Le critiche alla Legge sullo Stato nazionale derivano da un fraintendimento sul sistema costituzionale israeliano

Ecco un’argomentata spiegazione del perché la nuova legge israeliana avrà i suoi difetti, ma non è né discriminatoria né antidemocratica

Di Evelyn Gordon

Evelyn Gordon, autrice di questo articolo

La nuova legge israeliana sullo stato nazionale ebraico ha suscitato una tempesta di critiche sin dal momento della sua approvazione, lo scorso 19 luglio. Alcune di queste critiche sono giustificate. Una legge che riesce a suscitare la protesta praticamente dell’intera comunità drusa, nonostante l’antico e ribadito sostegno di questa comunità in linea di principio a Israele come stato ebraico e democratico, evidentemente non è stata redatta e presentata con la dovuta cura, come ora ammettono anche i leader di due partiti che hanno approvato la legge (Naftali Bennett di Bayit Yehudi e Moshe Kahlon di Kulanu). Tuttavia, molte delle critiche alla nuova legge derivano da un fondamentale fraintendimento sul sistema costituzionale israeliano.

Israele non ha una Costituzione. Quello che ha è una serie di Leggi Fondamentali a cui la Corte Suprema ha conferito lo status costituzionale. Molte persone, me compresa, non condividono tale decisione, tra l’altro perché la legislazione costituzionale dovrebbe riflettere un ampio consenso, mentre molte Leggi Fondamentali israeliane sono state approvate dalla Knesset con maggioranze ristrette. Ciononostante, tutti concordano su una cosa: ogni Legge Fondamentale costituisce solo un capitolo della Costituzione, o Costituzione in fieri, di Israele. Non possono essere lette isolatamente, ma solo come parte di un insieme più grande. Di conseguenza, non ha senso affermare che la legge sullo Stato nazionale mina la democrazia, l’eguaglianza o i diritti delle minoranze semplicemente perché questi termini non appaiono in essa, dato che varie altre Leggi Fondamentali già si occupano di questi temi. La nuova legge non sostituisce le precedenti: è pensata per essere letta insieme alle altre Leggi Fondamentali.

Manifestazione di drusi israeliani contro la nuova legge sullo Stato nazionale, sabato scorso a Tel Aviv

Diverse Leggi Fondamentali, comprese quelle su Knesset, governo e potere giudiziario, descrivono in dettaglio i meccanismi della democrazia israeliana e sanciscono principi democratici fondamentali come le elezioni libere e l’indipendenza del potere giudiziario. Esistono anche due Leggi Fondamentali sui diritti umani che definiscono esplicitamente Israele come uno “stato ebraico e democratico”. Di queste leggi sui diritti umani, la più importante è la Legge Fondamentale del 1992 “Libertà e dignità umana”. Essa contempla una serie di garanzie generali come: “Non ci devono essere violazioni della vita, del corpo o della dignità di alcuna persona in quanto tale” e “Tutte le persone hanno diritto alla protezione della vita, del corpo e della dignità”, nonché garanzie specifiche per la libertà, la proprietà e la privacy. Anche se la legge non menziona esplicitamente “eguaglianza” o “diritti delle minoranze” (già sanciti nella Dichiarazione d’Indipendenza), i tribunali israeliani l’hanno coerentemente interpretata come un divieto alla discriminazione per la ragione, perfettamente logica, che la discriminazione vìola fondamentalmente la dignità di una persona (con l’unica eccezione, ammessa da tutti i sistemi legali, del caso in cui la discriminazione abbia una causa pertinente specifica, come impedire ai pedofili di insegnare).

Quindi sostenere che la legge sullo Stato nazionale non è democratica perché non menziona i diritti di eguaglianza o delle minoranze è come sostenere che la Costituzione degli Stati Uniti è antidemocratica perché gli Articoli I e II conferiscono ampi poteri a Legislativo ed Esecutivo senza menzionare le garanzie sancite dal Bill of Rights (Dichiarazione dei Diritti). Tutti capiscono che le disposizioni della Costituzione sul potere governativo non possono essere lette separatamente, ma solo di concerto con i primi 10 Emendamenti, quindi non c’è bisogno di ribadire quei diritti in ogni altro articolo. Allo stesso modo, la legge israeliana sullo Stato nazionale non è pensata per essere letta isolatamente, ma solo di concerto con altre Leggi Fondamentali che custodiscono il sistema democratico israeliano e i diritti umani fondamentali. Pertanto non c’era motivo di ribadire in questa legge le garanzie già presenti nelle altre leggi.

“La nuova legge in realtà preserva lo status dell’arabo come lingua ufficiale di fatto”

Nessuna delle disposizioni specifiche previste nella nuova legge è antidemocratica. Ad esempio, la disposizione secondo cui “il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale nello Stato d’Israele è esclusivo del popolo ebraico” non priva gli arabi di tutti i diritti individuali all’interno di Israele, né impedisce la possibilità che gli arabi palestinesi esercitino l’autodeterminazione in Cisgiordania e Gaza, che non fanno parte dello Stato d’Israele. L’unica cosa che proibisce è uno stato arabo all’interno dei confini di Israele: un divieto che può essere visto come problematico solo da chi mira a sostituire Israele con un ulteriore stato arabo.

