L’Iran sta per affacciarsi sul Mediterraneo

A costo di irritare Mosca, Teheran punta ad avere una testa di ponte per i traffici di armamenti e per minacciare Israele da un nuovo fronte

Di Anna Ahronheim

Anna Ahronheim, autrice di questo articolo

L’Iran fa passi avanti verso l’obiettivo di stabilire una testa di ponte sempre più vicino a Israele, con il progetto di prendere in affitto il principale porto commerciale della Siria a Latakia. Secondo quanto riportato dal Sunday Times, il mese scorso Teheran ha avviato colloqui con Damasco per noleggiare il porto a partire dal primo ottobre. Il porto per container, di proprietà dello stato siriano, è attualmente gestito da una joint venture tra Souria Holding, una società di investimento siriana, e CMA CGM, una società di spedizioni francese. Benché le entrate siano state fortemente danneggiate dalla guerra civile siriana scoppiata nove anni fa e dalle sanzioni decretate degli Stati Uniti nel 2015, il porto vanta comunque 23 magazzini e la capacità di gestire tre milioni di tonnellate di merci all’anno.

L’Iran si sta adoperando per migliorare la propria flotta con nuove navi e sottomarini introdotti per svecchiare la sua dotazione, e recentemente ha annunciato d’aver commissionato il suo primo sottomarino sviluppato localmente in grado di lanciare missili da crociera.

La presenza dell’Iran in Siria non consiste solo nelle sue milizie armate, ma è profondamente radicata anche nel governo e nell’esercito siriano. Anche se le decisioni tattiche e operative vengono prese da Hezbollah a Beirut, tutte le decisioni strategiche vengono prese a Teheran. Secondo Asia Times, l’Iran ha aperto al governo siriano una linea di credito di circa 6,6 miliardi di dollari dal 2011, e un ulteriore miliardo nel 2017.

L’immagine Pleiades Satellite mostra elicotteri e aerei da caccia russi in una base militare nel porto siriano di Latakia

Più recentemente Teheran e Damasco hanno concordato di creare una centrale energetica a Latakia dove Teheran, a partire dall’autunno prossimo, invierà forniture di combustibile da riscaldamento, da cucina e benzina per aiutare la Siria a far fronte alla sua carenza di carburante. Agli iraniani è stato anche dato il via libera per la realizzazione di un progetto residenziale da 200.000 appartamenti vicino alla capitale siriana, e sono tuttora in agenda trattative per stabilire una rete cellulare GSM iraniana in Siria.

Yossi Mansharof, esperto di Iran e milizie sciite presso il Jerusalem Institute for Strategy and Security, afferma che Teheran ha esercitato forti pressioni su Damasco affinché le permettesse di affittare il porto nonostante i ripetuti rifiuti da parte del regime di Assad per via dell’opposizione della Russia. “Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha invitato Assad a Teheran e, insieme a Qasem Soleimani, capo della Forza Quds per le operazioni all’estero delle Guardie Rivoluzionarie, ha parlato direttamente con Assad per spingerlo ad aggirare l’obiezione russa – dice Mansharof al Jerusalem Post – La Russia desidera evitare una guerra tra Iran e Israele e penso che la situazione attuale, che vede Israele condurre attacchi sistematici alle infrastrutture militari iraniane in territorio siriano, corrisponda agli interessi russi. Questo perché allo stato attuale, per varie ragioni politiche militari e finanziarie, Iran e Hezbollah non sono in grado di impegnarsi in attività militari contro gli Stati Uniti o Israele”. Secondo Mansharof, la rivalità tra Teheran e Mosca sta diventando sempre “più visibile” nella Siria del dopoguerra interna. “Il vice ministro degli esteri iraniano Hossein Ansari – spiega Mansharof – ha recentemente dichiarato che ‘la Russia non si è mai schierata con l’Iran per quanto riguarda Israele. Per ora Teheran e Mosca hanno interessi comuni in Siria, ma se la questione di Israele si frapporrà tra loro, si separeranno’. Si tratta di una dichiarazione importante”.

La “mezzaluna sciita” in Medio Oriente (clicca per ingrandire)

I rappresentanti israeliani hanno più volte espresso preoccupazione per il trincerarsi dell’Iran in Siria e per il traffico di armi sofisticate da Teheran a Hezbollah in Libano attraverso la Siria, ribadendo ad ogni occasione che per lo stato ebraico queste sono entrambe “linee rosse” non ammissibili. A febbraio, la tv israeliana Canale 12 ha riferito che l’Iran, con l’aiuto del governo siriano e di Hezbollah, stava gestendo una fabbrica di missili di precisione costruita alla periferia di Latakia, non lontano dalla base dell’aviazione russa di Khmeimim. Per impedire che Hezbollah entri in possesso di armi strategiche sofisticate, Israele effettua spesso attacchi aerei in Siria contro l’Iran e i suoi alleati. A gennaio il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele si è dato una politica stabile volta a prevenire il trinceramento dell’Iran in Siria, che viene applicata sia che lui (che è anche ministro della difesa) si trovi in patria o all’estero. “Abbiamo una politica fissa – ha detto Netanyahu – tesa a colpire il trinceramento militare iraniano in Siria e a colpire chiunque tenti di colpirci, ed è una politica permanente”.

A causa dei raid aerei, molti dei quali hanno ripetutamente colpito le forniture militari iraniane poco dopo che erano state portate in Siria attraverso l’aeroporto di Damasco e altre basi, l’Iran ha ripetutamente chiesto il permesso di accedere ai porti siriani, ma gli è stato negato dalla Russia la cui base aerea di Khmeimim è a soli 30 minuti di strada più a sud di Latakia. Tuttavia, stando alle ultime notizie, le compagnie iraniane legate al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e alla forze Basij, braccio paramilitare delle Guardie Rivoluzionarie, hanno già iniziato a recapitare merci attraverso il porto. Non è difficile immaginare che Teheran potrà usare il porto non solo per consegnare beni civili per la ricostruzione della Siria, ma come una via alternativa per il suo traffico di armamenti. Con una testa di ponte a Latakia, l’Iran avrebbe accesso diretto al Mar Mediterraneo dove non solo potrebbe portare armi e influenza, ma aprirebbe un nuovo fronte da cui minacciare il suo arci-nemico Israele. E questo potrebbe portare a nuovi raid aerei israeliani preventivi.

(Da: Jerusalem Post, 7.4.19)