Tel Aviv un diplomatico di carriera, Seyfullah Esin, come primo incaricato d’affari turco in Israele. Nel 1951 la Turchia si unì al blocco dei paesi occidentali che protestavano contro la decisione del Cairo di negare alle navi israeliane il passaggio attraverso il Canale di Suez. Il Mossad aprì una stazione su suolo turco all’inizio degli anni ’50. Nel 1954 il primo ministro turco Adnan Menderes, durante una visita negli Stati Uniti, esortò gli stati arabi a riconoscere Israele.

Gennaio 2012: il capo di Hamas Ismail Haniyeh e l’allora primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, al parlamento di Ankara, in Turchia

Dal 1949 fino al Trattato di pace israelo-egiziano del 1979, la Turchia è rimasta l’unico paese musulmano (insieme all’Iran pre-khomenista ndr) ad avere rapporti diplomatici con Israele. Dopo gli accordi di Oslo del 1993, la Giordania si è aggiunta al club delle nazioni musulmane che riconoscono lo stato ebraico. E il 13 agosto di quest’anno, gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di stabilire relazioni diplomatiche con Israele. Altri stati a maggioranza musulmana stanno dando segnali che vorrebbero seguire l’esempio.

Cosa c’è di sbagliato nelle nazioni arabe che fanno la pace con Israele? Molto, secondo Iran, Hamas e Turchia, un trio che si mostra profondamente offeso da qualunque passo avanti verso la pace in Medio Oriente. Tra questi tre nemici della pace, tuttavia, la Turchia costituisce un caso a sé.

Il giorno dopo lo storico accordo Emirati Arabi Uniti-Israele, l’uomo forte islamista della Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha dichiarato: “Ho dato istruzioni al mio ministro degli esteri: potremmo fare un passo per sospendere le relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti o richiamare il nostro ambasciatore da Abu Dhabi, perché siamo dalla parte del popolo palestinese”. In una dichiarazione, il Ministero degli esteri turco ha affermato: “La storia e la coscienza dei popoli della regione non dimenticheranno e non perdoneranno mai questo comportamento ipocrita degli Emirati Arabi Uniti, che tradisce la causa palestinese in nome dei suoi ristretti interessi”.

Ottobre 2917: il presidente turco Recep Tayyip Erdogan con il presidente iraniano Hassan Rouhani durante una conferenza stampa congiunta a Teheran

Hamas combatte una guerra terroristica contro Israele. L’Iran non ha relazioni diplomatiche con Israele e giura a ogni piè sospinto che un giorno annienterà lo stato ebraico. Hamas e Iran sono il versante “canaglia” dello scenario. La Turchia differisce da loro sotto due aspetti importanti: è un membro della NATO ed è candidata a diventare membro a pieno titolo dell’Unione Europea. Ma anche senza considerare questi aspetti, la reazione della Turchia è semplicemente priva di senso. Ankara inveisce contro gli Emirati Arabi Uniti per aver aperto a relazioni diplomatiche con Israele, mentre la stessa Turchia intrattiene relazioni diplomatiche con Israele da 71 anni. Se, come sostiene Ankara, gli Emirati Arabi Uniti hanno “tradito la causa palestinese” stabilendo relazioni diplomatiche con Gerusalemme, allora la Turchia sta “tradendo la causa palestinese” sin dal 1949. Come può un paese sano di mente biasimare un altro paese per aver stabilito rapporti diplomatici con uno stato con il quale esso stesso intrattiene relazioni diplomatiche da tanti decenni? Quando si tratta di Israele, la Turchia di Erdoğan non è sana di mente.

Il fatto è che l’attuale regime di Ankara non vuole la pace in Medio Oriente. Come l’Iran, la Turchia detesta qualsiasi accordo di pace nel contenzioso arabo-israeliano. I dirigenti turchi, come quelli iraniani, adorano guadagnare punti in politica interna abusando della “condizione dei palestinesi”. Ankara sarebbe molto frustrata se un giorno Israele e palestinesi dovessero riuscire davvero a stringersi la mano su un trattato di pace realizzabile. Per il momento, prendiamo atto che all’interno dell’alleanza NATO c’è un paese che simpatizza apertamente per i principi guida di Iran e Hamas: uno stato di cose davvero bizzarro.

(Da: jns.org, 27.8.20)