Le Forze di Difesa israeliane tra vecchie minacce e nuova pandemia

Israele dovrà essere pronto a fronteggiare tre cerchi concentrici di minacce nonostante le gravi difficoltà economiche e sociali causate dal coronavirus

Di Yaacov Ayish

Yaacov Ayish, autore di questo articolo

La pandemia di covid-19 ha cambiato le priorità su cui si muovevano gli stati fino a poche settimane fa, sconvolgendo gravemente la vita quotidiana e l’economia globale. Anche Israele si batte per contenere l’epidemia. Nello stesso tempo i suoi militari devono fare i conti con i drammatici cambiamenti che si stanno verificando in patria e in tutta l’instabile regione del Medio Oriente, e ricalibrare di conseguenza la loro agenda.

Israele si trova in un’area che, anche nei giorni migliori, è fortemente ostile e deve far fronte a quelli che i comandanti delle Forze di Difesa israeliane spesso descrivono come tre cerchi concentrici di minacce. Il primo cerchio è popolato da gruppi terroristi a ridosso dei confini come Hamas, la Jihad Islamica palestinese e Hezbollah, tutti destinatari di ingenti aiuti iraniani. Il secondo cerchio è costituito da minacce convenzionali, in particolare dall’esercito siriano, a sua volta sostenuto da milizie sciite iraniane e da Hezbollah. Il terzo cerchio comprende pericoli non convenzionali: principalmente lo spettro di uno scontro nucleare con l’Iran. La Repubblica Islamica rappresenta una forza trainante attiva in tutte e tre le categorie.

Per far fronte a tutte queste sfide il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, Aviv Kochavi, sulla scorta di un’esaustiva valutazione durata un anno, ha ufficialmente lanciato lo scorso febbraio un ambizioso piano quinquennale chiamato “Momentum”.

Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Aviv Kochavi durante una riunione operativa a Bnei Brak, ai primi di aprile

Il piano mira ad incrementare l’efficacia delle operazioni militari israeliane riducendone al contempo la durata. Esso prevede l’integrazione dei sistemi militari in una rete all’avanguardia che consentirà alle unità combattenti di accedere a informazioni di intelligence precise e tempestive e di individuare e distruggere rapidamente gli obiettivi nemici, il tutto riducendo al minimo possibile i danni subiti dalle forze israeliane e dal fronte civile interno. “Momentum” prende le mosse dalla constatazione che, nonostante i sofisticati sistemi di difesa antimissilistica di cui Israele si è dotato, l’economia del paese e le infrastrutture nazionali cruciali subirebbero danni troppo ingenti quando il paese fosse sotto attacco, e quindi punta a neutralizzare le minacce con la massima efficienza e tempestività.

Tuttavia, già prima dello scoppio della pandemia non era chiaro quali finanziamenti fossero destinabili a “Momentum” mentre il paese si trovava in uno stallo politico prolungato e proseguivano gli sforzi per contenere un disavanzo pubblico in via di peggioramento. Adesso il progetto rischia un completo deragliamento, dal momento che anche Israele è costretto ad applicare restrizioni senza precedenti per combattere la pandemia e in meno di due mesi ha visto aumentare il suo tasso di disoccupazione da meno del 4% a uno sbalorditivo 26%. Questa crisi economica ha spinto il governo a varare un piano di stimolo da 80 miliardi di shekel (22,6 miliardi di dollari), gonfiando ulteriormente il deficit.

Con il crollo delle entrate fiscali, l’aumento delle spese e il calo della crescita, il governo israeliano dovrà affrontare gravi difficoltà di bilancio ancor prima di prendere in considerazione ulteriori finanziamenti alle Forze di Difesa. La composizione del previsto governo di unità nazionale aggiungerà un ulteriore livello di complessità. Oltretutto, un governo sostenuto da due ex capi di stato maggiore come Benny Gantz e Gabi Ashkenazi potrà più facilmente mettere in discussione le richieste dei militari o persino ridestinare alcune spese della difesa senza rischiare seri contraccolpi politici.

Kochavi dovrà rivalutare da capo le esigenze operative delle Forze di Difesa alla luce di ciò che l’economia può ora permettersi (con tutti i rischi che ciò comporterà per la sicurezza del paese) e rivalutare l’ambiente strategico in cui si trova Israele. Sebbene il coronavirus abbia avuto un pesante impatto sull’Iran, i gregari di Teheran hanno continuato a scontrarsi con le forze statunitensi in Iraq. Di recente Hezbollah ha nuovamente tentato di violare il territorio sovrano d’Israele per terra e per cielo, mentre continuano i suoi movimenti sul Golan siriano. Quale sarà l’impatto duraturo della pandemia sul Medio Oriente resta tutto da vedere.

In ogni caso è probabile che le Forze di Difesa israeliane dovranno sacrificare una parte dei loro progetti strategici, almeno a breve termine. Tuttavia i militari israeliani hanno dalla loro una forte leadership tattica, addestramento rigoroso e piani approfonditi per ogni emergenza operativa contingente. Con un’attenta preparazione, sapranno affrontare con successo anche le sfide dello scenario post-pandemia.

(Da: Jerusalem Post, 13-23.4.20)