Per quanto riguarda le disposizioni che sanciscono l’ebraico come unica lingua ufficiale dello Stato, vi sono molte altre democrazie che hanno una sola lingua ufficiale nonostante abbiano al loro interno importanti minoranze con una lingua madre differente. Ad esempio, il 17% della popolazione americana è ispanico (solo poco meno del 20% arabo della popolazione israeliana), eppure lo spagnolo non è lingua ufficiale negli Stati Uniti e pochi sostengono che ciò fa dell’America un regime antidemocratico. In effetti, la nuova legge israeliana si spinge molto più avanti di tante altre democrazie nel garantire i diritti linguistici delle minoranze grazie a una disposizione che conferisce all’arabo uno “status speciale”, e un’altra secondo cui la nuova legge “non modifica in nulla lo status conferito di fatto alla lingua araba prima dell’entrata in vigore” della nuova legge. Quest’ultima disposizione in realtà preserva lo status dell’arabo come “lingua ufficiale di fatto“. Si potrebbe considerare poco saggio non preservarlo anche de jure, ma “poco saggio” non è lo stesso di “antidemocratico”.

Tutto questo spiega come mai anche i dirigenti dell’Israel Democracy Institute – un ente di solito molto severo nei confronti dell’attuale governo israeliano – hanno detto in una conferenza stampa la scorsa settimana che la legge “non cambia praticamente nulla”, “non cambierà il modo in cui viene governato il paese” e ha valore meramente “simbolico e pedagogico”.

L’immagine postata lo scorso 31 luglio dal parlamentare arabo-israeliano Jamal Zahalka. “Senza una legge che fissasse anche i diritti nazionali del popolo ebraico in Israele, la Corte Suprema si sarebbe potuta trovare costretta un giorno a invalidare la Legge del Ritorno o la bandiera del Paese”

La legge aveva lo scopo di risolvere uno specifico problema costituzionale. I tribunali israeliani hanno spesso interpretato la metà ebraica della locuzione “ebraico e democratico” a un “livello di astrazione così elevato da coincidere con la natura democratica dello stato”, come ebbe a dire l’ex presidente della Corte Suprema, Aharon Barak. Ma nessuna definizione di ebraico può essere completa senza riconoscere che l’ebraismo ha aspetti particolaristici oltre che universali, giacché definisce un particolare popolo con una storia, una cultura, una religione e tradizioni particolari. Sottolineando alcuni di questi aspetti particolaristici, la legge mira a ripristinare l’equilibrio, auspicato da tutti, tra le componenti ebraiche e le componenti democratiche dell’identità nazionale di Israele. Ma non rimuove affatto le componenti democratiche, che sono già sancite in numerose altre Leggi Fondamentali, né intendeva farlo.

Personalmente sono scettica sul fatto che la legge raggiungerà il suo scopo, ma non vedo alcuna ragione per cui non dovrebbe esistere in linea di principio. Israele non è solo una generica democrazia occidentale: è anche l’unico stato ebraico al mondo. E la sua Costituzione in fieri deve riflettere entrambe le parti della sua complessa identità.

(Da: JNS, 1.8.18)

Come hanno scritto Yisrael Medad e Eli Pollak, finora la Corte Suprema israeliana discuteva ogni petizione esclusivamente alla luce dei diritti umani individuali. Senza una legge che fissasse in Israele anche i diritti nazionali del popolo ebraico, la Corte Suprema si sarebbe potuta trovare costretta un giorno a invalidare la Legge del Ritorno, o la bandiera o l’inno nazionale del paese, in quanto non conformi al principio di eguaglianza.
(Da: Jerusalem Post, 1.8.18)

“Lo status della lingua araba – spiega Honest Reporting in una nota – è assolutamente immutato: ha sempre avuto uno status speciale, ma non è mai stata lingua ufficiale nazionale. Una diffusa confusione deriva da una legge israeliana del 1948 (che recepisce una legge britannica del 1922) che prescrive l’uso di arabo ed ebraico sui documenti governativi, sulle insegne stradali ecc., ma non designa nessuna lingua nazionale ufficiale. La legge del 1948 rimane in vigore e l’articolo della nuova legge sullo Stato nazionale relativo alla lingua prevede espressamente che essa “non modifica lo status di fatto conferito alla lingua araba prima della promulgazione di questa Legge Fondamentale”.
(Da: honestreporting.com, 31.7.18)

Aprendo domenica la riunione settimanale del governo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è soffermato sulla Legge per lo Stato nazionale recentemente approvata in Israele, definendola “vitale” per garantire che “Israele rimanga lo Stato nazionale ebraico per le generazioni a venire”. “I diritti individuali sono ancorati in molte leggi, a cominciare dalla Legge Fondamentale su Libertà e Dignità umana – ha detto Netanyahu – Nessuno ha intaccato né intende intaccare questi diritti individuali. Ma senza la legge sullo Stato nazionale non si può garantire che Israele rimanga lo Stato nazionale ebraico per le generazioni a venire. Il che accade perché finora solo i diritti individuali erano ancorati nelle leggi dello Stato, senza un contrappeso costituzionale a tutela del nostro elemento nazionale. Per questo abbiamo varato la legge sullo Stato nazionale: per garantire che lo Stato d’Israele rimanga non solo democratico, ma anche lo Stato nazionale del popolo ebraico, e solo del popolo ebraico, cosa vitale non soltanto per la nostra generazione ma anche per le generazioni future”. Netanyahu ha poi aggiunto: “I nostri profondi legami con la comunità drusa e il nostro impegno nei suoi confronti sono altrettanto importanti. Pertanto, istituiremo oggi uno speciale Comitato ministeriale con il compito di promuovere questa relazione e questo impegno, e allo stesso tempo di dare pieno riconoscimento a tutti coloro che servono nelle Forze di Difesa israeliane e nei servizi di sicurezza, a qualunque comunità o religione appartengano”. (Da: Times of Israel, 5.8.18)