L’Iran versa centinaia di milioni ogni anno ai terroristi islamisti di Gaza e Libano

Intanto Hamas continua a predicare la fine di Israele e l'odio verso gli ebrei, mentre Hezbollah si finanzia con la criminalità organizzata in Europa

Mentre in Iran si moltiplicano le proteste contro lo spreco dei soldi pubblici della Repubblica Islamica colpita da una grave crisi economica, vengono alla luce maggiori informazioni circa le dimensioni dell’aiuto garantito da Teheran ai terroristi della striscia di Gaza e in Libano.

Ogni anno l’Iran trasferisce non meno di 100 milioni di dollari a Hamas e alla Jihad Islamica, le due principali fazioni islamiste palestinesi attive nella striscia di Gaza. In dettaglio, 70 milioni di dollari vengono trasferiti ogni anno a Hamas, mentre la Jihad Islamica ne riceve 30 milioni. La stragrande maggioranza di questo denaro viene utilizzata dalle due organizzazioni per rafforzare ulteriormente le loro strutture militari, anziché aiutare la popolazione civile palestinese.

Sebbene si tratti di somme decisamente rilevanti, i fondi destinati a Gaza sono solo un decimo del budget che l’Iran trasferisce annualmente ai terroristi islamisti di Hezbollah, che percepiscono mediamente un miliardo di dollari all’anno. Durante lo scorso anno, tuttavia, lo stanziamento iraniano a favore dell’organizzazione sciita libanese è stato ridotto a “soli” 800 milioni di dollari a causa della crisi economica che ha investito l’Iran già prima del ripristino delle sanzioni Usa. Il finanziamento ai terroristi della striscia di Gaza è rimasto invece invariato.

Dopo l’ultimo avvicendamento ai vertici di Hamas, la fazione filo-iraniana all’interno dell’organizzazione, guidata dal vice capo di Hamas Saleh al-Arouri e dalla dirigenza dell’ala militare, è cresciuta in potere e influenza. Fonti interne palestinesi hanno detto a YnetNews che da settimane è in corso una lotta di potere all’interno di Hamas tra la fazione filo-iraniana e la fazione “pragmatica” (più sensibile alle pressioni dell’Egitto). Secondo queste fonti, la fazione pragmatica vorrebbe portare avanti l’interminabile processo di riconciliazione con i rivali di Fatah (che governano l’Autorità Palestinese in Cisgiordania), mentre la fazione filo-iraniana, guidata da al-Arouri, si oppone alla riconciliazione con Fatah ritenendo che comporterebbe inevitabilmente un indebolimento del controllo di Hamas sulla striscia di Gaza.
(Da: YnetNews, 3.8.18) 

L’autobus di turisti israeliani fatto esplodere da Hezbollah a Burgas, in Bulgaria, nel luglio 2012

Un recente rapporto dell’Unione Europea su situazione e tendenze del terrorismo afferma che cittadini libanesi hanno operato insieme a organizzazioni della criminalità organizzata per finanziare le attività terroristiche di Hezbollah. “Nel 2017 – si legge nel rapporto di 70 pagine, esaminato dal Jerusalem Post – diversi Stati membri hanno condotto indagini sul finanziamento del terrorismo. Un’indagine importante si è concentrata su una vasta rete di cittadini libanesi che offrono servizi di riciclaggio di denaro a gruppi della criminalità organizzata nell’Unione Europea e che utilizzano una parte dei profitti per finanziare attività terroristiche dell’ala militare del libanese Hezbollah. La cooperazione tra questi riciclatori di denaro e l’ala militare di Hezbollah – aggiunge il rapporto – costituisce un chiaro esempio del nesso tra crimine organizzato e terrorismo”.

