Levata di scudi palestinese contro la semplice eventualità che possano riprendere i negoziati di pace

Fazioni dell’Olp, oltre a Hamas e Jihad Islamica, intimano all’Autorità Palestinese di attenersi alla "decisione nazionale" di cessare tutti i rapporti e ripudiare gli accordi con Israele

Di Khaled Abu Toameh

Khaled Abu Toameh, autore di questo articolo

Fazioni palestinesi dentro e fuori l’Olp ingiungono all’Autorità Palestinese di non aprire negoziati di pace con il governo israeliano. L’avvertimento è arrivato dopo che la tv Canale 12 ha riferito che l’Autorità Palestinese, su richiesta dell’amministrazione americana del presidente Joe Biden, starebbe formando una squadra negoziale per trattare con il nuovo governo israeliano Bennett-Lapid. Secondo il reportage dell’emittente israeliana, per avviare i negoziati il team dell’Autorità Palestinese esigerebbe che Israele torni alla situazione che esisteva in Cisgiordania prima della seconda intifada (l’intifada delle stragi suicide). Il che significa che le Forze di Difesa israeliane non dovrebbero più entrare nelle Aree A della Cisgiordania per arrestare palestinesi accusati di coinvolgimento in attività terroristiche. Il team negoziale dell’Autorità Palestinese intenderebbe anzi chiedere maggiore controllo su parti aggiuntive nelle Aree B e C. Gli accordi di Olso firmati tra Israele e l’Olp nel 1995 hanno temporaneamente suddiviso la Cisgiordania in tre aree di controllo: le Aree A sono amministrate esclusivamente dall’Autorità Palestinese, le Aree B sono co-gestite da Israele e Autorità Palestinese, mentre le Aree C sono amministrate da Israele. Un alto funzionario dell’Autorità Palestinese a Ramallah si è rifiutato di commentare il servizio di Canale 12. Ha tuttavia affermato che l’Autorità Palestinese ha informato l’amministrazione Biden e alcuni paesi arabi, come Egitto e Giordania, della sua disponibilità a tornare al tavolo dei negoziati con Israele sotto l’egida del Quartetto (Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Nazioni Unite). E come di consueto, ha aggiunto: “Ora la palla è nel campo del nuovo governo israeliano”.

Ma la semplice eventualità che possano riprendere negoziati di pace israelo-palestinesi (in stallo almeno dal 2014) ha immediatamente suscitato la condanna di due fazioni storiche dell’Olp, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp) e il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (Fdlp), oltre naturalmente a Hamas e Jihad Islamica palestinese, i due gruppi terroristici con base a Gaza che da sempre si oppongono alla prospettiva di negoziati per una soluzione permanente di pace con Israele.

“Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”. Se l’obiettivo è e rimane cancellare Israele dalla carta geografica, a cosa serve negoziare?

L’esponete dell’Olp Ahmed Majdalani ha affermato di non vedere nessuna differenza tra il nuovo governo israeliano e quello dell’ex primo ministro Benjamin Netanyahu. “Adesso il compito dei palestinesi deve essere quello di smascherare il nuovo governo israeliano e le sue misure”, ha detto Majdalani. Tayseer Khaled, membro del Comitato esecutivo dell’Olp e alto funzionario del Fdlp, ha messo in guardia la dirigenza dell’Autorità Palestinese dal “cadere di nuovo nella trappola della politica di adescamento per riempire il vuoto e scommettere sul raggiungimento di intese con il nuovo governo israeliano”. Khaled ha detto che le notizie sulla possibile ripresa dei negoziati israelo-palestinesi gli ricordano la politica dell’ex segretario di stato americano Hillary Clinton “che si basava sull’inganno dei palestinesi e del mondo, chiedendo la continuazione del dialogo tra le due parti solo per mostrare al mondo che era in corso un processo di pace sotto gli auspici degli Stati Uniti”. L’esponente dell’Olp ha messo in guardia l’Autorità Palestinese dall’accettare i “consigli avvelenati” dell’amministrazione Biden, sostenendo che un rilancio del processo di pace andrebbe a tutto vantaggio del governo israeliano mentre “causerebbe gravi danni agli interessi del popolo palestinese”.

In una dichiarazione separata, il Fdlp afferma che riprendere i negoziati con Israele “significa fornire la copertura politica palestinese alle politiche criminali delle autorità di occupazione”. Secondo il gruppo palestinese, “qualsiasi cooperazione con le autorità di occupazione … rappresenta in effetti una violazione delle decisioni dell’Olp da parte della dirigenza dell’Autorità Palestinese”. Il Fdlp afferma che “formare una squadra per cooperare con Israele in risposta a pressioni americane significherebbe che la dirigenza dell’Autorità Palestinese va contro le politiche concordate a livello nazionale e insiste ancora sulla politica dell’esclusività e sull’adesione al progetto di Oslo a spese del progetto nazionale palestinese. Il che causerà un grave danno agli interessi nazionali del nostro popolo e ai suoi diritti legittimi”.

Da parte sua, il Fronte Popolare ha esortato la dirigenza dell’Autorità Palestinese ad “abbandonare l’illusione di tornare ai negoziati o di arrivare a un accordo politico che garantisca tutti i diritti del popolo palestinese”. Anche il Fplp intima all’Autorità Palestinese di aderire alle risoluzioni degli organi dell’Olp sulla necessità di cessare tutti i rapporti e ripudiare tutti gli accordi con Israele.

(Da: Jerusalem Psot, israele.net, 16.6.21)