Le menzogne di Abu Mazen alle Nazioni Unite cancellano le speranze di chi sostiene la spartizione in due stati

Quando insiste sul fantomatico diritto al ritorno e mente sulle proposte di pace rifiutate dai palestinesi, il presidente dell'AP chiude la strada a qualunque realistico compromesso di pace

Di Ben-Dror Yemin

Ben-Dror Yemini, autore di questo articolo

Il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha parlato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la scorsa settimana e, ad essere onesti, nel corso degli anni abbiamo ascoltato discorsi di capi palestinesi molto, molto peggiori. Tuttavia, se è così che si presenta un discorso calcolato e meditato del leader palestinese, allora abbiamo un grosso problema. Non che ci aspettassimo di veder comparire un accordo di pace, ma dopo quel discorso una cosa è chiara: la pace non è mai sembrata così lontana.

Nel suo discorso, Abu Mazen ha affermato che milioni di palestinesi possiedono documenti che provano i loro diritti di proprietà su beni in territorio israeliano. Beh, ho una notizia da dargli. Vi sono decine di milioni di persone in tutto il mondo che sono dovute fuggire o sono state costrette ad abbandonare i loro paesi come risultato di scambi di popolazione. C’è anche quasi un milione di ebrei che sono stati cacciati o costretti ad abbandonare le loro proprietà nei paesi arabi. È successo sia agli ebrei che ai palestinesi, ed è successo innumerevoli volte a milioni di altri, e la maggior parte di loro non ha mai goduto di alcun diritto di tornare in quei paesi, né ha mai ottenuto la restituzione delle proprietà perdute.

Rispondendo all’affermazione di Israele secondo cui al momento non esiste un interlocutore per la pace, Abu Mazen ha sfidato gli israeliani a “cercare di dimostrarlo”, aggiungendo che i palestinesi non hanno mai rifiutato una vera offerta di pace. Siamo perfettamente consapevoli che i palestinesi e i loro sostenitori nei mass-media e nel mondo accademico hanno completamente distorto la storia di questo conflitto. Ma con questa dichiarazione, Abu Mazen ha toccato un livello decisamente nuovo distorcendo anche gli eventi degli ultimi decenni. Posso accettare la sua sfida e confutare le sue affermazioni, signor Abu Mazen? E’ una delle sfide più facili che abbia mai affrontato nella mia vita.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen si rivolge all’Assemblea Generale dell’Onu dal suo ufficio a Ramallah. Alle sue spalle, la falsa storia per mappe del conflitto fra Israele e palestinesi: clicca la foto per una analisi critica alla falsa sequenza di mappe

Tanto per cominciare, chi respinse a priori il piano di pace che l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton aveva proposto a entrambe le parti nel dicembre del 2000? L’Autorità Palestinese in un documento ufficiale, e il suo capo di allora, Yasser Arafat, in un incontro tenuto con Clinton all’inizio di gennaio 2001. E poi, chi rifiutò l’offerta di pace dell’allora primo ministro Ehud Olmert nel 2008? Lo rifiutò Abu Mazen. E sebbene Olmert abbia affermato che i palestinesi non hanno mai detto di no, prima di cambiare la sua versione dei fatti aveva dichiarato che avevano rifiutato la sua offerta. Gli stessi palestinesi hanno ammesso di aver declinato quell’offerta di pace e indipendenza. Una terza volta è stata quando l’allora segretario di stato americano John Kerry cercò di negoziare la pace. Durante un incontro del 17 marzo 2014 alla Casa Bianca, i palestinesi si videro offrire una generosa proposta che prevedeva di fare di Gerusalemme est la capitale palestinese. Ma ancora una volta Abu Mazen disse di no.

Non basta. La Commissione Peel, una commissione d’inchiesta britannica guidata da Lord Peel, venne incaricata nel 1936 di indagare su ciò che causava i disordini nella Palestina Mandataria. Il suo rapporto affermava che la situazione nella regione era diventata ingestibile e raccomandava la spartizione della terra in uno stato ebraico e uno stato arabo. I rappresentanti della parte araba rifiutarono quell’offerta, così come avrebbero rifiutato anche il piano di spartizione delle Nazioni Unite, dieci anni dopo, nel 1947.

E tuttavia non è tutto falso quello che ha detto Abu Mazen nel suo discorso all’Onu. La sua critica agli insediamenti ebraici in Cisgiordania è condivisibile. Ma l’insistenza sul cosiddetto “ritorno” mentre si riscrive la storia indica che i palestinesi sono ben lontani dall’assumersi la responsabilità delle loro scelte. Il che suona probabilmente come una bella notizia per coloro che sostengono, su entrambe le ali estreme della mappa politica israeliana, “l’integrità” della Terra d’Israele. Ma è una pessima notizia per coloro che sostengono uno stato ebraico e democratico (su una parte della Terra d’Israele ndr).

(Da: YnetNews, 2.10.21)

Parlando alla tv ufficiale dell’Autorità Palestinese nel dicembre 2018, il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat, che nel 2008 era stato personalmente presente ai negoziati tra l’allora primo ministro israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen, riferì con precisione che Olmert aveva accettato le richieste dell’Autorità Palestinese su tutte le questioni da definire per lo status finale, e aveva persino offerto ad Abu Mazen un territorio per lo stato palestinese un po’ più esteso dell’intera area di Cisgiordania e Gaza. Eppure Abu Mazen lasciò cadere anche quella offerta. Vedi il video con sottotitoli in inglese e traduzione in italiano