L’organizzazione islamista sciita Hezbollah ha svolto un ruolo chiave nell’aiutare il dittatore siriano Bashar Assad a prevalere nella guerra civile siriana che ha provocato la morte di oltre 500.000 persone. Gli Stati Uniti, il Canada, la Lega Araba, i Paesi Bassi e Israele classificano Hezbollah come un’organizzazione terroristica. Nel 2012, agenti di Hezbollah fecero esplodere un autobus turistico israeliano in Bulgaria, uccidendo cinque israeliani e l’autista bulgaro musulmano. Nel 2013 l’Unione Europea ha designato come “entità terrorista” la cosiddetta ala militare di Hezbollah. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’ex presidente Barack Obama e l’ex segretario di stato Hillary Clinton hanno più volte esortato l’Unione Europea a riconoscere come terroristica l’intera organizzazione Hezbollah. Il regime iraniano è il principale sponsor finanziario di Hezbollah.
(Da: Jerusalem Post, 5.8.18)

Durante il suo comizio di venerdì scorso a Gaza, Husan Badran mostra la foto celebrativa del terrorista che a fine luglio ha assassinato a sangue freddo un padre di famiglia israeliano. Alle sue spalle, la consueta mappa della “Palestina dal fiume al mare”: Israele è cancellato dalla carta geografica

Alti esponenti di Hamas sono giunti a Gaza, giovedì scorso, per formare una delegazione che si recasse al Cairo a discutere di un ipotetico “accordo di cessate il fuoco” con Israele e della “riconciliazione” con Fatah. Gli alti esponenti hanno colto l’occasione per partecipare alle manifestazioni di protesta del venerdì lungo il confine con Israele, nel quadro della cosiddetta “marcia del ritorno”. Tra coloro che hanno preso parte alle dimostrazioni sono state notate diverse figure di alto profilo, tra cui: uno dei co-fondatori delle Brigate Izz ad-Din al-Qassam, Saleh al-Arouri, che non entrava nella striscia di Gaza da anni facendo base in Turchia; il portavoce di Hamas con sede in Qatar, Husan Badran; i capi di Hamas Mousa Abu Marzouk e Izzet al-Rishak. Erano presenti anche il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, e il suo vice Khalil al-Hayya. Hanno partecipato alle dimostrazioni anche Maher Obeid, che ha rimpiazzato Saleh al-Arouri come capo del Comando di Hamas in Cisgiordania ed è responsabile dell’attività terroristica di Hamas nella Cisgiordania controllata dall’Autorità Palestinese, e Musa Dodin, responsabile della questione dei terroristi di Hamas detenuti in Israele. Diversi esponenti di Hamas hanno tenuto infuocati discorsi, giurando che non ci sarà mai resa a Israele.

“Popolo di Gaza che proteggi la nostra nazione – ha declamato Husan Badran, durante una manifestazione tenutasi a est della città di Gaza – Siamo venuti per marciare in mezzo a voi, per essere con il nostro popolo e la nostra nazione. Siamo orgogliosi di appartenere a questa grande nazione. Il popolo palestinese non si arrenderà mai, né mai sventolerà bandiera bianca. La Palestina, come sappiamo, va dal mare [Mediterraneo] al fiume [Giordano]. Vogliamo che venga revocato una volta per tutte il blocco su Gaza e sacrificheremo tutto ciò che è necessario per difendere il nostro popolo”. Durante il suo discorso, Badran ha innalzato una foto del terrorista palestinese che a fine luglio ha pugnalato a morte il civile israeliano Yotam Ovadia nella comunità ebraica di Adam (Geva Binyamin, 5 km a nord-est di Gerusalemme).

Per tutta la giornata di venerdì sono scoppiati scontri violenti lungo il confine e almeno in un caso un gruppo di palestinesi ha violato la barriera di confine con Israele lanciando ordigni esplosivi e bombe molotov prima di ritirarsi nel territorio di Gaza.
(Da: YnetNews, 3.8.18)

Parlando alla tv Al-Aqsa di Hamas lo scorso 19 luglio, Abdul Samee ‘Al-‘Arabeed, professore di Studi coranici presso l’Università Al-Aqsa di Gaza, ha affermato che, secondo il Corano, “gli ebrei sono dietro a ogni cospirazione”, e che il Corano stesso “mette in guardia e insegna come affrontare questa spazzatura umana”.
(Da: Memri, 19.7.18)

In un discorso tenuto durante una manifestazione lo scorso 12 luglio a Gaza, il membro dell’Ufficio politico di Hamas Fathi Hammad, già “ministro dell’interno” di Hamas, ha detto che “la purificazione della Palestina della sporcizia degli ebrei e il loro sradicamento da essa” avverrà entro il 2022. Ha poi aggiunto che, una volta “guarita la nazione dal cancro degli ebrei”, si avrà “l’istituzione del Califfato”. Hammad ha sottolineando che la partecipazione di Hamas alla “pacifica (sic) marcia del ritorno”, non significa che l’organizzazione abbia “abbandonato la via militare della jihad: ogni giorno produciamo più potenza militare, e la prova è che il nostro nemico continua ad essere terrorizzato da una guerra con le Brigate Izz Al-Din Al-Qassam e con i fratelli delle altre fazioni”. Hammad ha qualificato come “inaccettabile” che “gli ebrei controllino alcuni stati arabi, i loro regimi, i loro eserciti e le loro agenzie di sicurezza” ed ha auspicato “una nuova primavera araba, con nuove caratteristiche, concentrata sulla moschea di al-Aqsa” (di Gerusalemme).
(Da: Memri, 12-13.7.18)

Le Forze di Difesa israeliane hanno diffuso martedì un filmato in cui si vedono due cecchini di Hamas che aprono il fuoco da una torretta presso Beit Lahiya (striscia di Gaza settentrionale) in direzione dei soldati schierati sul versante israeliano del confine. Subito dopo, il filmato mostra la torretta che viene centrata dal colpo di carro armato della immediata reazione israeliana. In una dichiarazione, le Brigate Izz ad-Din al-Qassam (ala militare di Hamas) hanno rivendicato come loro mujahedin i due terroristi uccisi, dicendo che sono stati “martirizzati da un bombardamento sionista”. Hamas, da parte sua, ha rilasciato una nota in cui afferma che Israele è responsabile di ogni escalation, accusandolo di “prendere deliberatamente di mira i combattenti della resistenza” e giurando vendetta. (Da: YnetNews, Jerusalem Post, 7.8.18)
Ha scritto l’analista Amos Harel, su Ha’aretz: “Se Hamas è veramente interessata a un cessate il fuoco di lungo respiro con Israele, ha un modo strano di dimostrarlo. Il fuoco di cecchini palestinesi, martedì mattina, dal confine di Gaza verso soldati delle Forze di Difesa israeliane ha innescato la risposta istantanea di Israele, con la morte di due membri dell’ala militare di Hamas”. Continua Harel: “Hamas ha poi sostenuto che l’incidente è stato il frutto di un equivoco e che i due cecchini stavano solo partecipando a una dimostrazione militare a beneficio degli alti esponenti di Hamas presenti in zona. Ma i militari israeliani replicano che la loro reazione era obbligata, date le circostanze. L’unità che ha individuato colpi d’arma da fuoco nella sua direzione, in prossimità della recinzione di confine, ha dovuto rispondere con fuoco mirato. Tutti i governi responsabili annunciano pubblicamente le esercitazioni militari in programma proprio per evitare incidenti. Nessuno può aspettarsi che un comandante sul campo indaghi le intenzioni del fuoco nemico quando i suoi uomini vengono presi di mira. Non si può dimenticare che nelle ultime due settimane e mezzo un soldato israeliano, il sergente Aviv Levy, è rimasto ucciso, e un altro ufficiale ferito, proprio dal fuoco di cecchini palestinesi lungo la recinzione di confine”. (Da: Ha’aretz, 7.8.18)